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AGNESE – dramma semiserio in due atti del compositore Ferdinando Paer. L’allestimento, andato in scena nel 2019 al Teatro Regio di Torino, in prima serata su RAI5

AGNESE

dramma semiserio in due atti
del compositore
Ferdinando Paer

E’ una gemma dimenticata del melodramma italiano del primo Ottocento l’opera semiseria “Agnese” del parmense di origini austriache Ferdinando Paer. L’allestimento, andato in scena nel 2019 al Teatro Regio di Torino, vede Leo Muscato alla regia e come interpreti María Rey-Joly (Agnese), Markus Werba (Uberto), Edgardo Rocha (Ernesto), Filippo Morace (Don Pasquale), Andrea Giovannini (Don Girolamo), Lucia Cirillo (Carlotta), Giulia Della Peruta (Vespina) e Federico Benetti (il custode).
La direzione musicale è affidata a Diego Fasolis. 

La riscoperta di “Agnese” nasce nel 2008 con una registrazione in forma di concerto diretta proprio da Diego Fasolis, che dice:

«Agnese è solo una delle opere straordinarie che giacciono in archivi più o meno noti e prestigiosi. Molti Teatri iniziano a voler e dover proporre novità al proprio pubblico. Funziona bene con il Barocco, spesso con strumenti originali, e piano piano si avanza con curiosità ed entusiasmo verso epoche più vicine e altrettanto ricche. Sono stimolato da qualsiasi repertorio che permetta di costruire con i musicisti un’intesa a beneficio della qualità del lavoro e della vita che passa poi al pubblico. Sognare, commuoversi, sorridere e piangere in un bel sogno a lieto fine. Questo è Agnese di Paer».

Rai Cultura propone mercoledì 22 luglio alle 21.15 su Rai5

Atto I

Nel bosco, mentre infuria una tempesta, Agnese fugge da Ernesto, l’uomo infedele dalla cui unione è nata una figlia. Nel suo cammino, la donna incontra un uomo in catene: è Uberto, suo padre, impazzito
per aver creduto morta la figlia (che in realtà era fuggita con l’amante Ernesto). L’uomo non la riconosce e viene catturato dagli inservienti del
manicomio, che lo riportano in ospedale. Agnese, distrutta dal dolore, vuole chiedere aiuto a Don Pasquale, l’intendente del manicomio. Carlotta, figlia di Don Pasquale, e la sua domestica Vespina chiedono a Don Pasquale di ricevere Agnese. L’uomo condanna il comportamento avuto nel passato dalla donna, ma poi accetta di incontrarla. Agnese gli chiede di poter incontrare il padre. Nella sua cella Uberto, in preda alla follia, sta disegnando sepolcri sulla parete; entrano Agnese, Don Pasquale, il dottore Don Girolamo e il custode: Uberto canta una canzoncina che spesso udiva dalla figlia e, quando anche Agnese inizia a intonarla, sembra che l’uomo.

Atto II
Don Girolamo ha escogitato un piano per far rinsavire Uberto. Viene fatto ricostruire intorno a lui l’ambiente di casa; Vespina gli serve il caffè,
dicendogli che è stato preparato da Agnese e facendogli intendere che sua figlia non sia mai partita. L’uomo è confuso: sta sognando o è tutto
vero? Agnese intanto prega Dio perché faccia guarire il padre.
Ernesto, pentito, la raggiunge e le chiede perdono. Uberto aggredisce nuovamente Don Pasquale, ma rinsavisce quando sente Agnese cantare,
accompagnandosi all’arpa, la sua canzone: riconosce sua figlia e perdona Ernesto, il quale giura amore eterno ad Agnese. Tutti festeggiano.

«Ironia e surrealismo per un’opera incredibile».
Leo Muscato racconta la sua Agnese
a cura di Susanna Franchi

A un paio d’anni dalla regia della prima opera di Vivaldi rappresentata al Teatro Regio, L’incoronazione di Dario, Leo Muscato affronta un nuovo, delicato compito nel mettere in scena un’altra opera “remota”, tutta da riscoprire. Come si racconta, oggi, una storia come quella di «Agnese»?
L’aspetto che trovo più interessante di quest’opera di Paer è l’ironia insita dall’inizio alla fine della vicenda. A un primo sguardo sembrerebbe esserci un’alternanza fra comico e drammatico. Ma a un ascolto più approfondito e a una più attenta analisi si scopre che anche gli aspetti apparentemente più seri hanno una forte carica ironica sottotraccia. Da
anni porto avanti una ricerca sulle chiavi interpretative. Se decidessimo di metter in scena quest’opera secondo un registro naturalistico, rischieremmo di ritrovarci fra le mani una storia molto semplice, a tratti poco credibile. Se invece esaltiamo l’aspetto ironico e surreale della storia, possiamo ritrovarci fra le mani un mondo dentro cui è possibile far accadere qualunque cosa…

Fonte Teatro Regio di Torino