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TRE TERZI – è uscito il videoclip Mal d’Africa, la canzone a favore dell’integrazione. Claudio Terzo in questa intervista racconta come è nata

In data 21 Giugno è uscito il videoclip
‘’MAL D’AFRICA’’ della band siciliana TRE TERZI

Mal d’Africa nasce come canzone manifesto, nell’intervista con Claudio Terzo scopriamo il mondo poco raccontato di una integrazione che già esiste e dell’odio che rischia di danneggiare realtà già consolidate e quelle che si stanno creando.

‘’Il nostro Manifesto musicale a favore dell’integrazione dei popoli e delle etnie. Il nostro modo per combattere l’intolleranza. Il ritornello “Euaiè Euai” e il balletto che si vede nel video sono il simbolo di questa canzone, la rappresentazione dell’unione e della condivisione. E allora lanciamo questa sfida a tutti voi: condividete il video e cantate e ballate il ritornello. Facciamo sentire tutti la nostra voce: “Euaiè Euaià

Nella realtà quotidiana siciliana si può dire che l’integrazione è molto più avanti rispetto a quello che il Paese percepisce?

Vivo a Palermo da 38 anni ed esistono quartieri in cui da sempre non si fa distinzione tra bianco nero giallo o non so quale altro colore. Gente proveniente da ogni parte dell’Africa o dell’India che ha aperto attività commerciali, musicisti di colore che suonano nei migliori locali in città. Insomma, sì. Si può dire e si deve far capire.

Le cronache spesso riportano fatti di sfruttamento della manodopera dei migranti, che una volta avveniva sugli italiani, ritenete sia un problema delle regole del lavoro più che questioni inerenti all’ integrazione?

Chiunque dovrebbe essere tutelato, soprattutto quando si parla di lavoro. Ma esiste gente che è scappata dalla guerra e che probabilmente di queste leggi di tutela non sa proprio nulla.
Sono loro che vanno sensibilizzati per primi e messi a conoscenza che esistono dei diritti e non solo dei doveri. La questione è molto complessa in quanto molti di loro sono irregolari.

Il brano ha un sound molto allegro che richiama ritmi africani,
Come è nato ?

È nato dal giro di basso che Diego Tarantino, appena tornato dal Madagascar, portó come idea. Io scrissi subito il testo cercando di immaginare cosa avesse vissuto Diego in quei giorni in Africa.

Vi siete avvalsi della collaborazione di altri cantanti e musicisti ?

Nel brano tutta la parte rappata è del cantante Jamaicano Raymond Wrythe che conscemmo un’estate a Lampedusa. Mentre suonavamo il brano sul palco di Via Roma (Lampedusa) lui salì sul palco a rappare.

Nel video si vedono attivisti di Amnesti International, inoltre hanno contribuito: Comune di Palermo, Associazione Baia della Legalità, Sanlorenzo Mercato, NautoscopioArte2019, Decibel Palermo, Guitar Point Palermo, Centro Danza, In Punta di Piedi, Associazione Camminiamo Insieme.

Mal d’Africa rientra in un progetto più ampio di sensibilizzazione?

Abbiamo girato con il regista Lino Costa, prima di Mal D’Africa, il video del brano “Andata e Ritorno”. Si, rientra in un progetto più ampio, che è solo all’inizio.

Noi crediamo fermamente in questo principio di umanità e ci abbiamo fatto un video per “gridarlo” in musica

‘’Il ritornello “Euaiè Euaià” e il balletto che si vede nel video sono il simbolo di questa canzone’’
Il balletto e il ritornello sono semplici ed efficaci, questa estate ballare e cantare avrà un significato in più. Ma in questo momento dove sembra che in molti siano a favore della chiusura dei porti, pensate che il messaggio sarà accolto da tante persone?

Noi pensiamo che è dovere da parte di chi ha la possibilità, di contrastare in qualsiasi modo questo odio e questa intolleranza farlo senza mezzi termini e con i mezzo che si hanno a disposizione.

Mal d’Africa sarà suonata nei festival musicali o nei vostri concerti questa estate?

Abbiamo in programma vari concerti quest’estate e di certo non mancheranno Mal d’Africa insieme a tutti i nostri altri brani

Biografia https://www.facebook.com/treterziofficial/

I Tre Terzi nascono a Palermo nel 2009, dall’amicizia ultradecennale del dittico Claudio Terzo-Ferdinando Moncada alle chitarre, condotto ad algebrico completamento da Nicola Liuzzo alla batteria.
Il gruppo si accorda sabato dopo sabato in chiave acustica minimale presso il pub Patapalo, formalmente conosciuto come Ignazio, ma nel giro di pochi mesi, con un primo manipolo di affezionati alle spalle, diventa tempo di allargare gli orizzonti.

Ai tre si unisce l’inseparabile quarto/terzo Diego Tarantino, al basso, oltre a un nugolo di musicisti satellite come il polistrumentista Ugo Perricone, o i sassofonisti Michele Mazzola e Claudio Giambruno. Il fenomeno Tre Terzi dilaga a macchia d’olio per tutta la città, buona parte della Sicilia, fino a Lampedusa, dove nell’estate del 2012, il gruppo trascorre una no-stop di tre settimane, decisiva per la loro carriera.

Il talento: i Tre Terzi sono musicisti d’eccezione. Poco da dire. Viscerali e appassionati. E questa, vuoi o non vuoi, è condizione necessaria e sufficiente alla riuscita di un progetto musicale. Possono anche essere tanti i gruppi dotati di qualità perfino superiore, o almeno equivalente o comunque confrontabile alla loro, eppure in pochi, ad oggi, riescono ad avere la stessa forza di persuasione e capacità di coinvolgimento. Quindi il talento, sì, ma deve esserci dell’altro.

La costanza: i Tre Terzi suonano sempre. Senza nulla togliere alle fatiche di un qualsiasi altro mestiere, sia esso fisico o d’ingegno, l’urto di quattro o cinque e più serate a settimana sopra un palco necessita della solidità e della coesione che solo la vera passione è in grado di fornire. Ma anche la passione si sa, non sempre risulta sufficiente.

La naturalezza, dicevamo, o meglio, la natura: I Tre Terzi sembrano infatti ricondurre inesorabilmente a quello spirito furente che anima il regno della natura.
Nicola Liuzzo, solido e roccioso, è il rock, è la terra, che si muove a terremoto.
Il blueseggiante Ferdinando Moncada, liquido, fluido, fluente, è acqua, maremoto. Diego Tarantino, affermato jazzista, aria calda e calma, è vento di zefiro. Il cantautorale Claudio Terzo è energia rovente, le fiamme scoppiettanti dell’incendio. E cos’è altro è l’arte, se non un riflesso della natura? Una relazione primordiale con le logiche irrazionali della propria intimità.

Hanno condiviso il palco con:
NICCOLO’ FABI, ALBERTO FORTIS, LELLO ANALFINO, GIUSEPPE MILICI, GARETH BROWN, RED RONNIE

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