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BMTA – turismo archeologico fino al 30 ottobre, verrà assegnato l’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”

XXIV edizione della

BMTA
Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico

verrà assegnato
l’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”

a Paestum dal 27 al 30 ottobre

Promossa dalla Regione Campania, la Città di Capaccio Paestum e il Parco Archeologico di Paestum e Velia, la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico è patrocinata dal Ministero della Cultura, dal Ministero del Turismo, dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e dall’Anci ed è riconosciuta da anni quale best practice di dialogo interculturale da Unesco e Unwto, le organizzazioni governative internazionali della cultura e del turismo dell’Onu.

Da giovedì 27 a domenica 30 ottobre presso il
Tabacchificio Cafasso, il Parco e il Museo Archeologico di Paestum, la Basilica.
Qui l’elenco dei siti e parchi archeologici in provincia di Salerno con accesso gratuito

Dal 2021 la Borsa è ospitata in gran parte nel complesso dell’ex Tabacchificio Cafasso, sito di archeologia industriale, definito da Gillo Dorfles simbolo della Piana del Sele” e dell’emancipazione femminile al Sud per le 300 tabacchine che vi lavoravano, Quartier Generale e Ospedale militare delle Forze Alleate, comandate dal generale Clark nella “Operazione Avalanche, lo sbarco a Paestum e nel golfo di Salerno il 9 settembre 1943.

Come sottolineato dal Fondatore e Direttore Ugo Picarelli, l’obiettivo è valorizzare Parchi e Musei Archeologici, promuovere destinazioni turistico-archeologiche, favorire la commercializzazione, contribuire alla destagionalizzazione e incrementare le opportunità economiche con conseguenti ricadute occupazionali. La Borsa è l’unico appuntamento al mondo che consente l’incontro delle Organizzazioni Governative, delle Istituzioni e degli Enti Locali con il business professionale, gli addetti ai lavori, i viaggiatori, gli appassionati, il mondo scolastico e universitario, i media.

La manifestazione, unica nel suo genere, è un format di successo, come testimoniato dai dati della scorsa edizione con 7.000 visitatori, 150 espositori di cui 15 Paesi esteri, 110 tra conferenze e incontri con 550 tra moderatori e relatori in 5 sale in contemporanea, 30 buyer tra europei e nazionali, 140 operatori dell’offerta, 150 giornalisti.

La BMTA si pone come un momento di approfondimento e divulgazione di temi inerenti al turismo culturale e la fruizione, gestione e valorizzazione dei beni culturali. Si presenta come un grande contenitore con 12 sezioni:

ArcheoExperience, i Laboratori di Archeologia Sperimentale con le tecniche utilizzate dall’uomo per realizzare i manufatti di uso quotidiano; ArcheoIncoming, spazio espositivo e Workshop in qualità di Buyer dei tour operator specialisti del turismo archeologico per l’incoming verso le destinazioni italiane; ArcheoIncontri per conferenze stampa e presentazioni di progetti culturali e di sviluppo territoriale; ArcheoLavoro, orientamento post diploma e post laurea a cura delle Università.

ArcheoStartup, presentazione di neo imprese per l’innovazione nel turismo culturale e nella valorizzazione dei beni culturali in collaborazione con Associazione Startup Turismo; ArcheoVirtual,Workshop e Mostra multimediale sulle applicazioni digitali e sui progetti di archeologia virtuale in collaborazione con ISPC Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR; Conferenze in cui si confrontano Organizzazioni Governative e di Categoria, Istituzioni ed Enti Locali, Associazioni Culturali e Professionali.

Incontri con i Protagonisti, il grande pubblico con i più noti Divulgatori culturali, Archeologi, Direttori di Musei, Accademici, Giornalisti.

Khaled al-Asaad archeologo, scrittore e traduttore siriano

International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, il Premio alla scoperta archeologica dell’anno intitolato all’archeologo di Palmira che sacrificò la sua vita per difendere il sito archeologico; Premio “Antonella Fiammenghi”, per la migliore tesi di laurea sul turismo archeologico o sulla BMTA; Premio “Paestum Mario Napoli”, a coloro che contribuiscono alla valorizzazione del patrimonio e al dialogo interculturale; Premio “Sebastiano Tusa” alla scoperta archeologica subacquea, alla carriera, alla mostra dalla valenza scientifica internazionale, al progetto più innovativo, al contributo giornalistico in termini di divulgazione; Targa “Claudio Mocchegiani Carpano”, alla migliore tesi di laurea sull’archeologia subacquea.

Il Salone Espositivo delle destinazioni turistico-archeologiche si sviluppa su una superficie di 4.000 mq e ospita 18 regioni. Nei giorni della BMTA ci saranno Visite guidate gratuite per relatori, giornalisti e visitatori alle aree archeologiche di Paestum e Velia. La Borsa sarà anche caratterizzata da Workshop tra la domanda europea selezionata dall’Enit e nazionale dei tour operator specialisti con l’offerta rappresentata dagli operatori turistici delle destinazioni del turismo culturale e archeologico.

Nel sottolineare l’importanza che il patrimonio culturale riveste come fattore di dialogo interculturale, d’integrazione sociale e di sviluppo economico, la Borsa promuove la cooperazione tra i popoli attraverso la partecipazione e lo scambio di esperienze.

Egitto, Marocco, Tunisia, Siria, Francia, Algeria, Grecia, Libia, Perù, Portogallo, Cambogia, Turchia, Armenia, Venezuela, Azerbaigian, India sono stati i Paesi Ospiti nel corso delle diverse edizioni.

L’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”

Giunto alla 8ª edizione e intitolato all’archeologo di Palmira che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale, è l’unico riconoscimento a livello mondiale dedicato al mondo dell’archeologia e in particolare ai suoi protagonisti, gli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio. Il Premio è assegnato alla scoperta archeologica più significativa effettuata nel corso dell’anno, individuata in collaborazione con le testate internazionali media partner della Borsa: Antike Welt (Germania), Archäologie in Deutschland (Germania), Archéologia (Francia), as. Archäologie der Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia).

I premi già assegnati negli scorsi anni:

  • Nel 2021 il Premio è stato assegnato alla scoperta di “centinaia di sarcofagi nella necropoli di Saqqara in Egitto”;
  • nel 2020 a Daniele Morandi Bonacossi, Direttore della Missione Archeologica Italiana nel Kurdistan Iracheno e Ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente Antico dell’Università di Udine, per la scoperta di dieci rilievi rupestri assiri raffiguranti gli dèi dell’Antica Mesopotamia;
  • nel 2019 a Jonathan Adams, Responsabile del Black Sea Maritime Archaeology Project (MAP), per la scoperta nel Mar Nero del più antico relitto intatto del mondo;
  • nel 2018 a Benjamin Clément, Responsabile degli scavi, per la “piccola Pompei francese” di Vienne;
  • nel 2017 a Peter Pfälzner, Direttore della missione archeologica, per la città dell’Età del Bronzo presso il villaggio di Bassetki nel nord dell’Iraq;
  • nel 2016 all’INRAP Institut National de Recherches Archéologiques Préventives (Francia), nella persona del Presidente Dominique Garcia, per la Tomba celtica di Lavau;
  • nel 2015 a Katerina Peristeri, Responsabile degli scavi, per la scoperta della Tomba di Amphipolis (Grecia).

Il Premio, assegnato alla scoperta archeologica prima classificata, sarà selezionato tra le 5 finaliste segnalate dai Direttori di ciascuna testata e sarà consegnato venerdì 28 ottobre alla presenza di Fayrouz Asaad, archeologa e figlia di Khaled.
Inoltre, sarà attribuito uno “Special Award” alla scoperta, tra le cinque candidate, che avrà ricevuto il maggior consenso dal grande pubblico nel periodo 4 luglio – 30 settembre.

Le cinque scoperte archeologiche del 2021 finaliste della 8ª edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” sono:

  • Egitto: dal deserto riaffiora la città fondata da Amenhotep III a Luxor;
  • Italia: Pompei, a Civita Giuliana scoperta la stanza degli schiavi;
  • Pakistan: nel sito di Barikot il più antico tempio buddhista urbano della valle dello Swat;
  • Regno Unito: in Inghilterra nella contea di Rutland uno straordinario mosaico con scene dell’Iliade;
  • Turchia: in Anatolia il sito di Karahantepe un santuario rupestre di oltre 11mila anni fa.

Ecco il dettaglio delle scoperte archeologiche:

Egitto: dal deserto riaffiora la città fondata da Amenhotep III a Luxor

la città fondata da Amenhotep III a Luxor

Sotto la sabbia per migliaia di anni “la più grande città mai trovata in Egitto” in buono stato di conservazione e con mura quasi complete è stata ritrovata dalla equipe di Zahi Hawass. Il sito si trovava vicino al palazzo del Faraone Amenhotep III (1391-1353 a.C.), dall’altra parte del fiume Nilo rispetto alla città e capitale di Tebe (oggi Luxor). Le iscrizioni geroglifiche indicano che la città era chiamata Tjehen-Aten o Aton, ossia “abbagliante”, e che fu fondata dal nonno di Tutankhamon, Amenhotep III. Conosciuta come la “città d’oro perduta”, perché fondata durante l’età dell’oro dell’Egitto, alcuni muri a zig-zag erano già stati scoperti negli anni ’30 dai francesi Robichon e Varille, a 100 mt di distanza dalla recente scoperta. Gli ambienti conservano oggetti legati alla vita quotidiana: preziosi anelli, scarabei, vasi di ceramica colorata, mattoni di fango con i sigilli a cartiglio di Amenhotep III, oltre a iscrizioni geroglifiche su tappi di argilla dei vasi di vino, che hanno reso possibile datare l’insediamento.

Italia: Pompei, a Civita Giuliana scoperta la stanza degli schiavi

Pompei – Civita Giuliana

Nella villa suburbana a nord di Pompei, a Civita Giuliana, la stanza degli schiavi offre uno spaccato straordinario su una parte del mondo antico che normalmente rimane all’oscuro. Lo stato di conservazione eccezionale dell’ambiente e la possibilità di realizzare calchi in gesso di letti e altri oggetti in materiali deperibili costituisce una “fotografia antica” della vita degli schiavi. Gli stallieri erano schiavi che abitavano in questa stanza disadorna dove sono state trovate tre brandine in legno e una cassa lignea contenente oggetti in metallo e in tessuto, che sembrano far parte dei finimenti dei cavalli. Quello che colpisce è l’angustia e la precarietà di questo ambiente, una via di mezzo tra dormitorio e ripostiglio di appena 16 mq, che possiamo ora ricostruire grazie alle condizioni eccezionali di conservazione create dall’eruzione del 79 d.C. I letti sono composti da poche assi lignee sommariamente lavorate, che potevano essere assembrate a seconda dell’altezza di chi li usava. Al di sotto delle brandine si trovavano pochi oggetti personali, tra cui anfore per conservare possedimenti privati, brocche in ceramica e il “vaso da notte”.

Pakistan: nel sito di Barikot il più antico tempio buddhista urbano della valle dello Swat
La scoperta di uno dei più antichi templi buddhisti al mondo nell’antica città di Barikot, nella regione dello Swat, è il frutto dell’ultima campagna di scavo della Missione Italiana in Pakistan dell’ISMEO (Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente) con la direzione del professor Luca Maria Olivieri del Dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa Mediterranea dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.
L’antichissimo tempio buddhista (II secolo a.C., ma non si esclude che possa risalire al III secolo a.C.) rivela nuovi dettagli sull’organizzazione architettonica e sulla vita nell’antica città, sui rapporti tra i sovrani greci dell’epoca e il Buddhismo, nonché sulla diffusione della religione in tutta la regione. Il tempio ritrovato ha una forma a podio absidato con cella circolare e stupa interno, forma finora unica e che rimanda evidentemente all’India, tanto che gli archeologi italiani e pachistani pensano possa risalire almeno all’età indo-greca.

Regno Unito: in Inghilterra nella contea di Rutland uno straordinario mosaico con scene dell’Iliade

mosaico con scene dell’Iliade

Un magnifico mosaico romano è stato scoperto nel 2020 sotto i campi arati nella regione delle Midlands orientali. Si tratta del primo mosaico mai rinvenuto in Inghilterra con scene tratte dall’Iliade di Omero: presumibilmente decorava una grande sala da pranzo all’interno di una villa romana risalente alla fine del III o all’inizio del IV secolo d.C. Raffigura lo scontro tra Achille ed Ettore al termine della guerra di Troia e misura mt 7×11. Il ritrovamento offre nuove prospettive su usi e tradizioni degli abitanti dell’epoca, la loro conoscenza della letteratura classica e fornisce anche informazioni sull’individuo che ha commissionato il mosaico, una persona benestante con una buona conoscenza dei classici. Parte del sito non è ancora stata scavata, ma le indagini geofisiche che rivelano le strutture sottostanti mostrano un complesso di edifici, tra cui fienili a corridoio, strutture circolari, forse depositi di grano, e una presunta sala da bagno. Il lavoro continua anche con il contributo di David Neal, uno dei maggiori esperti di mosaici romani.

Turchia: in Anatolia il sito di Karahantepe un santuario rupestre di oltre 11mila anni fa

sito di Karahantepe

Il sito archeologico di Karahantepe, a circa 25 miglia a sud-est del suo più famoso gemello Göbeklitepe, sta gettando nuova luce sull’ingegnosità e la sorprendente creatività del popolo neolitico di questa parte della Turchia sudorientale. La scoperta dell’Università di Istanbul con l’équipe guidata dal professore Necmi Karul mostra un ambiente sotterraneo di 23 mt di diametro e profondo mt 5.50, con ben conservata la scultura di una imponente testa dai tratti umani, affiorante dalla parete rocciosa che pare “guardare come da una finestra” una serie di undici alti pilastri scolpiti a forma di fallo. Un tempio sacro che affonda le radici nella preistoria e che potrebbe essere stato il cuore di una processione di sacerdoti e possibili fedeli che si muovevano lungo una traiettoria che coinvolgeva altri tre templi collegati. Ha numerosi artefatti in pietra lavorata con almeno 250 monoliti, per lo più con pilastri a T, così come molte sculture in pietra e disegni unici. Come a Göbeklitepe questo sito è coperto da molte strane raffigurazioni di esseri umani, simboli e animali, a volte coinvolti in attività molto strane e una sorprendente rappresentazione 3D di una testa umana con un collo serpentino, che emerge dalla roccia.

Nei giorni della BMTA sarà previsto l’ingresso gratuito ai seguenti siti e parchi archeologici in provincia di Salerno:

Il Museo Archeologico Nazionale di Paestum custodisce reperti provenienti dalla città e dal territorio di Poseidonia-Paestum. Suppellettili preistorici, corredi funerari e le metope del santuario di Hera Argiva fanno da cornice alle lastre dipinte della famosa Tomba del Tuffatore (480 a. C.), rinvenuta dall’archeologo Mario Napoli grazie a diverse campagne di scavo portate avanti negli anni Sessanta in località Tempa del Prete. Di grande interesse anche la statua fittile seduta di Zeus (metà VI sec. a. C.); il grande busto fittile femminile acefalo (fine del VI secolo a.C.); le anfore a hydrie in bronzo (metà del VI sec. a.C.) e le statuine fittili raffiguranti Hera, la sposa di Zeus, che regge in una mano il melograno e nell’altra un bambino o una chiave o la patera, tutti simboli di fertilità. Una simbologia poi traslata nella rappresentazione iconografica della Madonna del Granato, nel santuario di Capaccio. Sculture, iscrizioni marmoree, oggetti di culto, frammenti di vasi e anfore di epoca romana di Paestum completano il percorso espositivo del Museo, offrendo al visitatore una panoramica completa della storia del sito archeologico.

Il Parco Archeologico di Paestum consente al visitatore di effettuare un viaggio tra i monumenti della greca Poseidonia fondata, secondo il geografo Strabone, alla fine del VII sec. a.C. dagli Achei provenienti dalla colonia di Sibari, in Calabria. Conquistata alla fine del V sec. a.C. dai Lucani, nel III sec. a.C. Posidonia divenne una colonia latina e fu ribattezzata Paestum. Protetto da 5 chilometri di cinta muraria pentagonale, caratterizzata da quattro porte sormontate da simboli apotropaici, il Parco Archeologico custodisce imponenti templi dorici (IV e V sec. a.C.) quali la Basilica di Hera, il Tempio di Nettuno o Poseidon e il Tempio di Cerere. La Basilica, il più antico dei templi di Paestum si alza solenne con le colonne doriche del porticato orientato a Est. L’esempio più classico di tempio dorico del mondo greco è, poi, il tempio di Nettuno, mentre all’estremità settentrionale della zona sacra sorge il tempio di Cerere, dedicato alla dea Atena. Negli scavi si possono ammirare anche edifici romani quali le terme, il portico del foro e l’anfiteatro.

Il Parco Archeologico di Velia, testimonianza dell’antica Elea, fondata intorno al 540 a.C. da coloni Focei e sede della scuola filosofica eleatica (fine VI secolo a.C.) che ebbe come esponenti di maggior spicco i filosofi Parmenide e Zenone. Interessante l’impianto urbanistico della città e l’imponente “Porta Rosa” (dedicata dall’archeologo Mario Napoli alla moglie Rosa), unico esempio di architettura greca con volta a tutto sesto. Pregevole è il muro del recinto sacro con la stoà (portico) pavimentata in mattoni, di età ellenistica.

Il Museo Archeologico Nazionale e della Media Valle del Sele di Eboli ha sede nel Convento di San Francesco. Fondato nel XIII secolo e ristrutturato nel XVI, prima dell’ultimo conflitto è stato la sede del Municipio, della Pretura e del locale Ginnasio. I bombardamenti ne determinarono la parziale distruzione e l’abbandono. Un recente restauro ha consentito alla Soprintendenza Archeologica di Salerno e Avellino, su concessione del Comune, di adibire a museo l’ala occidentale del convento. Attualmente la struttura museale custodisce soprattutto i corredi funerari scoperti nelle tombe rinvenute nel centro antico di Eboli che in età antica, grazie alla sua posizione geografica strategica, ha rappresentato una frontiera per diverse identità culturali.

Il percorso espositivo si articola seguendo un criterio cronologico:
dalla preistoria all’Età del Ferro, proseguendo con il periodo Orientalizzante (VIII – VII sec. a.C.) caratterizzato da un cospicuo corredo funerario e concludendo con la ricca documentazione risalente al IV sec. a.C. Il Museo Archeologico Nazionale di Pontecagnano “Gli Etruschi di frontiera” custodisce le testimonianze più significative della presenza etrusca a Pontecagnano che, insieme a Capua, rappresenta l’insediamento etrusco più importante della Campania. Lungo il percorso espositivo si può ammirare il ricchissimo corredo funerario rinvenuto nelle oltre 9000 tombe della necropoli, che dimostrano la costante presenza etrusca sul territorio, dall’Età del Ferro (fine X e inizi IX sec. a.C.) all’Età romana quando all’insediamento etrusco-italico si sovrappone la colonia di Picentia (263 a.C.). Il fulcro dell’esposizione museale è rappresentato dai corredi funerari principeschi del periodo Orientalizzante (fine VIII – VII sec. a.C.), caratterizzati da manufatti per il simposio, vasi in bucchero (ceramica etrusca di colore nero, sottile e leggera), gioielli preziosi, pesi per il telaio. Il Museo Archeologico Nazionale di Pontecagnano è stato allestito dalla Soprintendenza Archeologica di Salerno e Avellino, in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” e con l’Università degli Studi di Salerno.

La Certosa di San Lorenzo a Padula è il più vasto complesso monastico dell’Italia Meridionale e uno dei più interessanti in Europa per bellezza architettonica e artistica. A forma di graticola, per ricordare come fu martirizzato San Lorenzo, vanta un chiostro che si estende su una superficie di 15mila metri quadrati. I lavori di costruzione iniziarono nel 1306 per volontà di Tommaso Sanseverino, conte di Marsico e signore dei Vallo di Diano. La corte esterna è costituita da un grande cortile rettangolare, intorno al quale erano ospitate buona parte delle attività produttive. L’originaria veste cinquecentesca, realizzata in pietra locale e rigidamente scandita dall’ordine dorico delle colonne binate, fu arricchita poi in epoca barocca con statue e pinnacoli.

La Chiesa, a navata unica con cinque cappelle sul lato destro, è divisa in due zone da una parete. Varcata la soglia, ci si trova di fronte alla scala elicoidale, che conduce all’antisala della biblioteca. Di particolare interesse anche la grande cucina dove, secondo la leggenda, fu preparata la frittata di mille uova per sfamare i sodati dell’esercito di Carlo V (1535). I Certosini lasciarono Padula nel 1807, durante l’epoca francese del Regno di Napoli, e vi tornarono dieci anni dopo. Nel 1882 la Certosa è stata dichiarata monumento nazionale e affidata alle cure del Ministero dell’Istruzione Pubblica. Dal 1998 è inclusa nella lista di monumenti dichiarati Patrimonio Mondiale dell’Umanità.