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LATLETA – Esce oggi ‘Miraggi’ il disco d’esordio. Un lavoro artigianale, che non guarda alle mode del momento

“MIRAGGI” è l’album d’esordio de LATLETA in uscita il 12 dicembre 2019 per Labellascheggia. Un lavoro artigianale, che non guarda alle mode del momento: cassa dritta della drum machine e arpeggiatore danno un ritmo semplice e scandito ad un album nato in solitudine, a casa, col pianoforte e la chitarra e poi sviluppato tra computer e vecchi synth anni ’70 dal suono ruvido e ancestrale.

“Miraggi” è il disco d’esordio de LATLETA, Claudio Cosimato, già noto come Vittorio Cane, “il poeta delle cose semplici”. Registrato e mixato da LATLETA e masterizzato da Gianluca Patrito al G-effectstudio di Torino, uscirà il 12 dicembre per Labellascheggia, etichetta che ha pubblicato il primo disco in vinile di Cosmo e prodotto artisti come Effe Punto, Camillas e Bonetti.

La copertina è stata curata da Labellascheggia in collaborazione con Emiliano Ponzi, uno dei più importanti disegnatori mondiali contemporanei – lavora con The New York Times, The New Yorker, L’Internazionale, PenguinBooks, la Feltrinelli, Newsweek e molti altri – che ha apprezzato moltissimo il disco e ha scelto di dare il suo contributo alla parte grafica.

“Miraggi” ha dentro una drum machine, un arpeggiatore, diversi sintetizzatori, qualche chitarra elettrica e tante cose da dire, cose che camminano sulle nostre vite in punta di piedi e le guardano dall’alto col sorriso. Poi attenzione, esistono tanti tipi di sorrisi: ci sono quelli ironici, quelli finti, quelli sarcastici, quelli innamorati, quelli divertiti. Quello de LATLETA è un sorriso diverso, benevolo, che viene da lontano, che ci dice che non c’è “nessuna colpa nelle nostre anime”. Un sorriso di chi forse ha colto qualcosa in più di noi e ci tranquillizza con “viva la vita”. Perché intanto la vita scivola, non si può stringerla troppo nelle mani: noi crediamo di fotografarla, immortalarla, però spesso ciò che fissiamo non sono gli oggetti nella loro concretezza, ma dei “miraggi”. Si fanno errori e le cose prendono una via tutta loro, e alla fine va bene così. E allora anche LATLETA prende una via tutta sua, si allontana dal passato e ci regala questo bel lavoro artigianale e una voce sussurrata, perché ciò che dice non va gridato o intonato, quello lo fanno i cantanti, non gli osservatori. LATLETA guarda il mondo intorno, il suo presente e il suo passato, le sue cose, insomma – che poi sono le nostre – e le spoglia dalle insegne luminose, per farle brillare di luce naturale. Forse oggi si inizia ad aver bisogno di dischi così: sussurrati, sinceri, scritti vivendo il momento e non pensando al dopo, alle strategie per venderli meglio. Come dice in uno dei brani dell’album “ci vuole amore per uscire dal terrore”.

Tutto questo vento che hai messo nelle tasche/che ti dà la forza/questa è la mia rivolta. Con ‘Miraggi’ vi ritroverete un sacco di vento in tasca e il presente vi parlerà da un po’ più vicino

Miraggi’ perché? Per veder oltre, è un illusione che fa bene, è rilassare la vista guardando in lontananza, scoprendo l’avvicendarsi di nuovi mondi. E poi suona bene, mi ricorda gli anni ‘80 e gli ultimi ‘70 di cui sono innamorato: erano gli anni in cui iniziava l’hi-fi e morivano gli organi e i synth italiani con la loro ruvidezza e imprevedibilità. Per vivere e per passione vado alla ricerca di strumenti vintage nei mercati cittadini, imbattendomi a volte in tastieroni che non riseco a non portami a casa, pulire e far belli e pronti a darmi soddisfazioni ed emozioni. Purtroppo molti di questi strumenti migrano verso l’estero via ebay, così si è amplificata la passione per i rudimentali synth nostrani degli anni ‘70, con i loro suoni ruvidi, primordiali, a volte quasi scomodi, e sono quelli che ho ampiamente utilizzato in questo disco, come il CRUMAR TRYLOGI, il FARFISA SINTHORCHESTRA 4 o il SIEL CRUISE.

LATLETA – BIOGRAFIA
Da sempre mi nutro di musica e di sensazioni che addolciscono o enfatizzano i nostri momenti. Ricordo il primo brano composto a 16 anni, “Lamiera”, parlava di andare in ferramenta, comprare chili di lamiera, per costruire un caterpillar e distruggere la mia città. Finiscono le scuole e tento la maniera per non lavorare troppo assiduamente. Mi dedico a trovare strumenti, ma non smetto di scrivere. Così nel marzo del 2018 pubblico ‘Il Sistemone’ con il nome LATLETA corredato da uno stupendo e surreale video dell’artista e amico Donato Sansone (già al lavoro con video di Subsonica, Verdena, Afterhours e tanti altri). LATLETA perché, come cantava Carboni, ‘ci vuole un fisico bestiale’ per stare in forma, affrontare le intemperie e tenere ben piantate le radici. Fare musica è l’unica medicina che conosco, è un esercizio, una disciplina. Da qui il nuovo nome, LATLETA. Tutto unito

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