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IN NOME DEL POPOLO SOVRANO – Il Risorgimento su Rai4 di Luigi Magni con Alberto Sordi

IN NOME DEL POPOLO SOVRANO

Il Risorgimento su Rai4
di Luigi Magni con Alberto Sordi

Roma 1849. Pio IX si reca esule a Gaeta dopo l’avvento della Repubblica Romana. Pochi mesi dopo le truppe francesi e quelle austriache tentano di riconquistare la città per imporre la restaurazione del potere temporale che anche una parte dei cittadini, specie i nobili, vogliono vedere ripristinato. Il marchese Arquati (Sordi), nobile papalino, ha una nuora che è l’amante del capitano Giovanni Livraghi (Barbareschi), rivoluzionario milanese, accorso in aiuto dei repubblicani e grande amico del frate barnabita Ugo Bassi (Perrin), anche lui contrario al potere temporale e sostenitore dei diritti del popolo.

Fra i romani insorti spicca Angelo Brunetti detto Ciceruacchio (Manfredi), che con il proprio giovane figlio prende a cuore la causa repubblicana. Dopo vari scontri i repubblicani vengono
sconfitti e costretti a fuggire verso nord. Livraghi, Bassi e Ciceruacchio non ce la fanno e vengono arrestati: c’è il boia di Pio IX che li attende.

Il film In nome del popolo sovrano di Luigi Magni del 1990 con Luca Barbareschi, Nino Manfredi, Jacques Perrin, Alberto Sordi, va in onda sabato 14 maggio ore 21 su RAI4

Breve estratto sulla produzione del film:

Il Risorgimento sta all’Italia come l’epopea western sta agli Usa” è questa in sintesi l’equazione sulla quale alcuni critici cinematografici si sono trovati concordi nel rimpianto di aver visto il nostro cinema tenersi alla larga da quel fondamentale periodo storico, salvo alcune pregevoli eccezioni. Conchita Airoldi, importante produttrice con un passato di attrice – diretta da Giuliano Montaldo, Nanni Moretti e Edward Dmytryk – ha l’autorevolezza per spiegarci questo mancato connubio fra il cinema italiano e il Risorgimento, essendo stata coproduttrice di Noi credevamo che Mario Martone ha diretto nel 2009. Airoldi parte da lontano: si chiede come la Storia in generale e il Risorgimento in particolare vengono insegnati nelle scuole, se il metodo faccia appassionare gli studenti oppure, più verosimilmente, se i ragazzi siano preda di sbadigli anche a causa dell’approccio agiografico che molti libri hanno nei riguardi del Risorgimento. Questo stato delle cose ha impedito e impedisce la crescita di un pubblico interessato a un eventuale “cinema del Risorgimento”. Inevitabile per Airoldi fare un passo indietro di venti anni rispetto al film di Martone e partecipare al racconto di In nome del popolo sovrano, di cui è stata produttrice esecutiva con Dino Di Dionisio.

Fu allestito un cast numeroso, costituito da star, primi fra tutti Sordi e Nino Manfredi e giovani attori: Luca Barbareschi, Serena Grandi, Jacques Perrin (doppiato da Massimo Ghini), Elena Sofia Ricci, Massimo Wertmüller, Carlo Croccolo, Luigi De Filippo, Roberto Herlitzka, Gianni Garko, Lorenzo Flaherty, Dario Cassini, solo per citare i più celebri. Flaherty, che interpretava un giovane ufficiale francese, parla con entusiasmo e nostalgia di quell’esperienza che definisce unica e che porterà con sé per sempre. Impegnato nelle riprese di un tv movie a Campo Imperatore quando fu chiamato da Magni che gli propose di girare le sue scene di notte, Flaherty si adattò a dormire nell’automobile durante le trasferte da e per Roma.

scena da In nome del popolo sovrano da sx Alberto Sordi, il regista Luigi Magni, Massimo Wertmüller

Airoldi sottolinea che tutti gli attori accettarono immediatamente di far parte di quel cast, in ossequio al prestigio e alla nota simpatia di Magni. Contrariamente a quello che si pensò all’epoca, la scelta di Perrin non fu per merito del suo ruolo in Nuovo Cinema Paradiso: dell’attore parigino infatti Magni non aveva dimenticato la performance ne Il deserto dei tartari, che Valerio Zurlini aveva diretto nel 1976. Airoldi ricorda che Sordi, fuori dal set, si divertiva ad apparire un po’ gigione “era un battutista pronto a ridere delle proprie freddure”. L’attore mangiava con grande appetito e obbligava Airoldi a soddisfare le sue richieste culinarie, facendo arrivare sul set un catering da un ristorante scelto da lui.
Oggi divertita, allora un po’ meno, Airoldi racconta le peripezie che era costretta a fare con Sordi nel tentare di riavere il proprio telefono cellulare, improvvidamente prestato all’attore il quale, bontà sua, passava ore a conversare con amici e parenti ignorando, o forse no, che all’inizio degli anni ’90 una telefonata via cellulare aveva un costo ragguardevole.

Ne In nome del popolo sovrano, Alberto Sordi interpreta il marchese Arquati, esponente reazionario della nobiltà papalina romana, che nel finale rivolge a Roma un’invettiva che termina con uno sputo nel vuoto: era ciò che Magni pensava della sua adorata città, sempre meno eroica e sempre più intrallazzatrice. A proposito del rapporto fra Sordi e la religione, Paola Comin, suo ufficio stampa degli ultimi dieci anni di vita, ricorda che nella sua villa l’attore aveva una Madonnina che salutava prima di lasciare la sua dimora. Da bambino Sordi era stato chierichetto e i fedeli seduti in chiesa furono i suoi primi spettatori: il ragazzino Sordi amava interpretare in maniera plateale le normali mansioni tipiche di un chierichetto, facendogli guadagnare dei dolorosi ceffoni da parte del sacerdote.

Nella linea produttiva di In nome del popolo sovrano entrò anche Angelo Rizzoli jr, il quale investì Enzo Porcelli della carica di suo delegato. Porcelli si limitò a poche presenze sul set, sufficienti però a farlo stare in pensiero ogni volta che Sordi, finite le riprese, faceva ritorno nella sua villa di Castiglioncello dove ad attenderlo c’era suo fratello Giuseppe. Fu proprio in quel periodo, esattamente il 24 agosto 1990, che Giuseppe morì a Livorno dopo un breve e inutile ricovero in ospedale: come con Aurelia e Savina, le due sorelle, anche con Giuseppe il legame di Alberto era forte e profondo. Dopo la scomparsa del fratello, Alberto Sordi vendette immediatamente la villa di Castiglioncello, per non dover tornare mai più in quelle zone.

Produzione Erre Produzioni/Rai2; distribuzione Artisti Associati. Prima cinema 20 dicembre 1990; prima tv Rai2 24 e 26 marzo 1992 (versione tv). David di Donatello 1991 migliori costumi a Lucia Mirisola; Nastro d’Argento per le migliori musiche a Nicola Piovani.

Fonte RAIMOVIE
Citazioni:
Claudio G. Fava Alberto Sordi, Gremese 2003
Conversazione con Conchita Airoldi, 11 febbraio 2020
Conversazione con Giancarlo Governi, 11 febbraio 2020
Conversazione con Enzo Porcelli, 13 febbraio 2020
Conversazione con Paola Comin, 19 marzo 2020
Dichiarazione di Lorenzo Flaherty, Sciabalon 18 aprile 2020