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VALERIA VAGLIO – Intervista sull’album MIA, la rabbia diventa liberazione

L’album MIA racconta una storia che si estende nell’arco di un anno ed è nato dall’ esigenza di raccontare la rabbia che l’artista aveva dentro di sé. “Mia”, scritto in pochissimi mesi, è frutto dell’incontro di Valeria Vaglio e dei produttori Vittorio Giannelli Giampaolo Cantini che hanno realizzato l’idea che l’artista aveva da tempo: aprire il suo cantautorato alla musica elettronica.

Nel tuo nuovo album Mia ci sono sei tracce e raccontano la tua rabbia.
Come è maturata questa rabbia e nei confronti di chi o di cosa?

La Rabbia è nei confronti di me stessa.
Quando non ci stimiamo abbastanza le persone che ci stanno intorno percepiscono questa mancanza di considerazione per noi stessi, e queste ne approfittano, ci ritroviamo così in una profonda frustrazione.
Ma quando riusciamo a razionalizzare tutto quello che ci sta accadendo, allora capiamo l’insensatezza di farsi trattare in un quel modo da persone che non meritavano neanche la nostra attenzione.

Con MIA questa rabbia sono riuscita a veicolarla bene.

‘’Le cose che dicono’’, è l’ultima traccia dell’album, in modo spontaneo enunci alcuni detti che riguardano l’amore, i sogni e i desideri con un sottofondo musicale. Come mai hai deciso di non cantare quelle frasi? È l’unica dedica d’amore del disco?

Il disco è nato in modo istintivo. Una sera a casa ho creato prima la musica, ho poi iniziato a scrivere il testo e in quel momento ho registrato la voce, non c’è stato un passaggio successivo in studio, si è l’unica dedica d’amore presente nel disco .

Ad ogni brano è associato un colore, fanno rifermento alla musica o al testo? e che significato hanno?

Mia – Nero
Libera – Bianco
Fallo Amore – Blu elettrico
Mi faccio un regalo – Rosso
10 minuti – Giallo
Le cose che dicono – Oro

Ho una laurea in Video Design, e ho scoperto che la parte visiva va di pari passo con quella acustica, in un momento in cui siamo tutti molto distratti in particolare nell’ascolto, siamo bombardati da tantissima musica, avevo la necessità di un qualcosa che focalizzasse il brano , il colore non riguarda un unico aspetto della canzone ma è quello che io volevo sintetizzare, è la percezione che io ho di quel pezzo, naturalmente può essere diversa per altri.

La musica elettronica da maggiore forza ai testi , la scelta del sound l’hai deciso da subito?

L’album l’ho scritto su questo ”vestito” musicale. Visto che ne avevo abbastanza di brani in versione acustica della percezione del cantautore ripiegato su se stesso, della tristezza e volte della poca chiarezza dei testi, ho iniziato a sperimentare. La pre-produzione di questo disco è quella che poi è stata pubblicata, è stato un processo molto naturale.

L’ album MIA è una liberazione anche dal punto di vista musicale.

Ho letto dalla tua biografia che hai iniziato a studiare pianoforte a otto anni e da allora il tuo percorso nella musica non si è mai fermato. Non c’è mai stato un momento in cui hai pensato di lasciare il mondo musicale?

Ho avuto un paio di momenti in cui avevo deciso di abbandonare tutto, ma la musica è una condanna, quando ho deciso di lasciarla lei ha deciso di tornare da me, per fortuna, ho capito che non me ne sarei mai liberata, senza non sarei riuscita a vivere.
Ci sono stati momenti di stanchezza, perché ero preoccupata dall’idea che le persone potessero avere di me e della mia musica.

In questo disco sono estremamente libera
non mi interessa più cosa pensano gli altri di me e se piace o meno la mia musica, MIA l’ho fatto per me ed è stata una liberazione

A Roma hai presentato il nuovo album in concerto, come ha reagito il pubblico?

Il pubblico è stato molto empatico , in molti si sono ritrovati nei brani che ho scritto, altri si sono divertiti con ”Dieci Minuti”.
Le live sono pensate in maniera diversa, non sono più sul palco,
ma scendo tra il pubblico e diventiamo una cosa sola, è questa la forza di MIA.

Sei sostenitrice di Amnesty International da almeno dieci anni, e sostieni i diritti LGBT, hai cantato un brano che tratta L’amore per una donna ‘’Ore ed Ore’’ a Sanremo giovani. Secondo te la musica in questi anni è servita a sensibilizzare le persone su questi temi, o alla fine questi messaggi li ascoltano e li lodano solo le community ?

Sicuramente hanno sdoganato una serie di tematiche LGBT, parlarne aiuta, ma viene vista come una cosa normale in certi settori, il problema è traslare tutto nella vita comune c’è ancora un gap che non viene ancora colmato. Se ne parlano gli artisti è tutto molto figo e normale, ma quando ad esempio si va al supermercato sotto casa il problema comunque sussiste quindi c’è ancora tanta strada da fare.

Il Brano ”Mi faccio un regalo” è stato girato a Parigi, a cosa è dovuta questa scelta?

l’intenzione era quella di fare un video dove camminavo senza un particolare racconto, ma Roma è una città già ”sfruttata”, in molti hanno girato tanti filmati. Con il regista Lorenzo Corvino abbiamo pensato a una capitale europea e alla fine abbiamo deciso per Parigi, anche se in realtà questa città non mi ha mai portato molta fortuna nella mia vita.
Per il prossimo videoclip cambierò città e soprattutto non è stata una buna idea girarlo a Novembre di notte, perché faceva veramente freddo 🙂

A breve verranno comunicate le date per i prossimi concerti

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