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Il mio anno stranissimo – I sogni, le paure nel tempo della pandemia viste da ragazz* il film di Marco Ponti su Rai Gulp

Il mio anno stranissimo

è un film di Marco Ponti, su soggetto di Daniele Segre,
prodotto da Daniele Segre e Daniele De Cicco
per “Redibis Film” in collaborazione con Rai Ragazzi,
e con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte – Piemonte Doc Film Fund.

Il virus, la quarantena, la scuola fatta a casa, gli amici distanti, le attività sospese, la nuova normalità. I sogni, le paure e le fantasie nel tempo della pandemia. Un ritratto dell’Italia durante il lockdown, attraverso gli occhi dei ragazzini e delle ragazzine fra i 10 e i 14 anni.

Lo tratteggia il film Il mio anno stranissimodi Marco Ponti, presentato in anteprima venerdì 3 dicembre alle 16 al cinema Lux, fuori concorso nell’ambito del Torino Film Festival, e in prima visione sabato 4 dicembre alle 21.55 su Rai Gulp e RaiPlay.

Il film è un viaggio nel mondo preadolescenziale” – spiega il regista – “il lockdown è un momento di stasi, certo, ma anche di scoperta e di nuove prospettive. Prima delle chiusure ho incontrato molti studenti delle medie per parlare del mio libro ‘Ombre che camminano’, una storia di fantasmi incentrata proprio su quella stagione della vita. Ebbene, dialogare alla pari con quei ragazzini mi ha arricchito ben più di quanto mi sia successo in anni di presentazioni nel mondo degli adulti. A quell’età non si è più bambini, ma non si è ancora ragazzi: li chiamiamo ragazzini, ed è curioso che ci voglia un diminutivo per rappresentarli. Una fase di trasformazione così delicata è stata vissuta sostanzialmente da reclusi: un’occasione unica per cogliere le loro sensazioni e sentire le loro voci, le meno ascoltate di questi mesi. Credo che guardare a questo tempo così drammatico e complesso attraverso il punto di vista di chi ha fra 10 e 14 anni possa aiutare tutti a pensare al futuro e a come renderlo migliore: una grande chiamata alla responsabilità sociale e civile. A partire da poche linee guida (solo una traccia per aiutarli a strutturare i loro pensieri) ho ascoltato le loro storie con attenzione e rispetto, e provato a raccontarle con una libertà creativa che evita ogni teatralizzazione, per non influenzare le loro confessioni e mantenere un tono sì alto, ma anche leggero, un’atmosfera un po’ magica, più vera e pura di quella degli adulti”.