Italia Musica Sinfonica Opera Lirica Variety

Il Flauto Magico – l’opera lirica di Mozart firmato da Barbe & Doucet Dal Festival di Glyndebourne. Su Rai5 un’imperdibile fiaba iniziatica senza tempo

Il Flauto Magico

l’opera lirica di Mozart firmato da Barbe & Doucet
Dal Festival di Glyndebourne.

Su Rai5 un’imperdibile fiaba iniziatica senza tempo

L’alchimia di una fiaba iniziatica senza tempo e l’ambientazione in un surreale grand hotel della Vienna fin de siècle.
È il singspiel Die Zauberflöte (Il flauto magico) di Wolfgang Amadeus Mozart proposto nell’allestimento del duo franco-canadese Barbe & Doucet con la direzione di Ryan Wigglesworth, che Rai Cultura propone giovedì 2 gennaio alle 21.15 su Rai5.

Andato in scena la scorsa estate al Festival di Glyndebourne dopo oltre un decennio dall’ultima rappresentazione, lo spettacolo porta la firma del regista Renaud Doucet che – in coppia con il visionario scenografo e costumista André Barbe dal 2000 – ha già creato oltre trenta produzioni operistiche riconosciute per la creatività, il senso teatrale e la minuziosa attenzione drammaturgica.

Sul podio del Coro del Festival di Glyndebourne e dell’Orchestra of the Age of Enlightment, prestigiosa formazione specializzata nel repertorio barocco e settecentesco su strumenti originali, il direttore inglese Ryan Wigglesworth.

Protagoniste sul palco le giovani voci di Caroline Wettergreen (Regina della Notte), Sofia Fomina (Pamina), Björn Bürger (Papageno) e David Portillo (Tamino), affiancate da Brindley Sherratt (Sarastro).

Completano il cast Alison Rose (Papagena), Esther Dierkes (Prima dama), Marta Fontanals-Simmons (Seconda dama), Katharina Magiera (Terza dama), Jörg Schneider (Monostato), Michael Kraus (Oratore), Martin Snell (Primo sacerdote/secondo armigero) e Thomas Atkins (Secondo sacerdote/primo armigero).

Ultimo capolavoro del catalogo mozartiano, composto a pochi mesi dalla morte su libretto di Emanuel Schikaneder, Die Zauberflöte fu rappresentato per la prima volta al Theater auf der Wieden di Vienna nel 1791. Fra incantamenti musicali e minacciose forze ostili, si assiste alla vittoria finale del bene sul male e dell’amore sull’odio. Regia televisiva di François Roussillon.

Trama Il Flauto Magico

Nella versione originale si svolge nell’antico Egitto immaginario

ATTO I

Il principe TAMINO sta fuggendo inseguito da un dragone, e al momento di essere raggiunto sviene. Giungono però in suo soccorso le tre Dame della Regina della Notte che abbattono il serpente con le loro lance d’argento, lasciando poi a malincuore il bel giovane per recarsi dalla Regina a informarla. Entra in scena PAPAGENO il buffo uccellatore vestito di piume che suona il suo flauto, e quando Tamino riprende i sensi, si vanta di essere stato lui a uccidere il dragone. Tornano però le tre Dame che lo puniscono per questa menzogna, chiudendogli la bocca con un lucchetto, per poi mostrare a Tamino un ritratto della giovane PAMINA, figlia della Regina, dalla cui bellezza egli resta colpito. Preannunciata da un fragore di tuoni, fa l’ingresso in scena la REGINA DELLA NOTTE, che lamenta il dolore per la scomparsa della figlia Pamina, rapita dal malvagio SARASTRO, tenuta prigioniera da un suo incantesimo, e prega Tamino di andare a salvarla.

Il principe Tamino, innamoratosi del ritratto della giovane, decide di andare con l’uccellatore Papageno a liberarla. Le Dame tolgono a quest’ultimo il lucchetto, e danno poi a Tamino un flauto magico che lo assista nell’impresa, e a Papageno un Glockenspiel (una sorta di carillon) fatato. Tamino e Papageno si incamminano così verso il castello di Sarastro, sotto la guida di tre fanciulli, o genietti.

Papageno arriva per primo al castello e penetra nella stanza dove il perfido moro Monostato tiene prigioniera Pamina, oggetto delle sue attenzioni morbose. Alla vista reciproca, Papageno e Monostato si mettono paura a vicenda, essendo il primo bizzarramente rivestito di piume e il secondo un uomo di pelle nera. Entrambi scappano via, ma Papageno riprende coraggio, torna da Pamina e la informa che il principe Tamino è innamorato di lei. Costei a sua volta lo rincuora assicurando che il cielo manderà anche a lui una compagna; poi insieme tentano la fuga.

Il principe Tamino, guidato dai ragazzi, giunge di fronte a tre templi, intitolati rispettivamente alla Natura, alla Ragione, e alla Sapienza. Respinto dai primi due, vede uscire dal terzo un sacerdote egizio che gli chiede cosa stia cercando. Tamino risponde amore e virtù, eppure il suo cuore grida vendetta contro Sarastro. Il sacerdote, capovolgendo l’immagine di un Sarastro malvagio, sostiene che questi è un maestro di saggezza, il quale ha rapito Pamina per un motivo che resterà oscuro a Tamino finché non si faccia guidare dall’amicizia.

Tamino, sconcertato e disorientato, suona il flauto magico nella speranza di far apparire Pamina, e riceve in lontananza la risposta dello zufolo di Papageno, che sta fuggendo insieme con lei dagli sgherri di Monostato. Per sottrarsi alle loro grinfie, Papageno fa suonare il carillon fatato, facendo ammansire per magia gli sgherri di Monostato, che si allontanano.

Papageno e Pamina non fanno però in tempo a esultare, perché arriva Sarastro su un carro trionfale condotto da sei leoni, preceduto da un corteo di devoti. Pamina gli confessa di aver tentato la fuga per sottrarsi alle insidie di Monostato, al che Sarastro, con fare paterno, le spiega che per il suo bene non vuole restituirla a sua madre, donna che definisce superba.

Catturato da Monostato, Tamino viene successivamente condotto al cospetto di Sarastro. Ora Tamino e Pamina si incontrano per la prima volta e subito si innamorano l’uno dell’altra. Contro ogni aspettativa, Sarastro fa punire Monostato e libera Tamino, informandolo che, se vorrà entrare nel suo regno con Papageno, dovrà superare tre prove

ATTO II

La scena riprende in un boschetto di acacie, al cui centro si erge una piramide. Diciotto sacerdoti marciano con passi solenni, guidati da Sarastro, per preparare il Rito di iniziazione per l’ingresso dei nuovi adepti nella loro confraternita. Sarastro rivela di aver rapito Pamina perché destinata dagli Dei al nobile Tamino. Pronuncia quindi un’invocazione a Iside e Osiride, affinché assistano spiritualmente Papageno e Tamino nelle dure prove che li attendono.

Terminata l’orazione, i due sono fatti entrare nel vestibolo del Tempio della Saggezza, dove vengono privati di ogni possesso e interrogati da due sacerdoti circa le loro intenzioni. Tamino risponde di voler cercare in amicizia la conoscenza e la saggezza, mentre Papageno preferirebbe invece una donna da amare. Entrambi incominciano quindi la prima prova: dovranno stare in silenzio, qualunque cosa accada. Presto si fa buio e riappaiono le tre Dame, che cercano di dissuaderli dall’entrare nella confraternita, mettendoli in guardia dalle false intenzioni dei sacerdoti. Tamino tuttavia non cede.

Nella scena seguente, Monostato si avvicina furtivamente a Pamina addormentata in un giardino notturno: vorrebbe baciarla, ma, spaventato dall’arrivo di Astrifiammante, la Regina della Notte, si nasconde per origliare. La Regina della Notte chiede a Pamina notizie del giovane che aveva inviato a liberarla, e va in collera quando apprende che si è unito agli iniziati. Poiché lei non può nulla contro Sarastro, da quando il suo sposo in punto di morte lasciò a lui il Cerchio del Sole dai Sette Raggi, consegna a Pamina un pugnale perché sia lei a uccidere Sarastro, minacciando di maledirla e rinnegarla per sempre se non farà ciò che le ha ordinato.

La Regina della Notte se ne va e Monostato, avvicinatosi a Pamina, le minaccia di rivelare l’intrigo a Sarastro se lei non cederà alle sue voglie. Sopraggiunge lo stesso Sarastro che, dopo aver scacciato Monostato, si rivolge paternamente a Pamina e le spiega che non si vendicherà, perché solo l’amore, non la vendetta, conduce alla felicità.

Prosegue intanto il percorso iniziatico di Tamino e di Papageno, al quale si rivolge una piccola anziana innamorata di lui, che afferma di avere diciotto anni. Si avvicinano anche i tre ragazzi su una macchina volante, che restituiscono loro rispettivamente il flauto e il carillon di campanelli, e portano loro anche del cibo. Pamina cerca di parlare a Tamino, ma il giovane – essendo ancora sottoposto alla prova del silenzio – non può risponderle. Lei crede che lui non l’ami più, e, sopraffatta dal dolore, medita il suicidio col pugnale della madre, ma viene fermata dai tre fanciulli che le confidano che Tamino è ancora innamorato di lei.

Papageno, che ha infranto la regola del silenzio, non può più continuare la prova; non potendo ora più godere delle gioie celesti, gli viene concesso il piacere terreno di una coppa di vino rosso, e dell’amore di quella vecchia che improvvisamente si tramuta in un’avvenente ragazza di nome Papagena, la quale però subito gli viene sottratta.

Pamina decide invece di accompagnare Tamino per superare le due successive prove dei quattro elementi: l’attraversamento dei sotterranei del Tempio e la purificazione con l’Acqua, la Terra, l’Aria e il Fuoco. Pamina gli svela anche l’origine del flauto magico, che fu intagliato durante una tempesta da suo padre, Gran Maestro di una Confraternita Solare, grazie al suono del quale ora essi, protetti da una piramide di energia, possono restare indenni contro le forze astrali che si scatenano su di loro. Superando infine la prova, vengono fatti entrare nel Tempio con un coro di giubilo dei sacerdoti.

Papageno, intanto, sconsolato per la scomparsa di Papagena, vorrebbe impiccarsi a un albero, ma viene fermato in tempo dai tre genietti che lo esortano a suonare i magici campanelli: subito riappare la sua innamorata, che finalmente si concede a lui per sempre.

Ancora indomiti, sopraggiungono Astrifiammante, le tre Dame e Monostato, che si è unito a loro, per uccidere Sarastro e impossessarsi del suo regno. Un terremoto li fa però inabissare, e si celebra così la vittoria del Bene sul Male. Pamina e Tamino vengono accolti nel Regno Solare di Sarastro, e l’opera si conclude col coro finale dei sacerdoti.