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IL PRIMO RE – Due fratelli, soli, nell’uno la forza dell’altro, dal loro sangue nascerà una città, Roma. Il film su Rai Movie

IL PRIMO RE

Vincitore tre Nastri d’Argento e tre David di Donatello

diretto da Matteo Rovere

Due fratelli, soli, nell’uno la forza dell’altro, in un mondo antico e ostile sfideranno il volere implacabile degli Dei. Dal loro sangue nascerà una città, Roma, il più grande impero che la Storia ricordi. Un legame fortissimo, destinato a diventare leggenda.

La leggenda di Romolo e Remo, pur lontanissima nel tempo, ha qualcosa di molto vicino a noi. È una materia solo apparentemente semplice, lineare, ma che racchiude in realtà un’enorme quantità di simboli e significati, che fondono l’origine della nostra civiltà con qualcosa di intimo e insieme complesso, ineffabile forse, ma che sicuramente guarda dentro tutti noi. La prima difficoltà è che questo mito fondativo (che si pensi a Livio, a Plutarco o a Ovidio) è una storia narrata molto tempo dopo. Un mito appunto, e l’etimologia di mito, mythos, significa in primo luogo racconto, non la storia dunque, ma un racconto costruito ex post, donatore di senso per chi lo ha elaborato.

Con gli sceneggiatori abbiamo quindi approfondito questa narrazione così antica, tentando di interrogarla, cercando gli elementi maggiormente ricorrenti: due fratelli gemelli, Albalonga, un tradimento, un cerchio sacro, un segno degli dei.
Abbiamo studiato il racconto leggendario e il contesto, facendoci conquistare dallo strapotere della natura sulle esistenze umane: trenta o più tribù separate nel basso Lazio, e l’effetto dirompente di un uomo che porta una visione in grado di unificarle; una città che custodisce il fuoco, e il fuoco che incarna Dio. Così facendo il mito ha iniziato a muoversi sotto i nostri occhi, a interrogare dalla sua matrice più arcaica un nodo dell’Occidente, il nostro rapporto con il silenzio violento, inquietante, inquisitore di Dio. Siamo noi in grado, da soli, di reggere il peso delle nostre esistenze? Questo racconto apparentemente semplice ci ha ricondotto a un dilemma primario, viscerale: cosa prediligere nella vita, la sopravvivenza del nostro gemello, ovvero della parte più intima di noi, o la sottomissione a un potere più grande, poiché non tutto ci è dato di sapere? Le nostre vite ci appartengono fino in fondo? È amore o hybris quella che ci fa pensare di poter essere noi gli artifici del nostro destino? Abbiamo iniziato a far rimbalzare gli elementi l’uno sull’altro perché la storia interrogasse il mito e il mito tornasse
a svelarci la sua potenza primordiale, parlasse all’oggi, ci raccontasse la radice oscura e dolorosa di un atto così potente come la fondazione del più grande impero di sempre. Due gemelli, dunque, l’uomo e il suo doppio. Il fuoco sacro che unisce, ma chiede sacrificio. L’uomo e Dio.
Il vaticinio, e quello che ne deriva: sottomissione al destino o libero arbitrio? Romolo ha la capacità di compiere un atto empio, rubare il fuoco, ma un atto che allo stesso tempo riesce a far muovere il Dio dalla sua inesorabile immobilità, portandolo nel mondo, è un atto folle che sposta il potere dalla violenza alla persuasione. Perché tutto questo si rivelasse con la più grande potenza emotiva, è stato necessario che la narrazione ruotasse su se stessa e assumesse un punto di vista nuovo, quello che più mi interessava, quello dello sconfitto, di Remo, di colui che ama suo fratello più di ogni cosa. Remo è colui che reca il dilemma eterno: è più divino chi si ribella al Dio per difendere l’amore, o il Dio che quell’amore chiede di sacrificarlo? Il mondo de “Il Primo Re” è un mondo che andava costruito interamente.

Ogni decisione presa, ogni scelta fatta, è stata il frutto di un enorme lavoro sia tecnico che su me stesso e sulla mia idea di cinema. Avevo una responsabilità complessa ma anche un gruppo di lavoro straordinario, composto dalle più grandi eccellenze italiane, animate in più da uno straordinario desiderio di mettersi in gioco in questa sfida, per dimostrare una volta ancora che il nostro cinema vive sempre di più dentro una gabbia, una gabbia con sbarre invisibili, che si vedono solo quando tentiamo di aprirle.
note di regia di Matteo Rovere

Il Primo Re

La ricostruzione storica Il Primo Re

In qualità di archeologi del gruppo di ricerca in Etruscologia e antichità dei popoli italici dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, siamo stati chiamati a verificare gli aspetti storici inerenti la ricostruzione del Lazio di epoca preromana.
Da un punto di vista accademico mistificazione, disinformazione e mancanza di accuratezza sono caratteristiche riscontrabili in numerosi film storici, dove la spettacolarizzazione della narrazione prevale sulla realtà.
Al contrario, “Il Primo Re” (pur trattando temi legati al mito delle origini di Roma), ricostruisce con fedeltà l’ambiente naturale e gli oggetti materiali che caratterizzavano il territorio e la società del Lazio nell’VIII secolo a.C. Il paesaggio è dominato dalla costante presenza del Tevere, circondato da fitti boschi e paludi mefitiche. La città di Roma, infatti, sarebbe sorta in prossimità del fiume dalla progressiva riunione di più villaggi sparsi sulle alture limitrofe, assicurandosi il controllo sui guadi e sulle vie di comunicazione, che consentivano gli scambi commerciali tra i diversi popoli dell’Italia centrale. Un’estrema accuratezza scientifica è riscontrabile non solo nell’utilizzo del “protolatino”, ma anche nella realizzazione del materiale di scena. Esatta è la riproduzione dell’equipaggiamento bellico utilizzato nelle scene di combattimento corpo a corpo.

Tra i manufatti duplicati spiccano soprattutto la spada ad antenne e il cardiophylax. La prima, così denominata per la particolare forma spiraliforme dell’impugnatura, era utilizzata da alcuni popoli italici dell’età del Ferro e costituiva l’elemento distintivo del guerriero. Il secondo, invece, era una corazza formata da una piastra metallica (dal profilo circolare o quadrato) che, legata con delle strisce di cuoio, era posta a protezione del cuore. Fedeli alle ricostruzioni archeologiche sono anche le diverse capanne, fulcro dell’attività umana nel villaggio, costruite con materiali deperibili: pali di legno per la struttura portante, canne palustri per il tetto, o rivestite d’argilla quando usate per le pareti. Coerente al racconto di alcune fonti antiche è anche l’istituzione, ad opera del primo re di Roma, del collegio delle vergini vestali. Le sacerdotesse erano consacrate alla dea Vesta e, per trenta anni, avevano l’obbligo di mantenere sempre vivo il fuoco sacro, simbolo del focolare domestico e del benessere dello Stato. Da un punto di vista antropologico, un altro aspetto coerente dell’opera sta nell’aver scelto di raccontare, seguendo il mito, la realtà “caotica” e ferina che precede la fondazione dell’Urbe, dove la nascita di Roma si ascrive come un evento che stabilisce un ordine fondato sul rispetto delle leggi divine, poste alla base della costruzione politica del potere. Tale evento è rappresentato allegoricamente nel mito attraverso la lotta tra i due fratelli: Remo, pur primeggiando per vigore fisico, soccomberà alla forza dei sentimenti di devozione religiosa e di compassione per il prossimo espressi da Romolo, come spesso riportato dalle fonti di età imperiale. In conclusione, “Il Primo Re” si rivela un’opera non solo destinata all’intrattenimento, ma anche un’utilissima fonte per gli accademici, unica nel suo genere, di trasmissione del sapere con importanti finalità didattiche e divulgative.

Professoressa Donatella Gentili: docente di Etruscologia e antichità dei popoli italici presso l’Università di Roma “Tor Vergata”; membro del Collegio dei Docenti del Dottorato di Ricerca in Archeologia e Etruscologia presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Roma “La Sapienza”. Dott. Alfredo Moraci, Dott. Damiano Portarena, Dott.ssa Emanuela Rascaglia: Archeologi – Università di Roma “Tor Vergata”.

La lingua del Primo Re, il linguaggio che i personaggi parlano, è latino arcaico ricostruito attraverso fonti contemporanee al periodo storico in cui si immagina che Romolo e Remo siano vissuti. Con un gruppo di semiologi dell’Università La Sapienza è stato fatto un lungo studio sul latino fon- dativo, pre-romano. Un lavoro molto appassionante di costruzione di una lingua che prende le parti di latino arcaico dalle fonti che ci sono pervenute: epigrafi, scritte sulle tombe e su oggetti utilizzati all’epoca. Non essendoci una stele di Rosetta del latino arcaico, dove mancavano i filamenti, è stato innestato l’indoeuropeo, una lingua di codice, mai realmente parlata in qualche regione ma una sorta di lingua di base dalla quale un po’ tutte quelle del ceppo indoeuropeo si sono dipanate. Un lavoro di ricerca e ricostruzione fonema per fonema. Questo crea una lingua incredibile, estremamente eufonica che ci porta alle radici dell’Europa, come una lingua madre, una lingua della fondazione. Che aiuta lo spettatore a calarsi nella realtà
del film.

Per il ciclo “Il Vizio del cinema”, martedì 1° giugno alle 21.10 su Rai Movie (canale 24 del digitale terrestre) andrà in onda “Il primo Re”