Il 13 maggio ho assistito al webinar HathiTrust 101 Presentation, un appuntamento pensato sia per chi si avvicina per la prima volta alla piattaforma sia per chi la utilizza da anni, ai servizi e alla visione strategica di HathiTrust.
HathiTrust 101
la digitalizzazione passa da collaborazioni,
fiducia e visioni comuni
I relatori Bibliotecari provenienti da università di ricerca e liberal arts colleges hanno condiviso esperienze dirette su come HathiTrust influenzi le loro operazioni quotidiane e sostenga la missione delle loro biblioteche, mostrando quanto questa infrastruttura sia ormai parte integrante del lavoro accademico.
I Relatori dell’incontro sono stati:
–Melissa Stewart, Member Relations Specialist, HathiTrust – University of Michigan Library
–Jessica Rohr, HathiTrust Marketing and Communications Strategist;
–Dracine Hodges, Associate University Librarian for Collections Services alla Duke University;
–Nathan Mealey, Associate University Librarian for Discovery & Access alla Wesleyan University;
–Denise Pan, Senior Associate Dean for Collections, Finance & Partnerships all’Università di Washington;
–Betsaida Reyes, Head of Humanities and Social Sciences alla Pennsylvania State University.
Un archivio che cresce e apre alla scoperta di
percorsi musicali inattesi

La sessione si è aperta con l’introduzione di Melissa Stewart, che ha ricordato la missione fondativa dell’organizzazione, «contribuire alla ricerca, agli studi accademici e al bene comune attraverso la raccolta, l’organizzazione, la conservazione, la comunicazione e la condivisione collaborativa del patrimonio della conoscenza umana». Stewart ha ripercorso la storia di HathiTrust, dalla nascita nel 2008 alla crescita fino a oltre duecento membri, sottolineando come l’introduzione del modello di quote associative a scaglioni nel 2020 abbia permesso anche alle istituzioni più piccole di aderire.
«Ciò è dovuto in gran parte all’introduzione, nel 2020, di un modello di quote associative a scaglioni che ha permesso anche alle istituzioni più piccole di potersi permettere l’adesione», ha affermato Melissa Stewart.
Proprio le quote associative rappresentano oggi il principale sostegno economico dell’infrastruttura, ogni membro contribuisce alla conservazione digitale, alla manutenzione della collezione e allo sviluppo dei servizi. Stewart ha annunciato anche la creazione di un nuovo Collection Advisory Committee, che avrà il compito di orientare la strategia di sviluppo della collezione digitale, affiancando gli organi di governance già esistenti.
Quando la conversazione si è spostata sul tema delle collaborazioni, è emerso quanto la cooperazione sia stata decisiva nella storia di HathiTrust. Nathan Mealey ha ricordato che la collaborazione è parte integrante dell’identità bibliotecaria e che la governance condivisa permette a ogni istituzione, grande o piccola, di contribuire alla direzione strategica.
«Ci sono reali opportunità di lavorare fianco a fianco con lo staff di HathiTrust per cercare di raggiungere gli obiettivi specifici della propria istituzione», Nathan Mealey.
Il suo intervento ha mostrato come la partecipazione attiva dei membri non sia un principio astratto, ma una pratica quotidiana che influenza servizi, priorità e innovazioni.
Il tema del copyright, affrontato da Stewart, ha chiarito la composizione della collezione, una parte significativa dei contenuti è ancora protetta, una quota è di pubblico dominio e una percentuale non trascurabile ha uno stato giuridico incerto. HathiTrust mantiene un approccio prudente, chiudendo l’accesso quando i diritti non sono verificabili e incoraggiando l’uso di licenze aperte come le Creative Commons.
Un passaggio delicato è stato dedicato all’ETAS, l’Emergency Temporary Access Service attivato durante la pandemia. Questo servizio ha permesso l’accesso temporaneo ai testi protetti posseduti fisicamente dalle biblioteche chiuse, generando un forte impulso alla digitalizzazione e aumentando la fiducia verso HathiTrust.
Dracine Hodges ha raccontato come, alla Duke University, l’esperienza dell’ETAS abbia accelerato la creazione di nuovi flussi di lavoro, come il servizio “Digitalizza questo libro”, e abbia rafforzato l’attenzione al controllo qualità, soprattutto nella cura dei metadati.
La digitalizzazione ha avuto anche un impatto diretto sugli spazi fisici delle biblioteche. Betsaida Reyes ha spiegato come la pressione sugli ambienti stia portando molte istituzioni a ripensare scaffali, depositi e aree di consultazione, basando le decisioni sulla disponibilità digitale dei materiali. La presenza di un titolo in HathiTrust può diventare un elemento determinante nella scelta di mantenere o meno una copia cartacea.
Uno dei momenti più affascinanti della sessione è stato il case history del fondo di Luis Alberto Sánchez (una raccolta libraria e documentaria legata alla figura dell’intellettuale, politico e storico peruviano (1900–1994) una delle voci più influenti della cultura latinoamericana del Novecento), il fondo era disperso in varie sezioni della biblioteca a causa della classificazione LC (Library of Congress Classification, un sistema alfanumerico che organizza i libri per aree disciplinari, non per autore o provenienza), è stato ricostruito grazie alla digitalizzazione. La possibilità di identificare contrassegni fisici e confrontare copie digitali ha permesso di ricomporre virtualmente una collezione che, fisicamente, era frammentata e difficile da individuare.
Il servizio di testi accessibili, rappresenta uno degli strumenti più importanti per l’inclusione, consente al personale autorizzato di accedere all’intera collezione per produrre materiali accessibili a studenti e docenti con disabilità visive o difficoltà di lettura. A questo si affiancano il nuovo programma pilota di resource sharing, che permetterà di scaricare capitoli da testi protetti per il prestito interbibliotecario, e lo Shared Print Program, che garantisce la conservazione fisica di almeno una copia per ogni titolo presente digitalmente.
Mealey ha affrontato un tema delicato, l’eliminazione di copie cartacee quando un titolo è già disponibile in HathiTrust. La riconoscibilità del brand e la fiducia nella piattaforma rendono più semplice proporre ai docenti la dismissione di duplicati, soprattutto per opere in pubblico dominio. Questo si collega anche al nuovo servizio di interlibrary loan digitale, che ridurrà il lavoro manuale del personale e integrerà la collezione digitale nella rete dei prestiti.
Un breve accenno è stato dedicato anche alla papirologia, la digitalizzazione della collezione della Duke University è stata accettata dai docenti proprio perché HathiTrust è percepito come un luogo affidabile per la conservazione dei surrogati digitali.
Denise Pan ha riportato l’attenzione sulle relazioni umane, ricordando che la collaborazione non è solo un processo tecnico, ma un tessuto di fiducia, ascolto e obiettivi condivisi.
La Strategic Vision Task Force ha lavorato proprio in questa direzione, definendo una visione strategica che valorizza la partecipazione dei membri e la loro capacità di orientare le scelte dell’organizzazione.
Un passaggio molto interessante è stato il confronto tra HathiTrust e Internet Archive. Le differenze sono nette, HathiTrust non digitalizza direttamente, ma riceve contenuti da Google e dai progetti locali; ogni elemento è curato e selezionato da biblioteche accademiche; il pubblico di riferimento è quello della ricerca. Internet Archive, invece, ha un pubblico più eterogeneo e un approccio più ampio e meno filtrato. Nonostante ciò, esistono connessioni operative, perché molte istituzioni digitalizzano tramite Internet Archive e poi depositano i contenuti in HathiTrust.
HathiTrust accetta copie multiple dello stesso titolo perché edizioni diverse possono contenere prefazioni, introduzioni o apparati critici differenti. La missione è prima di tutto di preservazione, e la varietà delle edizioni è parte integrante del patrimonio culturale.
La sessione si è chiusa con un riferimento agli standard di accessibilità del Title II, che guidano lo sviluppo dell’interfaccia e dei servizi. Il sito e la maggior parte degli strumenti rispettano gli standard ADA (Americans with Disabilities Act, Title II) normativa statunitense che obbliga enti pubblici e servizi digitali a essere accessibili alle persone con disabilità, garantendo accesso equo a contenuti e funzioni e WCAG (Web Content Accessibility Guidelines) linee guida tecniche internazionali del W3C che definiscono come rendere siti e documenti digitali accessibili: testi alternativi, contrasto, navigazione da tastiera, compatibilità con screen reader, anche se rimane aperta la sfida dei PDF immagine, ancora non pienamente accessibili.
Questo webinar ha mostrato un ecosistema complesso, vivo e profondamente collaborativo. HathiTrust non è solo una collezione digitale, ma un laboratorio di governance condivisa, un luogo in cui le biblioteche costruiscono insieme il futuro della conservazione e dell’accesso alla conoscenza.
HathiTrust non è soltanto un’infrastruttura di conservazione, ma anche un luogo che propone linee di ricerca molteplici, tutte percorribili e capaci di aprire sentieri inattesi.
Tra queste, l’area dedicata alla musica offre prospettive che dialogano naturalmente con il lavoro di una fonoteca come Musicaest, che vive tra vinili contemporanei, colonne sonore, musica elettronica e percorsi di studio sulla storia dei media sonori.
Tra le raccolte musicali presenti sulla piattaforma, una in particolare merita di essere approfondita la Women Composers Collection https://babel.hathitrust.org/cgi/mb?a=listis&c=1346310894 ed è curata dalla University of Michigan Music Library Special Collections, che da anni lavora sulla valorizzazione e la preservazione di materiali musicali rari e storicamente significativi. È un archivio che invita a esplorare nuove narrazioni, a riascoltare storie musicali meno note e a interrogare il modo in cui la memoria culturale si costruisce e si trasmette.
Sarà il punto di partenza del prossimo articolo, un viaggio attraverso opere e autrici che gli archivi digitali rendono oggi nuovamente accessibili e che offrono un’occasione preziosa per ampliare il nostro modo di ascoltare.
Accanto a queste direzioni, l’archivio di HathiTrust offre anche altre linee di ricerca dedicate alla musica, come la Music Library Scores and Books Collection https://babel.hathitrust.org/cgi/mb?a=listis&c=1647570589, che raccoglie titoli provenienti dalla University of Michigan Music Library, e l’Edison Collection of American Sheet Music https://babel.hathitrust.org/cgi/mb?a=listis&c=293249306, che conserva musica statunitense pubblicata tra il 1800 e il 1870.
