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FREAKS OUT – a Venezia 78 in concorso il film di Gabriele Mainetti con le musiche del regista e di Michele Braga

78. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia
in Concorso
GOON FILMS, LUCKY RED e RAI CINEMA

presentano

FREAKS OUT

un film di
GABRIELE MAINETTI
soggetto originale di NICOLA GUAGLIANONE
sceneggiatura di NICOLA GUAGLIANONE e GABRIELE MAINETTI
prodotto da
ANDREA OCCHIPINTI, GABRIELE MAINETTI
una produzione GOON FILMS, LUCKY RED con RAI CINEMA
in coproduzione con GAPBUSTERS
in collaborazione con VOO e BE TV
Distribuzione 01 Distribution

Roma, 1943: Matilde, Cencio, Fulvio e Mario vivono come fratelli nel circo di Israel. Quando Israel scompare misteriosamente, i quattro “fenomeni da baraccone” restano soli nella città occupata dai nazisti. Qualcuno però ha messo gli occhi su di loro, con un piano che potrebbe cambiare i loro destini… e il corso della Storia.

Note di Regia Freaks out di Gabriele Mainetti:

Freaks Out nasce da una sfida: ambientare sullo sfondo della pagina più cupa del Novecento un film che fosse insieme un racconto d’avventura, un romanzo di formazione e – non ultima – una riflessione sulla diversità. Per farlo ci siamo avvicinati alla Roma occupata del 1943 con emozione e rispetto, ma allo stesso tempo abbiamo dato libero sfogo alla fantasia: sono nati così i nostri quattro freak, individui unici e irripetibili, protagonisti di una Storia più grande di loro.

Dopo Lo chiamavano Jeeg Robot, con Nicola Guaglianone, ci siamo domandati «e adesso che facciamo, di altrettanto “fico”?». Un sequel era fuori discussione, e così abbiamo iniziato a buttare giù alcune idee, guidati da un’unica, grande domanda: «Tu cosa vorresti fare?». Perché un film deve nascere prima di tutto dalla passione, non da un calcolo.

Il primo a pensare ai freak è stato Guaglianone, grande appassionato della materia, che tra l’altro si era appena cimentato nel tema scrivendo Indivisibili. All’inizio non capivo: soprattutto, da grande fan di Freaks di Tod Browning, ricordavo quanto quel film – seppure di una bellezza unica – fosse costato al suo autore, bannato da Hollywood per aver mostrato la “diversità”. Sulle prime, insomma, avevo più di un dubbio. Non avevo ancora messo a fuoco la visione più “pop” che si poteva dare del mondo dei freak, e come empatizzare con quei personaggi così “diversi”, portando lo spettatore a voler stare accanto a loro. Nel frattempo, anch’io coltivavo una mia personale ossessione, quella per la prima guerra mondiale. A un certo punto, sul tavolo, c’erano 7 storie, anche molto diverse tra loro (una era il romanzo di formazione di una bambina che doveva trovare se stessa). Come era già successo per Jeeg, li “condensavamo” man mano, finché un giorno con Nicola mi ha detto «ce l’ho: i freak li facciamo con i poteri, nella Seconda guerra mondiale». È lì che ho visto per la prima volta i film, e da lì abbiamo iniziato a immaginare i nostri “eroi”.

Freaks out

L’idea dei poteri un po’ mi spaventava: non volevo replicare Jeeg, e soprattutto mi interessava che la forza dei protagonisti nascesse – più che dai singoli poteri – dall’unione di 4 persone speciali. Mi sono sforzato di rendere originali e “cinematografiche” queste loro abilità, ovviamente a modo mio, ma senza mai dimenticare – e anzi esaltando – l’umanità dei personaggi: in questo il modello è stato, oltre a Browning, un capolavoro come La donna scimmia di Marco Ferreri. Abbiamo sempre pensato ai nostri protagonisti come gente vera, cercando di guardarli senza pietismo perché sono loro stessi i primi a rifiutare ogni (auto)commiserazione, a non viversi come “mostri” ma come persone.

Tornando ai poteri, spesso – dopo Jeeg – sono stato raccontato come la via italiana ai “cine-comic”. Il punto, al di là del riconoscersi o meno in una definizione, è che credo che il cine-comic sia, più che un vero e proprio genere, una formula giornalistica che corre il rischio di dare lo stesso nome a opere diversissime, dai film Marvel al primo X-Men di Brian Singer a un grande western moderno come Logan. E non è certo il “potere speciale” di un personaggio a fare un cine-comic, altrimenti sarebbero cine-comic – che so io – Ghost, o Il sesto senso, o Il profeta di Jacques Audiard. Quanto alla mia formazione, io di fumetti ne ho sempre letti pochi, al massimo qualche Dylan Dog (e soprattutto perché c’era dentro un po’ di sesso): sono stato un figlio del mio tempo, per me erano più importanti i cartoni animati (come appunto Jeeg Robot). Poi, da adulto, mi sono avvicinato al mondo dei manga, dove la divisione tra buoni e cattivi non è manichea, basta pensare a Devilman. Insomma, tra Devilman e Spiderman, chi mai sceglierebbe Spiderman?

Cercare di comprendere, senza giudicare. Anche i cattivi. Credo che la riuscita di un film come questo (o come Jeeg) si misuri anche nella capacità di rendere tridimensionali gli antagonisti. Franz, il cattivo di Freaks Out, incarna ovviamente una delle pagine più buie della storia, ma è anche un perdente totale, il risultato di una frustrazione famigliare e sociale, a cui Franz Rogowski ha regalato a tratti una tenerezza “inspiegabile”. I cattivi che mi spaventano di più, nella storia del cinema, sono quelli che nascondono una debolezza, una sofferenza: il Buffalo Bill di Il silenzio degli innocenti, ma anche il Darth Vader dei primi Star Wars. Per questo ci siamo avvicinati a Franz cercando nel suo vissuto personale le ragioni che possono averlo spinto ad abbracciare il Male. Credo che l’attenzione per le “sfaccettature” dei personaggi, anche le più inaspettate e imprevedibili, si ricolleghi in qualche modo alla tradizione del nostro cinema, che certo non ha il culto dell’eroe “senza macchia e senza paura”: basta guardare alla commedia all’italiana, popolata di figure irresistibili seppure meschine, bieche, persino mostruose.

Soffrivo molto quando, all’uscita di Jeeg, alcuni che magari non l’avevano ancora visto pensavano fosse un film “maschile”. Al contrario, io l’ho sempre visto come un film profondamente femminile, che ha nell’Alessia di Ilenia Pastorelli il vero motore, una sorta di “mentore” toccata dalla grazia di saper credere in un supereroe (e non certo dei più tradizionali). Allo stesso modo, il femminile è centrale anche in Freaks Out, dove in fondo gli uomini sono tutti – chi più chi meno – un po’ “piagnoni”, ed è Matilde (interpretata da una ragazza che per me è un’autentica rivelazione, Aurora Giovinazzo) a scoprirsi la vera guida del gruppo. Abbiamo raccontato l’ingresso nella vita adulta di una ragazzina ancora pura: non ci interessava inseguire un femminile “falso”, alla Wonder Woman, con le donne che menano come fabbri. Volevamo invece accompagnare una bambina alla scoperta della forza che possiede dentro di sé. Che poi è la forza delle donne, che non ritrovo in me stesso e negli uomini che mi circondano. Ma che ho sempre visto, da quando sono piccolo, nelle donne della mia famiglia, e adesso vedo nella mia compagna.

Freaks out

IL REGISTA GABRIELE MAINETTI E IL MUSICISTA MICHELE BRAGA

FIRMANO LE MUSICHE ORIGINALI DEL FILM “FREAKS OUT”
(EDITE DA EDIZIONI CURCI E GOON FILMS).

La colonna sonora del film “FREAKS OUT”, presentato oggi –mercoledì 8 settembre– in concorso alla 78. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, è stata composta dal regista del film GABRIELE MAINETTI insieme al musicista MICHELE BRAGA. 

Edita da EDIZIONI CURCI e GOON FILMS, la colonna sonora è stata orchestrata
da EMANUELE BOSSI, missata da GOFFREDO GIBELLINI, presso gli studi della Digital Records, ed eseguita dalla CZECH NATIONAL SYMPHONY ORCHESTRA di Praga, diretta da MAREK STILEC.

Personaggi e interpreti
Fulvio CLAUDIO SANTAMARIA
Matilde AURORA GIOVINAZZO
Cencio PIETRO CASTELLITTO
Mario GIANCARLO MARTINI
Israel GIORGIO TIRABASSI
Il gobbo MAX MAZZOTTA
Franz FRANZ ROGOWSKI

Crediti
Regia GABRIELE MAINETTI
Soggetto originale NICOLA GUAGLIANONE
Sceneggiatura NICOLA GUAGLIANONE, GABRIELE MAINETTI
Fotografia MICHELE D’ATTANASIO
Montaggio FRANCESCO DI STEFANO
Costumi MARY MONTALTO
Scenografia MASSIMILIANO STURIALE
VFX Supervisor STEFANO LEONI
Musiche MICHELE BRAGA, GABRIELE MAINETTI
edizioni musicali di Goon Films ed Edizioni Curci
Suono in presa diretta ANGELO BONANNI
Sound design MIRKO PERRI
Fonico di mix FRANCO PISCOPO
Designer prostetici EMANUELE DE LUCA
Trucco DIEGO PRESTOPINO
Capo parrucchiere MARCO PERNA
Organizzatore generale GIUSEPPE GIGLIETTI
Aiuto regia GIUSEPPE CURTI, GIAIME GRIECO
Casting FRANCESCO VEDOVATI

Prodotto da ANDREA OCCHIPINTI, GABRIELE MAINETTI
Produttori associati MATTIA GUERRA, STEFANO MASSENZI
Produttore esecutivo JACOPO SARACENI
Produttore esecutivo
per Lucky Red TOMMASO ARRIGHI
Produttore delegato
per Lucky Red SERENA SOSTEGNI
Coprodotto da JOSEPH ROUSCHOP, JEAN-YVES ROUBIN, ISABELLA ORSINI
una produzione GOON FILMS, LUCKY RED con RAI CINEMA
in coproduzione con GAPBUSTERS
in collaborazione con VOO e BE TV
con il sostegno di REGIONE LAZIO, AVVISO PUBBLICO ATTRAZIONE PRODUZIONI CINEMATOGRAFICHE (POR FESR LAZIO 2014-2020), UNIONE EUROPA CONSIGLIO DEI MINISTRI REGIONE LAZIO POR FESR, PROGETTO COFINANZIATO DALL’UNIONE EUROPEA
con il contributo di REGIONE CALABRIA e FONDAZIONE CALABRIA FILM COMMISSION
con il contributo di REGIONE LAZIO FONDO PER IL CINEMA E L’AUDIOVISIVO
con il sostegno di WALLIMAGE (LA WALLONIE)
con il supporto di CASA KAFKA PICTURES MOVIE e TAX SHELTER EMPOWERED BY BELFIUS