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SEAN WHITE – intervista allo scrittore che unisce la Cina e l’Italia

Domenica 24 Febbraio al Teatro dal Verme, nell’ambito della China Week Milano, si è tenuto lo spettacolo OPERA WU JIANGSHAN, organizzato da Sean White conosciuto come il “Marco Polo della musica italiana”, nel 2012 si trasferisce in Italia per studiare Ingegneria robotica al Politecnico di Lecco, lasciando gli studi poco dopo per dedicarsi alla passione per la musica italiana e d’autore. Dopo essere stato colpito dalla musica di Fabrizio De André, decide di farsi portavoce e promotore della musica italiana in Cina dove diventa il massimo esperto cinese di cantautori italiani e lavora per promuovere l’incontro culturale tra l’Italia e la Cina. E’ autore del best seller “CREUZA DE MAO” , che ha venduto oltre 200.000 copie in Cina (Qui l’intera biografia)

In questa intervista Zhang Changxiao in arte Sean White racconta alcuni dettagli sul suo libro

Durante l’Opera Wu Jiangshan vedremo diverse discipline artistiche Cinesi, dalle arti marziali al Teatro classico, opera e danza.  Come è avvenuta la scelta di portare sul palco queste esibizioni, la Cina è una grande nazione, si può dire che sono le opere più rappresentative della cultura cinese?

L’opera Wu è una tradizione molto antica, esisteva già 400 anni fa. Molti conoscono l’Opera di Pechino ma non quella Wu. L’opera Wu integra elementi di arti marziali e ha anche parti parlate. Penso che in alcuni momenti lo stile di canto possa in qualche modo ricordare i cantautori.

Oltre ad organizzare l’evento Opera Wu Jingshan, ha organizzato anche il Mandorla Music Festival un incontro musicale tra artisti italiani e cinesi. Da queste due esperienze che tipo di riscontro ha avuto dal pubblico italiano? Ha notato un maggior interesse nei confronti della cultura cinese?

Fortunatamente, sempre più persone si mostrano interessate alla cultura cinese. Molte persone possono spesso confondersi tra cultura cinese e giapponese. Grazie al Mandorla Music Festival penso che sia stato possibile mostrare all’Italia che in Cina esiste anche il rock e altri generi musicali inaspettati.

Il suo vero nome è Zhang Changxiao in arte Sean White come mai ha scelto questo nome?

So che il mio nome cinese può risultare piuttosto complicato da ricordare. Da bambino, il mio insegnante di inglese, che veniva dal Cameron, mi diede il nome Sean. Poi all’università, un mio amico tedesco ha pensato che il cognome White stesse molto bene con il mio nome e così ora mi
faccio chiamare così.

In Italia e in Cina si è parlato molto di lei grazie al libro ‘’Creuza de Mao’’ che ha scritto nel 2015 dove ha raccontato i cantautori italiani ai suoi connazionali, ha venduto 200.000 mila copie. Si aspettava un tale successo e interesse nella musica italiana?

No, non me lo sarei mai aspettato! Ho scritto questo libro per via della mia grande passione per la musica italiana e in particolare quella dei cantautori come Fabrizio de André, non pensavo che potesse suscitare l’interesse di così tante persone.

Come è stato scelto il titolo del libro ‘Creuza de Mao’’? È in progetto la traduzione del libro in italiano?

Sì, mi piacerebbe molto pubblicare il mio libro in Italia, al momento sto cercando la giusta casa editrice per questo progetto. ”Creuza de Maoriprende il titolo di una canzone di de Andrè, la ”Creuza de Ma” che collegava l’Italia con il Mediterraneo. Quando gli italiani pensano alla Cina, di sicuro viene in mente la figura di Mao. Quindi ho scelto questo titolo per rappresentare la strada che unisce la Cina e l’Italia.

Nel mio blog ho scritto di Hua Chengyu che sta conquistando la platea internazionale i suoi video vengono tradotti in inglese, e Jane Zhang. Ma non è molto facile riportare ciò che accade nella scena musicale cinese. Pensa in futuro di far conoscere ancora più artisti cinesi in Italia, cantanti e band attraverso il Mandorla Music Festival?

Certo, in futuro vorrei introdurre nuovi artisti cinesi in Italia, ma piuttosto che pop-star come Hua Chengyu e Jane Zhang, preferirei presentare al pubblico italiano degli artisti più vicini alla musica rock o cantautorale, come ad esempio Cui Jian.

Un ultima domanda, cosa unisce di più i cinesi e gli italiani?

In Cina diciamo che l’Italia sia un po’ come la Cina dell’Europa. Penso che abbiamo molte cose in comune, una lunga storia e tradizione alla spalle, l’amore per il cibo, l’importanza che diamo alla famiglia… Per questo penso che lo scambio tra i due Paesi possa arricchire immensamente
entrambi.

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