1973 dal blues al jazz, dal folk alla psichedelia, dal rock al progressive Un ponte fino ad oggi

Goodbye Yellow Brick Road
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Tra i libri che avevo intenzione di leggere, ho finalmente preso in mano

“1973. L’anno della musica.
Raccontato in 73 dischi leggendari“

un volume di quattrocento pagine
pubblicato da Arcana nel 2023,
curato da Andrea Pintelli, Angelo De Negri e Athsos Enrile,

il libro raccoglie i contributi di diversi autori. Il testo celebra i cinquant’anni da quell’anno cruciale, mezzo secolo che ha segnato una svolta epocale nella musica. Un ponte come viene definito nel libro, di quell’evoluzione musicale che abbiamo vissuto o solo percepito. Piaccia o no, la musica di quel momento storico ha posto le basi per nuove sperimentazioni, trasformando l’esperienza dei concerti e il modo di vivere la musica.

Ma in quanti siamo davvero consapevoli di essere stati contemporanei di quelle che oggi sono considerate leggende? O di quelle che lo diventeranno in futuro?

Il libro non trascura il contesto storico, il giornalista Mauro Selis riassume in un capitolo gli eventi sociopolitici significativi del 1973. Tra questi, spiccano l’austerity economica e gli attentati terroristici in Italia, il colpo di stato in Cile, e la scomparsa di figure importanti del cinema e della letteratura come Anna Magnani, Pablo Neruda e J.R.R. Tolkien. Selis menziona anche film iconici come quelli di Kung Fu di Bruce Lee, “Il Padrino I” di Francis Ford Coppola e “Amarcord” di Federico Fellini.

La Musica e la Rivoluzione Sonora del 1973

In questo scenario, la musica si rinnova grazie all’introduzione di nuovi strumenti. I capitoli del libro sono organizzati cronologicamente per mese, a partire da gennaio 1973. La prima recensione, a cura di Mario Eugenio Caminotti, è dedicata all’album “Birds of Fire” della Mahavishnu Orchestra. Un ascolto non facile per le nuove generazioni.

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“‘…Da qui in avanti nel brano accade poi di tutto, per l’incanto e la gioia delle orecchie, del corpo e dell’anima di chi resta incatenato all’ascolto, musica oltre la musica, virtuosismo e tecnica stellare individuale e collettiva ma sempre al servizio di una illuminazione creativa, esperienza metafisica diversamente ripetibile a ogni nuovo riascolto; riff, temi, soli, scale vertiginose si susseguono e intrecciano alti nello spazio sovrastante, come imprevedibili e irraggiungibili voli di uccelli; Uccelli di fuoco, da Stravinskij con Amore: Birds of Fire!‘”

Woman From Tokyo

Si prosegue con “Who Do We Think We Are” dei Deep Purple, recensito da Giancarlo Bolther. E naturalmente, non può mancare una delle pietre miliari di quell’anno, “The Dark Side of the Moon” dei Pink Floyd, analizzato da Franco Vassia

“‘THE DARK SIDE OF THE MOON è il Vaso di Pandora dei Pink Floyd, uno scrigno della mitologia musicale che, tra grandinate di angoscia e di incantevole bellezza, contiene gran parte dei mali che affliggono il mondo come l’avidità, i conflitti interiori, l’alienazione mentale, il declino psicofisico, la paura dell’invecchiamento e della morte. Per indossare gli abiti della canzone, le loro suite hanno rivestito i colori dell’arcobaleno, si sono contratte e trasformate per illuminare la parte più oscura della luna con temporali di dolore, di sofferenza, di denuncia e di poesia…‘”

Tra i gruppi italiani, un capitolo è dedicato a Le Orme con l’album “Felona Sorona“, recensito da Massimo Salari

Felona

“‘…Venendo al concept vero e proprio, Felona e Sorona sono due pianeti che girano nello stesso spazio ma inconsapevoli dell’esistenza l’uno dell’altro oltretutto distanti anni luce. Felona è ridente e solare, ricco di pace e amore, con bolle che aleggiano nel vento, un posto dove la serenità vive sovrana. Sorona (da sorrow, nome suggerito da Hammill che in italiano si traduce in “tristezza”) invece è piccolo, oscuro, e triste. Qui gli abitanti in uno stato abulico-vegetativo girano senza sorriso come fantasmi. Ma in verità e a sorpresa, il grande protagonista della storia è Dio, o, meglio l’Essere Supremo…‘”

Proseguendo con le recensioni degli album fondamentali del ’73, si arriva ad aprile con “Aladdin Sane” di David Bowie. Mario Eugenio Caminotti descrive l’album e il suo alter ego “Ladd Insane” come un punto di svolta per Bowie, definendolo un “artista rock ‘mutaforma’ per eccellenza”, capace di spaziare tra diverse forme d’arte e un vero frontman e polistrumentista. Quest’album segna il passaggio dall’era di Ziggy Stardust a nuove esplorazioni artistiche.

Lady Grinning Soul

Successivamente, Marco Francione commemora il cinquantesimo anniversario di “Goodbye Yellow Brick Road” di Elton John, pubblicato il 5 ottobre 1973. Lo definisce un autentico capolavoro che evidenzia la versatilità dell’artista e del paroliere Bernie Taupin. L’album nasce dalla visione romantica di Bernie e dalla profonda passione musicale di Elton, ispirandosi al “Mago di Oz” sia per l’estetica della copertina che per i concetti di transizione dalla giovinezza all’età adulta e dalla vita pratica. Musicalmente, il disco fonde elementi di glam rock, hard rock potente e rock sinfonico, alternando momenti energici a riflessioni introspettive. Un esempio notevole è “Candle in the Wind“, brano inizialmente dedicato a Marilyn Monroe e successivamente associato alla principessa Diana. Il pianoforte inconfondibile di Elton, supportato da cori e arrangiamenti curati, completa il sound complessivo, rendendo “Goodbye Yellow Brick Road” uno degli album più influenti nella storia della musica.

Goodbye Yellow Brick Road 

Il libro si presenta come una vera e propria antologia – una “raccolta di fiori scelti” – che ripercorre la scintilla che ha dato vita a generi musicali diversi: dal blues al jazz, dal folk alla psichedelia, dal rock al progressive. Piene di contaminazioni e nuove ispirazioni, in gran parte grazie all’introduzione di nuove strumentazioni.

Un Panoramica di Artisti e Brani Recensiti nel libro

Di seguito, un elenco non esaustivo degli altri musicisti e album recensiti nel libro:

  • Gruppi Internazionali:
    • Genesis
    • The Who (con “Quadrophenia”)
    • Yes
    • Emerson, Lake & Palmer (con “Brain Salad Surgery”)
    • Traffic (con “On the Road”)
    • Hawkwind (con “Space Ritual”)
    • ZZ Top (con “Tres Hombres”)
    • Black Sabbath (con “Sabbath Bloody Sabbath”)
    • Uriah Heep (con “Live”)
  • Artisti Italiani (in particolare del progressive italiano):
    • PFM (Premiata Forneria Marconi) (con “Photos of Ghosts”)
    • Banco del Mutuo Soccorso (con “Io sono nato libero”)
    • Area (con “Arbeit Macht Frei”)
    • Osanna
    • Le Orme
    • Acqua Fragile
    • Franco Battiato

Cosa Succedeva Nelle Radio Italiane nel 1973?

Per chi, come me, nel 1973 aveva solo cinque anni, le radio trasmettevano brani che ora sono diventati dei classici. A quei tempi, le stazioni radiofoniche erano ben diverse da oggi: si cercava la frequenza con la manopola, sintonizzandosi su canali di stato, mentre le prime radio indipendenti o non riconosciute iniziavano a farsi strada.

Questo elenco è solo un frammento, riporta alcuni dei brani e album che diverse piattaforme web archiviano come canzoni più trasmesse in quell’anno e in quelli a seguire:

E Poi…

  • Lucio Battisti: “Il mio canto libero” e “La collina dei ciliegi”
  • Claudio Baglioni: “Questo piccolo grande amore” e “Amore bello”
  • Patty Pravo: “Pazza idea”
  • Pooh: “Io e te per altri giorni” e “Infiniti noi”
  • Mia Martini: “Minuetto”
  • Camaleonti: “Perché ti amo”
  • Massimo Ranieri: “Erba di casa mia”
  • Mina: “E poi…” ed “Eccomi”
  • Francesco De Gregori: “Alice non lo sa”
  • Lucio Dalla: “Piazza Grande”
  • Bruno Lauzi: “Girasole”

Piazza Grande

Il Rito del Vinile: Tra Nostalgia e Nuove Frontiere

Il vinile è tornato ad essere di grande attrattiva da alcuni anni, e chi se n’è accorto per tempo ha fatto un buon investimento in questo settore, come Jack White con la sua etichetta discografica la Third Man Records produce artisti e vinili. Mi sono iscritta al programma di abbonamento “Vault” per offerte e promozioni, ma ne scriverò più approfonditamente più avanti.

Il vinile, tuttavia, non è un oggetto semplice da utilizzare, molti giradischi rischiano di rovinarlo. Inoltre, i nuovi vinili sono molto più leggeri, e ho qualche perplessità sulla loro durata e sulla qualità del suono. Tra l’altro i produttori si stanno ponendo il problema dell’inquinamento, attrezzandosi per il riciclo e l’utilizzo di materiali sostenibili.

vinili a 45 giri in versione promozionale

Descrizione foto: Vinili 45 giri trovati in un mercatino di oggetti usati, recuperati da una scatola in buono stato, li ho pagati 1€ l’uno. Della RCA Whenever you need Somebody di Rick Asltey, RCA Beethoven ( I love to listen to) Eurythmics, della Epic Time after Time di Cindy Lauper, Don’t be my Enemy di Wang Chung, A Different Corner George Michael e strumentale, della PolyGram Everybody wants to Rule the World Tears for Fears, So far Away Dire Straits.

A parte i vinili usati o promozionali ne ho acquistato altri da negozi specializzati, non so se il loro valore aumenterà nel tempo, ma la mia motivazione non è stata l’investimento, quanto piuttosto il desiderio di portare a casa un po’ di atmosfera, ricordi e uno sguardo a un tempo che per me non esiste più o che non ho mai vissuto in prima persona.

La Nuova Frontiera Sonora

Abbiamo esaminato i generi musicali e come gli artisti, in sintonia tra loro, abbiano guardato al passato con uno sguardo al presente, traendo il meglio con nuovi paesaggi sonori grazie all’introduzione di nuovi strumenti elettronici. Tra i modelli pionieristici troviamo il Telharmonium (fine ‘800/inizio ‘900), seguito dal Novachord (costruito dalla Hammond Organ Company tra il 1938 e il 1942), fino ai Sintetizzatori Analogici nel 1973, come il Moog Minimoog Model D, l’ARP 2600, e i pianoforti elettrici Fender Rhodes e Wurlitzer e l’organo elettrico Hammond B3.

Telharmonium (come un telaio)

E cosa succede oggi? La ricerca nel campo sonoro e musicale prosegue con i nuovi strumenti a disposizione, anche grazie all’Intelligenza Artificiale. Sembra un passaggio obbligato da indagare e approfondire, con applicazioni in tutti i campi della produzione umana.

Sono venuta a conoscenza dell’IRCAM (Institut de Recherche et Coordination Acoustique/Musique) dopo un concerto a Parigi nel mese di marzo, presso il centro culturale Le Centquatre. L’obiettivo principale dell’IRCAM è creare un ponte tra la sensibilità artistica e l’innovazione scientifica e tecnologica. È uno dei più grandi centri di ricerca pubblici al mondo che unisce espressione musicale e ricerca scientifica. Vengono prodotte nuove opere musicali, spesso commissionando compositori e fornendo loro le risorse tecnologiche e la collaborazione con i ricercatori. Questo porta alla nascita di musica d’avanguardia che integra le ultime scoperte tecnologiche, con particolare attenzione alla musica elettroacustica e all’interazione tra strumenti acustici ed elettronici.

In Italia abbiamo molti istituti simili, ma sono diffusi su varie parti del territorio, non c’è un centro unico. Non saprei dire se sia un bene o un male, ma comunque la ricerca si fa anche nella nostra penisola. A parte i conservatori musicali, vi sono altri istituti di ricerca tra questi: LIM – Laboratorio di Informatica Musicale (Università degli Studi di Milano), DEI – Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione (Università degli Studi di Padova), CRM – Centro Ricerche Musicali (Roma).