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Bletcher Queen – intervista alla fly-girl, female mc vincitrice del torneo freestyle. L’arte senza confini

Bletcher Queen è una fly-girl e female mc, “Papermate freestyle’’ e ‘’Folie a Deux’’ sono le due nuove pubblicazioni.  Ha all’attivo nove singoli rilasciati tra il 2017 e il 2018.

La tua terra di origine è la Sardegna per la precisione sei di Iglesias, ci sono possibilità di crescita per esprimerti con la tua musica o pensi che prima o poi dovrai trasferirti?

Come in ciascun piccolo paesino che costituisce una buona provincia, Iglesias, non è prosperosa di sbocchi che consentano di concretizzare professionalmente il proprio “prodotto” e, non essendo mai stata la mia maggiore aspirazione, quella di affermarmi come entità musicale del luogo, valuterò senz’altro l’opzione di trasferirmi nei punti cardinali che determinano l’evoluzione del mio genere: Milano, Roma, Torino, anche Napoli, sono città fondamentali e onnipresenti nella consacrazione di ogni artista. Penso, però, che oltre le valigie colme di vestiario, sia necessario munirsi anche di un bagaglio differente, integrato alla cultura, alla tecnica e ad una discreta gavetta. Partire con le mani vuote è sempre una mossa azzardata.

Ti sei affacciata da poco tempo nel mondo discografico, ma facciamo un piccolo passo indietro. Come e quando è nato l’interesse per il rap/hip-hop?

Ho cominciato ad approcciarmi all’Hip Hop all’età di 7 anni, con i brani di Fabri Fibra, le prime orme di Emis Killa, e una dose abbondante di Mondo Marcio, Ensi, Club Dogo, e chi più ne ha, più ne metta. Non c’è musica di cui il genere si appropri, che non sia passato anche dalle mie orecchie. A 10 anni, poi, ho intrapreso una parentesi di vita da “freestyler”, che ha proseguito per gli anni successivi, fino a cessare al momento in cui ho familiarizzato con la stesura dei testi che mi ha condotto a comporre le cosiddette “demo”, da cui, poi, tutto ha avuto inizio.

Ti senti di raccontare come è nato il nome d’arte Bletcher Queen?

L’alias “Bletcher Queen” nasce da Billy Bletcher, all’anagrafe William Bletcher, che è stato un attore, doppiatore e sceneggiatore statunitense, a cui ho voluto rendere omaggio. Il susseguirsi “Queen”, è un titolo che mi è stato conferito in seguito alla vittoria di uno dei primi tornei di freestyle tenuti ad Iglesias, presso la mia città di origine.

Il mondo del rap/hip-hop è vasto e racchiude varie influenze. Hai un’idea ben precisa dello stile compositivo o non ti precludi nessuna possibilità?

Non amo categorizzarmi e personalmente, simpatizzo in maniera vivace e talvolta, anche grossolana, la versatilità. Penso che quella sia uno degli ingredienti chiave per ciascun astro nascente dell’immaginario musicale. Vi sono giorni nei quali compongo brani prettamente Hip Hop, altri nei quali sfocio sull’R&B, altri in cui preferisco dilettarmi nel rock, alcuni con influenze pop, e altri ancora presentano sfumature di grunge. Suppongo anche di potermi svegliare un giorno con uno svogliato desiderio di neo melodico. 

Ci sono degli artisti del passato che ti hanno ispirata? 

Assolutamente sì, molti dai quali ho assimilato padronanza, tecnicismi, doti e consapevolezze, proprio nel modo con il quale è possibile contrarre un’influenza da contagio. Tanti degli esponenti che ho precedentemente citato sono stati opportuni alla valorizzazione del mio personaggio, ma non mi ispiro solo a rapper e/o musicisti di nicchia, anche ad attori, pittori, luoghi ed atmosfere. Non suddivido mai l’arte in scompartimenti.

Nella scena musicale italiana quali sono gli artisti che secondo te propongono novità interessanti?

In questo momento, non sono partecipe alla supervisione della concorrenza, da quel poco che ho potuto constatare, però, Tha Supreme e Quentin40 sono parecchio dissociati dall’omologazione di massa. Della mia cerchia, invece, posso indicare Smob come portatore di una trap dalle caratteristiche più attinenti all’immaginario americano e, William è il rappresentante di un genere imparziale, con similitudini rock, punk, grunge, orientate sull’Hip Hop. Insomma, nulla a che vedere con la cresta d’onda attuale. 

Ritieni che in Italia le female mc-fly-girl vengono valorizzate o percepisci qualche ostacolo in più rispetto agli uomini?

Le mie coetanee mi detesteranno e si avverseranno su di me con i forconi e i tronchi di legno ardenti, ma a mio avviso, è oramai inutile ostentare una discriminazione sociale riflessa sullo scenario musicale, che SE realmente situa in Italia, lo è in una percentuale misera e impercettibile. Mi dispiace doverlo dichiarare con tale prontezza e, premetto che non è mia intenzione additare ciascuna collega come tale, ma alcune di esse sfruttano astutamente i vantaggi dell’essere donna per appropriarsi dell’approvazione altrui. Con questo, io non nego che si debbano privare delle scollature, delle forme e di una bella presenza, però, è più complesso affermarsi come female-mc/fly-girl in un video nel quale l’outfit di ronda è maglia, jeans, e scarpe da tennis, anziché tanga, tacchi, e reggiseno e, non si può pretendere la parità dei sessi, se in un dissona tra uomo e donna, quest’ultima si rivolge alle autorità o decanta i piagnistei sul “lui è un uomo, io una donna, lui se la prende con una donna, canta contro una donna”. Non è maschilismo, è rap-game.

Secondo te i media, televisione e radio danno il giusto spazio al rap?

Sicuramente, in relazione agli anni precedenti, in genere musicale presso le stazioni radiofoniche ha avuto un notevole riscontro, però, dal canto mio, è ancora poco sufficiente.

E pensi che i talent show, X Factor, The Voice of Italy, Amici, potrebbero dare maggiore spazio al tuo genere musicale?

L’Hip Hop è un genere musicale un po’ incompreso dai format televisivi, è complesso poter trarre l’attenzione e guadagnare degli apprezzamenti in uno dei salotti sopracitati, ma se questo accade, l’incremento della fan-base è inevitabile e non può che far gola a tutti. Io, personalmente, penso che riuscirei a riscattare il mio “hype” e ritagliare il mio spazio, poiché il mio, come già ribadito, non è un “genere” che si prospetta in delle etichette e, la mia versatilità mi precede.

Il nuovo brano Papermate freestyle è un atto di accusa su un modo stereotipato di rappresentare il rap o la musica in generale? 

Anche, è prima di tutto una dimostrazione di stile, dopo, è una beffa per l’ostentazione dei cliché attuali: soldi, donne, droghe, gang, strada, social network, etc.

Folie À Deux, racconta momenti della tua vita o quello che vedi attorno a te?

Folie À Deuxè un brano con della verità di fondo, lo specchio di una relazione malsana, però, una storia d’amore realmente esistita. Non è la trama di un film, non è uno storytelling strutturato a tavolino.

I concerti sono un momento fondamentale per incontrare i fan e un nuovo pubblico. A Giugno ti sei esibita a Roma come è andata? Hai avuto la possibilità di scambiare due parole con i fan?

Il concerto è andato a gonfie vele, nonostante i brani esibiti fossero prettamente inediti, estranei, dunque, alla pubblicazione e alla distribuzione digitale. Il pubblico si è divertito ed io con lui. Come sempre, dedico una parte di serata a chiunque voglia fare due chiacchiere con me.

Un ultima domanda hai già in programma altri progetti/collaborazioni o concerti?

Ho in programma entrambe le cose. Ho inciso tanti featuring, uno più geniale dell’altro, e il videoclip del mio prossimo inedito è già in lavorazione. Il tour estivo, intanto, prosegue regolarmente.

Contatti social https://www.instagram.com/bletcherqueen/