Fanoya – “Ricordi gli accordi” è il singolo di debutto scritto di getto in un bar di periferia

Esce oggi per Ventidieci su tutti gli stores digitali “Ricordi gli accordi”, il primo singolo dei Fanoya, cresciuti tra un vecchio registratore Grunding, una tastiera Casio e un microfono.

Il brano è stato scritto di getto in un bar di periferia, e nasce da un perfetto mix di flussi di pensiero e Negroni bevuti nell’attesa di una persona. La ricerca musicale dei Fanoya strizza gli occhi al synth-pop più moderno: la produzione artistica del disco d’esordio di prossima uscita, curata dal team di Indigo Music (Fabio Rizzo, già al lavoro con Eugenio in Via di Gioia, Dimartino, Carnesi; Donato Di Trapani, nuovo tastierista di Paolo Nutini; Francesco Vitaliti al mixing) e il mastering di Giovanni Versari (Muse, Capossela, Thegiornalisti) completano un esordio che promette di diventare presto virale.

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Il video del singolo, in uscita il 23 gennaio prossimo, cattura immediatamente l’occhio dello spettatore: un piccolo gioiello di ricerca estetica in technicolor e non solo un semplice videoclip, il cui protagonista è l’attore giapponese Haruhiko Yamanouchi (Wes Anderson, Dino Risi, James Mangold). Nel video viene sintetizzato perfettamente il mood dell’album di prossimo esordio: spensieratezza e malinconia che si fondono per dare vita alle riflessioni su passato, presente e futuro di una generazione con il cuore spezzato ma sempre pronta per l’ora dell’aperitivo. Per la regia di Gaetano Narducci e con la straordinaria partecipazione di Haruhiko Yamanouchi, che colpisce subito per il suo sguardo enigmatico, colmo di rassegnazione e stanchezza, “Ricordi gli accordi” è la fotografia di una generazione tutta sushi e aperitivo,
che lavora in ufficio ma ha sempre il pensiero di scappare altrove, che sceglie di viver attraverso convenzioni che poi diventano prigioni. Quelle persone che a conti fatti preferiscono apparire piuttosto che essere, nascondersi nelle bugie e negli amori intensi ma fugaci.

BIO
Quella dei Fanoya è una storia fatta di oggetti: un vecchio registratore Grunding, una tastiera Casio e un microfono. Siamo agli inizi degli anni duemila quando Giacinto Brienza (voce/chitarra) e Leone Tiso (synth) registrano le prime demo in inglese e la band ha un altro nome. Ma è solo nel 2016, con la scrittura di nuovi pezzi, che nasce il progetto Fanoya.
Come tutti i nati negli ’80, i Fanoya romanticizzano quel decennio magico senza rimanerne schiavi: la loro è una ricerca musicale rivolta al synth-pop più moderno, in cui analogico e digitale si confondono, si mescolano, si intrecciano proprio come passato e presente.

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