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La Biennale di Venezia – la Settimana Internazionale della Critica i film e i cortometraggi in concorso

LA 36. SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLA CRITICA

VERSO UN NUOVO INIZIO
Il cinema ha vissuto la stagione più drammatica e complicata della sua storia più che centenaria. La normalità è ancora qualcosa da riconquistare e le difficoltà e i problemi derivati dalla pandemia, dal lockdown, dalla prolungata chiusura delle sale cinematografiche non sono stati del tutto risolti e continuano a penalizzare il settore.
La realtà che stiamo vivendo rende pertanto ancora più necessario lo svolgimento di un festival prestigioso come la Mostra del cinema di Venezia, una kermesse in grado di riaccendere le luci sul settore, sollecitare la curiosità del pubblico, offrire l’occasione per riappropriarci, con le dovute, necessarie precauzioni, di una socialità a lungo negata. In questi ultimi mesi, alla ripresa dell’attività delle sale cinematografiche non ha finora corrisposto una presenza di pubblico nella misura auspicata. Certamente colpa dell’estate e del meraviglioso sole italiano, di un’offerta priva di titoli di immediato richiamo, ma presumibilmente anche di paure, resistenze e timori, che benché
immotivati, perché i cinema hanno dimostrato di essere fra i luoghi più protetti e sicuri dal punto di vista sanitario, hanno frenato la partecipazione del pubblico.

In questo senso, la Mostra di Venezia può aiutare a superare le residue preoccupazioni. L’augurio e l’auspicio è che, come già avvenuto nel 2020, in una situazione che era ancora
più complicata dal punto di vista sanitario, anche quest’anno la Biennale Cinema dimostri quanto sia entusiasmante ritrovarsi insieme per godere della bellezza e della cultura.
Per ciò che riguarda specificatamente la Settimana internazionale della critica, giunta alla 36° edizione, alla commissione di selezione, capitanata da Beatrice Fiorentino e composta da Enrico Azzano, Paola Casella, Simone Emiliani e Roberto Manassero, è toccato quest’anno un compito particolarmente impegnativo.

Anche se, a differenza dell’esercizio, la produzione non si è mai del tutto interrotta, il numero dei film realizzati nell’ultimo anno è fatalmente diminuito, e, come sempre accade nei periodi di difficoltà, ad essere penalizzati sono stati soprattutto
i soggetti più deboli, ovvero, per ciò che riguarda il nostro settore, le produzioni indipendenti, che rappresentano il principale territorio di caccia della SIC, da sempre dedicata alla segnalazione degli esordi. A ciò si aggiunga che anche le occasioni di incontro e di pesca offerte dai festival, anche questi in parte cancellati o svoltisi in rete, sono diminuite. Insomma alla commissione dei selezionatori, che conclude quest’anno il proprio incarico triennale, cui si aggiunge la piccola ma agguerrita squadra dei collaboratori, Anette Dujisin-Muharay, Alessandro Gropplero, Suomi Sponton, Patrizia Piciacchia, senza dimenticare l’attività dell’ufficio stampa The Rumors di Gianni Galli e il
prezioso lavoro dietro le quinte di Giuseppe Ghigi, va il più sentito apprezzamento del SNCCI per avere saputo proporre, nonostante tutte le difficoltà appena elencate, un programma quanto mai valido, vario, interessante, sorprendente, con un’attenzione rivolta, come da tradizione, a segnalare nuovi linguaggi ed inedite modalità di
messa in scena.
Tutto ciò si è potuto realizzare anche grazie alla collaborazione e al sostegno di istituzioni e sponsor a cui va il più sincero ringraziamento, a cominciare dal Ministero della Cultura e dalla Fondazione Biennale, nelle persone del presidente Roberto Cicutto, del direttore generale Andrea Del Mercato, del direttore della Mostra Alberto Barbera.
È ancora al nostro fianco, in veste di main sponsor della SIC, e ci auguriamo di poter continuare la storica collaborazione, la BNL/Gruppo BNP Paribas.
E non meno sincero è il ringraziamento al Nuovo Imaie, alla Apulia Film Commission, al Circolo del Cinema di Verona, al Hotel Saturnia & International di Venezia, all’Agnus Dei Tiziana Rocca Production.

Da qualche anno oltre la selezione in concorso di sette lungometraggi e due eventi speciali, la Settimana Internazionale della Critica si è arricchita di una nuova, importantissima sezione dedicata al cinema breve e ai giovanissimi registi italiani, con una vetrina di cortometraggi, anche essi in concorso, realizzata in collaborazione e
con il sostegno imprescindibile di Luce Cinecittà. Anche in questo caso lo scopo è chiaro: segnalare all’attenzione del pubblico e in particolare delle produzioni, registi di talento. Il fatto che alcuni di essi, selezionati negli anni passati, abbiano nel frattempo esordito nel lungometraggio è motivo di grande soddisfazione e dimostra concretamente la bontà del progetto.
Franco Montini | Presidente | Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI)

2020+1: REINVENTARE LO SGUARDO

Ripartire dallo sguardo, nell’Anno Uno della pandemia. Dal rapporto tra spettatore e film. Cos’è il cinema oggi? Cosa cerchiamo nelle immagini dopo un’intera stagione trascorsa “a distanza”, privati del contatto fisico, costretti a comunicare attraverso il filtro di piattaforme e devices? Dopo un anno di call, di DAD e di streaming.
Di relazioni interrotte, di corpi negati, di festival trasmessi in modalità digitale, dovendo subire la diaspora della comunità cinefila (e non) sotto la minaccia implacabile del virus, ma compiendo anche ogni possibile sforzo per mantenere intatto lo spirito di chi – come noi – è sempre affamato di condivisione e confronto.
È stata soprattutto questa la grande sfida: riappropriarci dell’atto della visione in termini teorici e interrogarci. Cos’è il cinema dopo la pandemia? Cosa è cambiato nel nostro sguardo? Come guardiamo oggi? Il corpus della selezione della 36.a Settimana Internazionale della Critica di Venezia porta inevitabilmente addosso i segni delle nostre esperienze recenti. I film scelti assieme alla commissione di selezione – composta da Enrico Azzano, Paola Casella, Simone Emiliani e Roberto Manassero – tra quasi 600 iscritti da oltre 75 paesi (un numero sorprendente rispetto alle aspettative iniziali e al passato), relativizzano il nostro vissuto, ci aiutano a elaborarlo, ci portano a ragionare in termini universali.
Sono storie che invitano alla reciproca connessione, che cercano nel passato risposte ai dubbi di un presente evidentemente fragile, che spingono a riflettere su quegli aspetti cruciali che sono stati violentemente sconvolti dal sopravanzare del covid-19 e delle sue successive varianti: il senso della vita e della morte, le (nuove) coordinate dello spazio e del tempo, i corpi, le distanze, la paura. Lo status dell’Uomo nel mondo.
Contemporaneamente la SIC non vuole abdicare al compito della riflessione critica sull’estetica e la politica delle immagini. Non possiamo né vogliamo perdere di vista l’obiettivo principale della nostra ricerca: individuare le traiettorie più coraggiose e vitali del cinema di oggi, andare alla scoperta degli autori di un cinema del domani,
catturare gli indirizzi più interessanti verso i quali sta evolvendo il linguaggio visivo e sonoro. Questa duplice sfida si è tradotta in un programma di 7+2 titoli di varia provenienza, con numerosi, inusuali, fertili incontri co-produttivi che sono il chiaro segnale di un cinema sempre più globale, il riflesso di un’identità mutante
e di quella necessità -già messa in luce- di favorire connessioni (non solo finanziarie ma di sguardo) sia dentro che fuori lo schermo. Nove film, quindi, d’autore e di genere, lirici o furiosi, istintivi, intimi, distopici o carnali.

Ma soprattutto liberi. Autentici. Vivi. Se una cosa abbiamo compreso è che, nonostante i cattivi auspici, il cinema è tutt’altro che morto durante la pandemia. Il cinema non muore mai. Si adatta e si trasforma.
Asseconda e nutre il nostro inesauribile bisogno di emozioni e di storie, di verità e di sogni. L’auspicio più grande è quello di poter finalmente condividere a Venezia, al buio della sala, un rinnovato sguardo sulla realtà e sulle immagini.
Beatrice Fiorentino Delegata Generale | 36. Settimana Internazionale della Critica

LA 36. SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLA CRITICA

La Settimana Internazionale della Critica (SIC) è una sezione autonoma e parallela organizzata dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI) nell’ambito della 78. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia (1 – 11 settembre 2021) e composta da una selezione di sette opere prime in concorso e due eventi speciali, tutti presentati in anteprima mondiale. La selezione è curata dalla
Delegata Generale della SIC Beatrice Fiorentino con i membri della commissione di selezione Enrico Azzano, Paola Casella, Simone Emiliani e Roberto Manassero.

I PREMI
I sette lungometraggi in concorso alla 36. Settimana Internazionale della Critica concorrono a un premio principale
del valore di € 5.000:
● Gran Premio Settimana Internazionale della Critica, assegnato da una giuria internazionale al miglior film in concorso. La giuria sarà composta da Claudio Cupellini, Vanja Kaludjercic e Sandrine Marques.

Inoltre, i film della sezione concorrono all’assegnazione dei seguenti riconoscimenti:
● Premio Circolo del Cinema di Verona, assegnato da una giuria composta da soci under 35 del Circolo di Verona e destinato al film più innovativo della sezione.
● Premio Mario Serandrei – Hotel Saturnia per il Miglior Contributo Tecnico, sponsorizzato dall’Hotel Saturnia di Venezia e assegnato da un’apposita commissione di esperti. La giuria sarà composta da Massimo Causo, Adriano De Grandis e Silvana Silvestri.

Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”
I film della SIC, come tutte le opere prime di lungometraggio presentate nelle diverse sezioni competitive della Mostra (Selezione Ufficiale e Sezioni Autonome e Parallele), concorrono all’assegnazione del Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”. Una Giuria Internazionale composta da un massimo di 5 personalità del cinema e della cultura di diversi Paesi, tra i quali un produttore, assegnerà senza possibilità di exaequo un premio di 100.000 USD, messi a disposizione da Filmauro, che saranno suddivisi in parti uguali tra il regista e il produttore.

SPONSOR E PARTNER

La Settimana Internazionale della Critica è lieta di avvalersi anche in questa edizione del supporto di BNL Gruppo BNP Paribas, una banca da sempre attiva nel sostegno al cinema italiano e alle manifestazioni cinematografiche internazionali. La sezione è realizzata con il patrocinio di Regione Veneto, Provincia Autonoma di Bolzano Alto Adige, Provincia
Autonoma di Trento, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e Apulia Film Commission. Dopo la Mostra, i film della SIC saranno riproposti in diverse città in Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia.
La Settimana Internazionale della Critica si avvale inoltre del prezioso sostegno di sponsor e partner importanti come Istituto Luce-Cinecittà, Circolo del Cinema di Verona, NUOVOIMAIE, Agnus Dei – Tiziana Rocca Production, Hotel Saturnia, Frame by Frame, Stadion Video, Fondazione Fare Cinema – Bobbio Film Festival, Communication Hollywood. Infine, la Settimana è felice di collaborare con i media partner FRED, web radio multilingue; Hot Corn, magazine digitale di informazione su cinema e TV; Festival Scope, piattaforma online per professionisti dell’industria cinematografica; Centro Nazionale del Cortometraggio/Torino Short Film Market.

LA SELEZIONE 2021
CONCORSO

ELES TRANSPORTAN A MORTE | THEY CARRY DEATH
di Helena Girón e Samuel M. Delgado
Spagna, Colombia

ELTÖRÖLNI FRANKOT | ERASING FRANK
di Gábor Fabricius
Ungheria

MONDOCANE | DOGWORLD
di Alessandro Celli
Italia

MOTHER LODE
di Matteo Tortone
Francia, Italia, Svizzera

OBKHODNIYE PUTI | DETOURS
di Ekaterina Selenkina
Russia, Olanda

A SALAMANDRA| THE SALAMANDER
di Alex Carvalho
Brasile, Francia, Germania

ZALAVA
di Arsalan Amiri
Iran

EVENTI SPECIALI
Film d’apertura

KARMALINK
di Jake Wachtel
Cambogia, USA

Film di chiusura
LA DERNIÈRE SÉANCE
THE LAST CHAPTER
di Gianluca Matarrese
Italia, Francia

CONCORSO

ELES TRANSPORTAN A MORTE | THEY CARRY DEATH
di Helena Girón e Samuel M. Delgado. Spagna, Colombia, 2021. Col., 75’

Sceneggiatura: Helena Girón e Samuel M. Delgado. Fotografia: Jose Alayón. Montaggio: Manuel Muñoz Rivas. Musiche: Camilo Sanabria. Suono: Carlos E. Garcia. Scenografia: Silvia Navarro. Costumi: Atri Gutiérrez, Maika Novo. Interpreti: Xoán Reices, Valentín Estévez, David Pantaleón, Sara Ferro, Nuria Lestegás. Produzione: Beli
Martínez – Filmika Galaika. Co-produzione: Jose A. Alayón e Jamie Weiss – El Viaje Films, Helena Gíron e Samuel M. Delgado – La Banda Negra, Carlos E. Garcia – Blond Indian Films. Vendite Internazionali: Bendita Films.

1492: un anno cruciale. Il Vecchio Mondo al capolinea. Il Nuovo Mondo da conquistare (con la Storia ancora da scrivere). Le caravelle di Colombo fanno da sfondo a due erranze: un gruppo di uomini in fuga dalla morte; una donna con l’urgenza di restituire il corpo della sorella defunta alla Terra. Un film sorprendentemente attuale. Spirituale e terreno. Pittorico e politico. Ipnotico e sensoriale.

Sinossi
Tra l’equipaggio capitanato da Cristoforo Colombo viaggiano tre uomini che a quest’ora avrebbero dovuto essere morti. Sono riusciti a evitare il loro triste destino partecipando a questo viaggio incerto. Raggiunte le Isole Canarie fuggono portando con sé una delle vele della nave. Nel frattempo, nel Vecchio Mondo, una donna cerca di salvare
la sorella morente portandola da un guaritore. Entrambi questi viaggi tentano di prendersi gioco della morte. Entrambi questi viaggi sono in balìa della storia.
Helena Girón (1988) e Samuel M. Delgado (1987), il loro lavoro indaga le relazioni tra mitologia e materialismo. I loro film sono stati proiettati in molti importanti festival cinematografici internazionali tra cui Toronto International Film Festival, Locarno Film Festival, New York Film Festival, Mar De Plata e Rotterdam International Film Festival.

ELTÖRÖLNI FRANKOT | ERASING FRANK
di Gábor Fabricius. Ungheria, 2021. Bianco e nero, 99’
Sceneggiatura: Gábor Fabricius. Fotografia: Tamás Dobos. Montaggio: Bernadett Tuza-Ritter, Wanda Kiss. Suono: Tamás Zányi. Scenografia: Dorka Kiss, Gábor Fabricius. Costumi: Judit Sinkovics. Interpreti: Benjamin Fuchs, Kincső Blénesi, Andrea Waskovich, István Lénárt, Pál Frenák, Zsigmond Gerlóczy, Péter Iványi, Zsolt Zayzon. Produzione: Gábor Fabricius, Tamás Barna – Otherside Stories. Vendite internazionali: Totem Films.

Un esordio potente, energico e rabbioso, sospeso tra realismo e onirismo in una tradizione di racconto che abbraccia in un solo gesto Tarr, Nemes, Serebrennikov (e molto ancora). Una parabola universale in continuo movimento, capace di registrare, a partire dallo scontro fra un musicista punk e il regime ungherese dei primi anni ‘80, i dubbi e
lo spaesamento di intere generazioni di giovani. Fuori dal tempo. Contro le repressioni. Contro le dittature. Contro il silenzio. Oggi come ieri: siamo tutti Frank.

Sinossi
1983, dietro la cortina di ferro dell’Europa orientale a Budapest. Frank è il carismatico cantante di un gruppo punk bandito che dà voce alla sua generazione contro un regime totalitario. Rinchiuso dalla polizia in un ospedale psichiatrico nel tentativo di farlo tacere, Frank sacrificherà tutto per resistere. Gábor Fabricius (1975) scrittore e regista, laureato al Central Saint-Martins College di Londra. Ha pubblicato due romanzi ed “Erasing Frank” è il suo lungometraggio d’esordio dopo diversi cortometraggi presentati in vari festival
tra cui TIFF.

MONDOCANE | DOGWORLD
di Alessandro Celli. Italia, 2021. Col., 110’
Sceneggiatura: Alessandro Celli, Antonio Leotti. Fotografia: Giuseppe Maio. Montaggio: Clelio Benevento. Musiche: Federico Bisozzi, Davide Tomat. Suono: Angelo Bonanni. Scenografia: Fabrizio D’arpino. Costumi: Andrea Cavalletto. Interpreti: Dennis Protopapa, Giuliano Soprano, Alessandro Borghi, Barbara Ronchi, Ludovica Nasti,
Federica Torchetti, Josafat Vagni, Francesco Simon. Produzione: Matteo Rovere – Groenlandia, Gianluca Curti – Minerva Pictures con Rai Cinema. Vendite Internazionali: Minerva Pictures. Distribuzione: 01 Distribution.

Una Taranto ferita e distopica le cui coordinate sono riscritte secondo i canoni del cinema di genere, con lo sguardo puntato a un vasto universo cinematografico che mette insieme John Carpenter e Sergio Martino, Il signore delle mosche e Waterworld, la disperazione e la speranza, l’Ilva e la crisi ambientale globale. Un film che parla a tutti, come nella migliore tradizione del nostro cinema “popolare”, capace di intrattenere senza rinunciare alle istanze politiche.

Sinossi
In un futuro non molto lontano, Taranto è una città fantasma cinta dal filo spinato in cui nessuno, nemmeno la Polizia, si azzarda a entrare. Sono rimasti i più poveri che lottano per la sopravvivenza, mentre una gang criminale, le Formiche, capeggiate dal carismatico Testacalda (Alessandro Borghi), si contende il territorio con un’altra gang. Due orfani tredicenni, cresciuti insieme, sognano di entrare in quella banda. Pietro, detto Mondocane per aver superato la prova d’accettazione nella gang, impone Christian al gruppo che lo deride chiamandolo Pisciasotto. Ma qualcosa si incrina nel loro equilibrio mettendo a rischio tutto quello in cui credono.

Alessandro Celli (1976) realizza diversi cortometraggi vincitori di premi internazionali e, in Italia, di un David di Donatello, un Globo d’Oro e due menzioni speciali della giuria ai Nastri D’Argento. Ha lavorato come assistente alla regia, aiuto regia e regista per serie kids e programmi televisivi.

MOTHER LODE
di Matteo Tortone. Francia, Italia, Svizzera, 2021. Bianco e nero, 86’
Sceneggiatura: Mathieu Granier, Matteo Tortone. Fotografia: Patrick Tresch. Montaggio: Enrico Giovannone. Musiche: Ivan Pisino. Suono: Jean-Baptiste Madry. Interpreti: José Luis Nazario Campos, Damian Segundo Vospey, Maximiliana Campos Guzman, Juan José Nazario Campos, Juan Pedro Nazario Campos, Cristian Nazario Campos, Katerine Campos, Carla Fernanda Napoleon Vasquez. Produzione: Nadège Labé & Alexis Taillant – Wendigo Films. Co-produzione: Margot Mecca – Malfé Film, Benjamin Poumey – C-Side Productions. Vendite Internazionali: Intramovies.

Tra Lima e La Rinconada, città mineraria sulle Ande peruviane, una favola moderna, tragica. Eterna e universale. Un manifesto politico con innesti di realismo magico. Un racconto che travalica le barriere dell’osservazione documentaria per inventare una nuova lingua tra finzione e realtà, ridefinendo le regole dello spazio e del tempo,
denunciando le contraddizioni di una società disposta a sacrificare persino la vita sull’altare del Dio denaro.

Sinossi
Jorge lascia la sua casa e la sua famiglia alla periferia di Lima per tentare la fortuna nelle miniere d’oro delle Ande. Inizia così un viaggio fatto di presagi, dove realtà e pensiero magico si fondono, scoprendo man mano che il mito della ricchezza si costruisce su basi che diventano sempre più tangibili – mentre i confini tra vittime e oppressori si
fanno sempre più vaghi e sfumati. “Mother Lode” è una favola sulla banalità della discesa agli inferi in epoca neoliberista; un paradigma di un mondo implacabile in cui tutto può essere sacrificato in nome del profitto.

Matteo Tortone (1982) dopo aver studiato Lettere all’Università di Torino lavora nel campo del documentario creativo come autore, produttore e d.o.p. Vince il premio della giuria al Kazan Film Festival (“White Men”, 2011 codiretto con Alessandro Baltera) e la miglior fotografia al Krakow Film Festival (“Rada”, Alessandro Abba Legnazzi, 2014). Dal 2016 lavora come produttore presso Malfé Film. Nel 2018 firma la fotografia di “Traverser” (After the crossing) di Joel Akafou, presentato nel 2020 in anteprima alla Berlinale – Panorama. Con il suo progetto documentario “Mother Lode” vince l’Eurimages Lab Award [Agora Work in Progress TIFF2019].

OBKHODNIYE PUTI | DETOURS
di Ekaterina Selenkina. Russia, Olanda, 2021. Col., 73’
Sceneggiatura: Ekaterina Selenkina. Fotografia: Alexey Kurbatov. Montaggio: Luis Gutiérrez Arias, Ekaterina Selenkina. Suono: Andrey Dergachev. Scenografia: Darya Litvinova. Costumi: Anna Braude. Interpreti: Denis Urvantsev. Produttori: Vladimir Nadein, Ekaterina Selenkina. Produttori esecutivi: Rogier Kramer. Vendite.

Mosca, oggi. Le coordinate urbane della nuova Russia riscritte in un’esplorazione che si appropria di “altri” codici visivi per riconquistare spazi abbandonati o negati: attraverso le immagini di Google Maps di cui si servono i pusher per piazzare la droga sul dark web, quelle sgranate dei cellulari, quelle di un’osservazione diretta, attenta e rigorosa. Realtà fisica e virtuale. Oppressione e controllo. Alienazione. Geometrie che inventano uno spazio filmico assoluto che è al tempo stesso luogo di resistenza politica e di riflessione teorica.

Sinossi
Un’ampia riflessione sulla coreografia dei corpi nel paesaggio urbano di Mosca, Detours descrive un nuovo modo di trafficare droga attraverso il Darknet, la stratificazione di realtà fisiche e virtuali, così come una poetica e una politica dello spazio. Ambientato in quartieri silenziosi, tra i muri di cemento dei grattacieli, dietro i garage e tra i binari abbandonati, il film segue e perde di continuo le tracce di Denis, il “tesoriere” che nasconde pacchetti di droga in tutta la città.

Ekaterina Selenkina (1992) è una regista, artista e curatrice nata a San Pietroburgo, Russia. Per il suo lavoro, ha ricevuto il Bright Future Award dell’Hubert Bals Fund dell’International Film Festival Rotterdam e l’Eurimages Lab Project Award al Les Arcs Film Festival. Insieme a Zaina Bseiso, Luis Gutiérrez Arias e Joie Estrella Horwitz, fa parte
del collettivo cinematografico Bahía Colectiva. Ha ricevuto il suo MFA in Film/Video al California Institute of the Arts e ha studiato regia al Moscow School of New Cinema.

A SALAMANDRA | THE SALAMANDRE
di Alex Carvalho. Brasile, Francia, Germania. 2021. Col., 119’
Sceneggiatura: Alex Carvalho. Fotografia: Josée Deshaies. Montaggio: Joana Collier, Agnieszka Liggett. Suono: Edson Secco, Danilo Carvalho. Scenografia: Juliana Lobo. Costumi: Andréa Monteiro. Interpreti: Marina Fois, Maicon Rodrigues, Anna Mouglalis, Bruno Garcia, Allan Souza Lima, Suzy Lopes, Buda Lira, Ane Oliva, Thardelly
Lima. Produzione: Alex Carvalho – N Filmes. Co-produzione: Sven Schnell – Sancinema, Julie Viez – Cinenov, Adriana Rouanet.

Oltre la dimensione del romance, un seducente mélo in cui attrazione, desiderio e denaro sono usati come armi e i corpi diventano territorio di dominio e reciproca conquista. Un film inaspettatamente politico che vive nei sussulti di un personaggio femminile affamato di vita e di un ragazzo in cerca di futuro: una coppia incendiaria i cui cuori battono estranei alle regole del comune buon senso in un sistema di classi che non perdona.

Sinossi
Dopo anni passati a prendersi cura del padre, Catherine si sente soffocata dalla distanza tra i suoi sentimenti e la vita reale. Fugge in Brasile, sperando di ricongiungersi con sua sorella. Finalmente libera, ma ancora incapace di superare la sua ansia, si imbatte in un’improbabile relazione con un attraente giovane. Gil le offre una seconda possibilità di vivere ciò che avrebbe potuto vivere se le cose fossero andate diversamente. Determinata a ricominciare, Catherine deve decidere se portare la sua rinascita fino alla sua violenta e inevitabile conclusione.

Alex Carvalho (1973) ha trascorso gli anni della formazione a Recife. Dopo un anno di lavoro a Luanda, si è trasferito a Londra per conseguire un master in cinema alla Central Saint Martins e studiare regia alla National Film and Television School. Ha lavorato, tra gli altri, per la BBC, NYTimes, Netflix, Amnesty Int, Safer World, U2, Brian Eno. I suoi film sono stati presentati al Santiago Bellas Artes Museum, MAM São Paulo, Photographers’ Gallery London, Les Rencontres d’Arles, Les Arcs. A Salamandra segna il debutto di Alex Carvalho alla regia di un lungometraggio.

ZALAVA
di Arsalan Amiri. Iran, 2021. Col., 93’
Sceneggiatura: Arsalan Amiri, Ida Panahandeh, Tahmineh Bahram. Fotografia: Mohammad Rasouli. Montaggio: Emad Khodabaksh. Musiche: Ramin Kousha. Suono: Rashid Daneshmand, Amir Hossein Ghasemi. Scenografia: Mohammad Reza Shojaie. Costumi: M. Hossein Karami. Interpreti: Navid Pourfaraj, Pouria Rahimi Sam, Hoda
Zeinolabedin, Baset Rezaei, Shaho Rostami, Fereydoun Hamedi, Zahed Zandi, Saleh Rahimi. Produzione: Samira

Baradari, Rouhollar Baradari – Touba Films. Co-produttore: Ruth Yoshie Linton.
Una ghost story a tinte noir e mélo ambientata nell’Iran pre-rivoluzione islamica, in un clima di isteria collettiva che rimanda con evidenza a molte follie dell’odierno. Superstizioni religiose, sospetti, il male che si nutre dell’irrazionalità della paura. Un film che scava nel passato in cerca di risposte sul presente, innescando un imprevedibile corto circuito tra Shyamalan e Kiarostami. Un horror politico feroce e carico di tensione.

Sinossi
1978, gli abitanti di un piccolo villaggio chiamato Zalava sono convinti che un demone sia tra loro. Un giovane sergente che indaga sul caso decide di arrestare l’esorcista che tenta di scacciare il demone dal villaggio. Ma improvvisamente si ritroverà bloccato in una casa maledetta con la sua amante e gli abitanti del villaggio, credendoli entrambi posseduti, cercheranno di dare fuoco alla casa.

Arsalan Amiri (1975) è nato in Kurdistan, Iran. Ha conseguito un B.A. in regia cinematografica presso l’Art University di Teheran e un master in letteratura drammatica presso l’Università di Teheran. Nel 2003 ha iniziato a scrivere sceneggiature, montare e realizzare documentari. Il suo primo lungometraggio co-scritto, “Nahid” (2015), diretto
da Ida Panahandeh, ha vinto il Premio Futuro Promettente in Un Certain Regard al 68esimo Festival di Cannes. Ha continuato la sua collaborazione con Panahandeh nei suoi ultimi tre film come co-sceneggiatore, montatore e produttore: “Israfil” (2017), “The Nikaidos’ Fall” (2018- Giappone e Hong Kong) e “TiTi” (2020). “Zalava”, realizzato
nel Kurdistan iraniano, è il suo primo lungometraggio come regista.

FUORI CONCORSO
EVENTO SPECIALEFILM D’APERTURA

KARMALINK
di Jake Wachtel. Cambogia, USA, 2021. Col., 102’
Sceneggiatura: Jake Wachtel, Christopher Seán Larsen. Fotografia: Robert Leitzell. Montaggio: Harrison Atkins, Stephanie Kaznocha. Musiche: Ariel Marx. Suono: Vincent Villa. Scenografia: Olga Miasnikova. Costumi: Olga Miasnikova, Evren Catlin. Supervisione effetti visivi: Blaise & Kyle Hossain. Interpreti: Srey Leak Chhith, Leng Heng
Prak, Sahajak Boonthanakit, Cindy Sirinya Bishop, Rous Mony, Sveng Socheata. Produzione: Valerie Steinberg – Valerie Steinberg Productions. Co-produzione: Sok Visal – 802 Films, Christopher Rompré – littleBIG Films. Vendite internazionali: XYZ Films (Nord America), Level K.

Un film sulla memoria, sulla coscienza collettiva e sull’avidità del pensiero occidentale. Una storia di legami, di amicizia, di sogni (e di karma) che va oltre l’omaggio a tanto cinema statunitense degli anni ‘80 e ‘90, per aprirsi a un immaginario a cavallo tra due visioni, due approcci opposti alla vita. Un film di fantascienza buddista, visivamente spettacolare, che mette in guardia dai rischi di un mondo ipertecnologico, consumista, sempre più connesso.

Sinossi
Phnom Penh, in un futuro prossimo. Un ragazzino adolescente si allea con una brillante ragazzina senzatetto del suo quartiere per risolvere il mistero dei sogni delle sue vite passate. Quel che inizia come una caccia ad un tesoro buddista presto si traduce in una scoperta più grande che potrebbe portare ad una rivelazione digitale o ad una
totale perdita di identità.

Jake Wachtel (1987) è cresciuto a Palo Alto, in California, ma si considera un appassionato vagabondo, avendo trascorso gran parte dell’ultimo decennio a vagare per il mondo. Dopo essersi laureato alla Stanford University in psicologia e studi cinematografici, ha iniziato la sua carriera realizzando brevi documentari per organizzazioni non profit che lavorano nel sud del mondo: il suo lavoro è stato presentato su NYTimes.com, Wired, NPR e MSNBC. Nel 2015, desideroso di conoscere più a fondo una singola comunità, si è trasferito in Cambogia per insegnare cinematografia a bambini che vivono in quartieri svantaggiati. Il suo cortometraggio ambientato a Phnom Penh,
“The Foreigner Here”, è stato presentato in anteprima al Cambodian International Film Festival insieme alle opere di giovani registi cambogiani. Phnom Penh è diventata la sua base per diversi anni mentre sviluppava “Karmalink”, il primo film di fantascienza della Cambogia, ambientato nella comunità in cui insegnava e con i suoi ex studenti.
È un appassionato meditatore e musicista eclettico, suona oltre 100 strumenti da tutto il mondo. Arrotonda facendo l’aspirante pop star cambogiana.

EVENTO SPECIALE – FILM DI CHIUSURA

LA DERNIÈRE SÉANCE | THE LAST CHAPTER
di Gianluca Matarrese. Italia, Francia, 2021. Col., 100’
Sceneggiatura: Gianluca Matarrese, Nico Morabito. Fotografia: Gianluca Matarrese. Montaggio: Gianluca Matarrese; Giorgia Villa; Giovanni Donfrancesco. Produzione: Giovanni Donfrancesco – Altara Films. Coproduzione: Bocalupo Films.

Una confessione intima e audace, la conversazione a due tra il regista e il suo amante, un gioco di dominio e sottomissione che passa attraverso l’universo del bondage, i traumi dell’AIDS e anche la teoria delle immagini. L’essere umano è osservato al di là del principio di piacere, aprendosi a interrogativi universali scanditi da pulsioni di vita e di morte. Un percorso di sofferta complicità in cui si riscrive l’eterna dualità tra Eros e Thanatos.

Sinossi
Bernard è appena andato in pensione. Ha 63 anni, vive solo con le sue due gatte e decide di traslocare in una nuova casa, quella in cui vivrà l’ultimo capitolo del romanzo della sua vita. Preparando gli scatoloni, inizia a fare una selezione: cosa lascio qui, cosa porto? Bernard è il mio master e io sono il suo slave. Il suo ultimo amante. Lo aiuto a mettere a posto la frusta in uno scatolone, tra le briciole della sua memoria, i ricordi degli amori che l’AIDS gli ha strappato dalle braccia, le tracce di una famiglia adottiva che l’ha respinto, dell’educazione rigida che l’ha forgiato, di una madre e di un padre che non ha mai conosciuto. I nostri giochi sessuali sono le occasioni di incontro di due generazioni: tra un colpo di frusta e un harness di cuoio discutiamo di amore, di morte, dell’epidemia di AIDS negli anni Ottanta, del suo nuovo progetto di vita, di noi. Le ferite e il corredo funerario di un sopravvissuto, un grido di vita alla luce delle pulsioni sessuali.

Gianluca Matarrese (1980) nato e cresciuto a Torino, si trasferisce a Parigi nel 2002 per proseguire gli studi di cinema e teatro. Consegue una laurea in Storia e critica del cinema nord-americano all’Università degli Studi di Torino e Paris VIII, diplomandosi parallelamente all’Ecole internationale de théâtre Jacques Lecoq di Parigi. Inizia la
sua carriera in ambito televisivo nel 2008, realizzando, fino al 2012, una sit-comedy per i canali francesi OCS. Continua la sua attività di autore, reporter, coordinatore artistico, segment producer per una ventina di programmi televisivi di entertainment per quasi tutti i network francesi. Lavora come attore per il cinema e per il teatro in Francia. Tra il 2013 e il 2014 dirige due cortometraggi di finzione. “Il mio bacio come al cinema” riceve il premio Achille Valdata al Festival del Cinema di Torino 2014. Il suo primo lungometraggio documentario “Fuori Tutto” ha vinto il premio come miglior documentario italiano al Torino Film Festival 2019. Ha attualmente diretto il film documentario sulla cantante francese candidata all’Eurovision 2021 “Barbara Pravi, voilà qui je suis” per France
Télévisions. I suoi due prossimi film “Fashion Babylon” e “Il Posto”, in co-regia con Mattia Colombo, saranno presentati nei prossimi festival autunnali internazionali.

SIC@SIC – Short Italian Cinema @ Settimana Internazionale della Critica

La sesta edizione di SIC@SIC (Short Italian Cinema @ Settimana Internazionale della Critica) propone una selezione competitiva di sette cortometraggi di autori italiani non ancora approdati al lungometraggio, e due eventi speciali fuori concorso. I cortometraggi vengono programmati all’interno della 36. Settimana Internazionale della Critica.
La selezione è curata dalla Delegata Generale Beatrice Fiorentino con i membri della commissione di selezione Enrico Azzano, Paola Casella, Simone Emiliani e Roberto Manassero. Il programma nasce dalla sinergia fra il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI) e Istituto Luce-Cinecittà, ed è una delle iniziative per il
supporto allo sviluppo del nuovo cinema italiano e per la promozione dei giovani autori.

I PREMI
I sette cortometraggi in concorso, tutti presentati in prima mondiale, competono per i seguenti premi, assegnati da una giuria composta da tre professionisti dell’industria cinematografica: Jacopo Chessa, Silvia Luzi e Nadia Trevisan.

● Premio al Miglior Cortometraggio
offerto da Frame by Frame e consistente in servizi di post-produzione per il prossimo cortometraggio del regista premiato.
● Premio alla Migliore Regia
offerto da Stadion Video e consistente nella realizzazione dell’edizione inglese sottotitolata per il prossimo cortometraggio del regista premiato.
● Premio al Miglior Contributo Tecnico
offerto da Fondazione Fare Cinema e consistente nella partecipazione all’edizione 2022 del Corso di Alta Formazione Cinematografica in Regia “Fare Cinema”.

Dopo l’anteprima a Venezia, il dipartimento Promozione Internazionale Cinema Contemporaneo di Istituto Luce-Cinecittà offrirà ai cortometraggi presentati in concorso a SIC@SIC varie opportunità di promozione a livello internazionale attraverso una serie di iniziative e festival, come la Mostra de Cinema Italià de Barcelona (sezione
Concorso Cortometraggi), in programma a dicembre 2021 in Spagna.
Inoltre, i corti saranno messi a disposizione dei professionisti di settore attraverso le piattaforme online Festival Scope e Italian Short Film Video Library – strumento di promozione del cortometraggio italiano realizzato dal Centro Nazionale del Cortometraggio in collaborazione con Istituto Luce-Cinecittà – e a novembre 2021, i tre premiati di SIC@SIC parteciperanno al TSFM – Torino Short Film Market, organizzato dal Centro Nazionale del Cortometraggio.

LA SELEZIONE SIC@SIC 2021
CONCORSO


EVA di Rossella Inglese
FREIKÖRPERKULTUR di Alba Zari
L’INCANTO di Chiara Caterina
INCHEI di Federico Demattè
LUNA PIENA di Isabella Torre
NOTTE ROMANA di Valerio Ferrara
L’ULTIMO SPEGNE LA LUCE di Tommaso Santambrogio
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EVENTI SPECIALI
Cortometraggio di apertura
ERA IERI
di Valentina Pedicini
Cortometraggio di chiusura
A CHIARA
di Jonas Carpignano