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Io, una giudice popolare al Maxiprocesso – su RAI1 Il Maxiprocesso tenutosi a Palermo è una pietra miliare nella lotta contro la mafia

 in prima serata su Rai Uno

Io, una giudice popolare al Maxiprocesso

la docufiction prodotta dalla Stand by me in collaborazione con Rai Fiction.

La docufiction è diretta da Francesco Miccichè; il soggetto è di Simona Ercolani e la sceneggiatura a cura di Pietro Calderoni e Ivan Russo.

Il Maxiprocesso tenutosi a Palermo nella seconda metà degli atti Ottanta è una pietra miliare nella lotta contro la mafia. La televisione e il cinema lo hanno raccontato più volte, affascinati dalle personalità dei suoi protagonisti, da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino a Tommaso Buscetta.

Io, una giudice popolare al Maxiprocesso” sceglie di farlo cambiando prospettiva, mettendo al centro del racconto una delle giurate popolari che hanno contribuito alle storiche condanne con cui il processo si è concluso. Non un personaggio famoso, dunque, ma una persona comune, che si è trovata catapultata in un evento storico dimostrandosene all’altezza.

I filmati d’epoca inseriti sono stati forniti dalla Rai (Rai Teche e Rai Sicilia, che ha digitalizzato e conserva l’intero girato del Maxiprocesso); le foto e i titoli dei giornali mostrati fanno parte dell’archivio de L’Ora di Palermo e sono stati forniti dalla Biblioteca Regionale Siciliana.

Gli innesti fiction e alcune interviste sono state girate dentro l’aula bunker, dove si è tenuta realmente la Camera di Consiglio del processo. Alcune riprese sono state realizzate nelle stanze di ristoro e in quelle in cui dormirono i giurati in quei 35 giorni.

Il Cast

La docufiction si avvale di un cast eccezionale, a cominciare da Donatella Finocchiaro Nino Frassica, per la regia di Francesco Miccichè, e di interviste uniche e preziose ai protagonisti dell’epoca – dal pubblico ministero Giuseppe Ayala al Presidente della Corte Alfonso Giordano, passando per il giudice a latere Pietro Grasso fino ai membri della giuria popolare Maddalena Cucchiara, Francesca Vitale, Teresa Cerniglia e Mario Lombardo.

Io, una giudice popolare al Maxi processo In onda giovedì 3 dicembre

Note di regia di Francesco Miccichè

Io, una giudice popolare al Maxiprocesso è la ricostruzione e il racconto di un episodio cruciale della nostra storia contemporanea. La vicenda viene raccontata dall’inedito punto di vista dei giudici popolari.

Pochi sanno infatti che il Maxiprocesso ha avuto, oltre ai giudici togati e ai pubblici ministeri, ben sedici giudici popolari (6 titolari e 10 supplenti) che hanno seguito un anno e mezzo di udienze e che hanno subito le stesse restrizioni e problematiche dei magistrati coinvolti. Questi giudici erano persone comuni, insegnanti, giornalisti, casalinghe, tutti siciliani, che si sono ritrovati dall’oggi al domani protagonisti della lotta alla mafia e sono riusciti con il loro impegno e la loro dedizione a rappresentare con successo la parte migliore della società siciliana, quella che con il processo voleva liberarsi dalla violenza e dai ricatti di Cosa nostra. Dopo tanti anni di lavoro ormai mi sono convinto che i luoghi hanno un’anima. Ecco perché ritengo che quando è possibile nelle docufiction che realizziamo (personalmente questa è la sesta che realizzo per RaiFiction) dobbiamo cercare di girare nei posti dove sono realmente avvenute le cose. Ecco perché per me, per tutta la troupe e gli attori è stato fondamentale girare nell’Aula Bunker di Palermo (dove come tutti sanno si è svolto il processo), nel luogo dove era la vera “camera della morte” (dove sono avvenuti molti omicidi di mafia di quel periodo), e parecchie scene a Cefalù (splendida cittadina da dove venivano tre dei giudici popolari).

Un tassello importante della nostra ricostruzione è stato l’incontro e le interviste con i “veri” giudici popolari che hanno partecipato al processo. Le signore Vitale, Cerniglia e Cucchiara, nonché il giornalista Mario Lombardo, a cui va un ricordo affettuoso dato che purtroppo ci ha lasciato proprio pochi mesi dopo la nostra intervista. La loro testimonianza è stata fondamentale per ricostruire i fatti, ma anche per dare concretezza e realismo a questo progetto. Io credo che la storia della Sicilia e del paese si può distinguere in due momenti, prima e dopo il
Maxiprocesso. Prima la mafia era solo qualcosa di cui si parlava, dopo le cose saranno diverse: si avranno le prove che Cosa nostra esisteva e che era stata responsabile di numerosi ed efferati delitti.

Sappiamo bene che quel processo è nato grazie al lavoro di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e del pool antimafia, sappiamo anche che senza le testimonianze dei pentiti Buscetta, Contorno e altri, il Maxiprocesso sarebbe stato impossibile. Ma pochi sanno, e questo noi raccontiamo, che senza quegli eroi silenziosi che sono stati i giudici popolari non sarebbe stato possibile celebrare quel processo e arrivare il 16 dicembre 1987 a severe ma giuste condanne.

Un’ultima annotazione va agli attori siciliani che hanno partecipato con passione a questo progetto. Un pensiero speciale va alla generosità di Donatella Finocchiaro, che ha sentito da subito il personaggio di Caterina come parte di sé, e a Nino Frassica che si è cimentato in un ruolo drammatico come solo i grandi comici sanno
fare. Devo confessare che mi era capitato anche con la docufiction Io sono
Libero (che raccontava il sacrificio dell’imprenditore Libero Grassi) e con Paolo Borsellino. Adesso tocca a me. Il fatto è che ogni volta in cui si parla di lotta alla mafia, i siciliani (attori e troupe) partecipano con passione e impegno. Ecco questa è quella parte di società siciliana che, esattamente come i giudici popolari del Maxiprocesso, continua ancora oggi la lotta a Cosa nostra. Perché non va dimenticato che allora fu inferto un duro colpo alla violenta mafia dei Corleonesi,
ma ancora oggi, in altre forme e in altri modi, la mafia esiste, ha solo trovato forme diverse di esercitare la propria pressione sulla Sicilia e sul Paese.