Italia Opera Lirica Variety

Salome – dopo il successo della prima continuano le repliche dell’opera diretta da Damiano Michieletto

Teatro alla Scala

Salome

grande successo per la prima continuano le repliche dell’opera
diretta da Damiano Michieletto

Andato in scena esclusivamente per la ripresa televisiva prodotta da Rai Cultura nel 2021 con la direzione di Riccardo Chailly, l’allestimento di Salome di Damiano Michieletto incontra finalmente il pubblico per sei rappresentazioni fino al 31 gennaio con Axel Kober (24, 31) e Michael Güttler (20 e 27 gennaio) ad alternarsi sul podio.

Salome di Richard Strauss Direttore: Riccardo Chailly Regia: Damiano Michieletto Scene: Paolo Fantin Costumi: Carla Teti Luci: Alessandro Carletti Coreografia: Thomas Wilhelm

Specialista wagneriano, Kober è un ospite regolare del Festival di Bayreuth e ha diretto per due volte l’intera Tetralogia alla Staatsoper di Vienna. Grande è stata l’attesa per il debutto scaligero nei panni della protagonista di Vida Miknevičiūtė, che proprio come Salome è balzata all’attenzione internazionale a Vienna nel 2022 e che anche in questi giorni è splendida protagonista di uno spettacolo di Michieletto, Jenůfa a Berlino.

Nell’allestimento di Salome in scena alla Scala le rigorose scene geometriche di Paolo Fantin, dominate da una minacciosa luna nera che sovrasta il pozzo fiammeggiante in cui è rinchiuso Jochanaan, si popolano di riferimenti alla pittura simbolista facendosi teatro di una torbida tragedia dell’infanzia.

Salome di Richard Strauss Direttore: Riccardo Chailly Regia: Damiano Michieletto Scene: Paolo Fantin Costumi: Carla Teti Luci: Alessandro Carletti Coreografia: Thomas Wilhelm

I costumi sospesi tra presente e riferimenti pittorici sono di Carla Teti, le luci di Alessandro Carletti, la coreografia di Thomas Wilhelm. Il cast schiera accanto alla protagonista Michael Volle (20, 24, 27 gennaio) e Tomasz Konieczny, (31 gennaio) nella parte di Jochanaan, insieme a Linda Watson (Herodias) e Wolfgang Ablinger-Sperrhacke (Herodes).

Salome alla Scala – La Genesi dell’Opera di Emilio Sala:

Come noto, gli ultimi vent’anni dell’Ottocento (l’età della décadence) stanno sotto il segno di Salomè. L’Hérodiade incompiuta di Mallarmé (1869 ca.) e l’Hérodias di Flaubert (uno dei Trois contes, 1877) sono i punti di partenza di un percorso che attraverso le famose tele di Gustave Moreau dedicate a Salomè e commentate da Huysmans (À rebours, 1884) arriva al celebre dramma di Oscar Wilde, scritto in francese e rappresentato, dopo varie vicissitudini, a Parigi nel 1896

Il tema è peraltro frequentato un po’ da tutti (Banville, D’Annunzio, Jean Lorrain, Jules
Laforgue, Apollinaire, Cocteau ecc.). Né va dimenticato che nel Parsifal wagneriano (1882) Klingsor cita Erodiade come una delle incarnazioni di Kundry (cfr. l’inizio del secondo Atto).
A Berlino, la pièce di Wilde conobbe uno straordinario successo al Kleines Theater nel 1903 con la regia di Max Reinhardt (nella traduzione in tedesco di Hedwig Lachmann). Come si vede, il capolavoro di Richard Strauss trovò nutrimento in una quantità di versioni antecedenti di quello che va considerato un vero e proprio tema-mito della fin de-siècle.

In un primo tempo, il compositore aveva pensato di musicare un adattamento in versi del dramma di Wilde: un libretto, insomma, messo a punto per lui dal poeta viennese Anton Lindner. Poi, però, con un gesto di grande consapevolezza e portata estetica, si rivolse direttamente al testo di Wilde nella traduzione tedesca già citata di Hedwig Lachmann. Di quest’ultima, pubblicata nel 1902 (in una edizione illustrata da Markus Behmer che imita quella inglese famosissima del 1894, con le illustrazioni di Beardsley), possediamo un esemplare preziosissimo con le annotazioni autografe di Strauss, che riporta anche a margine le prime idee musicali che il dramma gli va suggerendo. I suoi interventi sul testo di Wilde sono sostanzialmente soltanto dei tagli che sfrondano e concentrano l’azione: ma tanto il plot quanto la veste verbale dell’originale vengono rigorosamente conservati. Si tratta di un modo di procedere assai simile a quello attuato da Debussy con il dramma di Maeterlinck da lui messo in musica: Pelléas et Mélisande (1902).

Questa abolizione della mediazione librettistica, un passaggio obbligato e istituzionalizzato da secoli nel melodramma tradizionale, porta a quel tipo di teatro musicale tipicamente novecentesco che la critica tedesca ha denominato Literaturoper: la musica intona il testo letterario senza surrogarlo. Ciò cambia profondamente, è ovvio, il senso e la funzione della musica nel suo rapporto col dramma e troverà un nuovo punto d’arrivo nel Wozzeck di Alban Berg (1925). Per tornare a Strauss, egli volle curare personalmente la traduzione francese della sua opera, recuperando (il più possibile), appunto nel nuovo spirito della Literaturoper, il testo originale di Oscar Wilde. Nell’estate 1905, il compositore scrisse più volte al suo amico Romain Rolland per domandargli un aiuto: il suo problema era quello di adattare il francese di Wilde alle frasi musicali da lui scritte per la traduzione tedesca della Lachmann.

Si può sostituire Comme la princesse Salomé est belle ce soir (l’originale) con Comme elle est belle ce soir, la princesse Salomé ?” (si tenga presente la prima frase dell’opera:
“Wie schön ist die Prinzessin Salome heute Nacht…”). La Salome di Strauss venne rappresentata per la prima volta a Dresda nel 1905 e fu un grande successo. Anche a Parigi (nel 1907) ottenne un esito estremamente favorevole. Recensendo l’opera sul “Figaro” Gabriel Fauré disse della partitura di Strauss che è come “un poema sinfonico con l’aggiunta delle parti vocali”, nel senso che la musica di Strauss porta ai limiti estremi la capacità rappresentativa e l’analisi sonora tipiche del poema sinfonico.

La trama del suo tessuto leitmotivico è così densa e cangiante da rasentare l’horror vacui (in ciò procedendo all’opposto di Debussy, che chiamava quella di Strauss l’orchestra-cocktail). La forza icastica e la persistenza (metamorfica ma sempre riconoscibile) di alcuni motivi hanno qualcosa di ossessivo e di inquietante, che ben s’attaglia a un’opera che fa di un’isterica “vergine perversa” la sua protagonista. Basti pensare alle onnipresenti, nervose terze ascendenti, rapidissime, che ritornano sempre al punto di partenza e sembrano materializzare il desiderio tanto violento quanto inappagabile di Salome (con la ripetizione per quattro volte di questo intervallo si chiuderà l’opera); oppure alle famose quarte discendenti associate a Jochanaan che si fissano nella memoria con un che di morboso e si caricano sempre più di un’ansia misteriosa. Non a caso questo tema riecheggia quando Salome (un momento-chiave) dice al profeta ormai ridotto a un capo mozzo che, guardandolo, sentiva una musica arcana:

“Hörte ich geheimnisvolle Musik”:
è una musica che sopravvive al personaggio che sembrava incarnarla e che dunque rinvia piuttosto a un Jochanaan fantasma o idea fissa di Salome. Viene in mente Des Esseintes (il famoso protagonista di À rebours di Huysmans) davanti all’Apparition di Gustave Moreau, il quadro che rappresenta Salomè ipnotizzata di fronte alla testa decapitata del profeta:

L’orribile testa fiammeggia, ancora sanguinante […] Visibile solo a lei, Salomè non rivolge ad altri il suo sguardo spento, né a Erodiade che sogna il suo odio finalmente compiuto, né al tetrarca che, chino un po’ in avanti, le mani sulle ginocchia, ansima ancora […] Come il vecchio re, Des Esseintes, in preda alla vertigine, restava sgomento, annichilito davanti a questa danzatrice.

Note Biografiche: Emilio Sala (1959) è professore associato di Drammaturgia e Storiografia musicali presso l’Università degli Studi di Milano, membro del comitato scientifico della Fondazione Pergolesi Spontini e di quello dell’Edizione nazionale Giacomo Puccini, e direttore dei progetti di ricerca della Fondazione Rossini di Pesaro. Si occupa dei rapporti tra la musica e le varie forme di spettacolo, con particolare attenzione all’Ottocento romantico-popolare. È autore di numerose pubblicazioni. Il suo libro Il valzer delle camelie. Echi di Parigi nella Traviata è uscito anche in traduzione inglese. Dal 2012 al 2015 è stato direttore scientifico dell’Istituto Nazionale di Studi Verdian

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: