“Per la maggior parte della storia, Anonymous era una donna”
Virginia Wolf, A Room of One’s Own
Questo articolo è stato realizzato da Letícia Magalhães, ideatrice di Cine Suffragette, piattaforma multilingue dedicata alle voci femminili nel cinema e nei media. Il suo lavoro critico mette in luce prospettive spesso trascurate e dialoga con alcune delle tematiche che affronto qui su Musicaest. A maggio ho avuto il piacere di contribuire alla pubblicazione di un mio articolo articolo How Music Narrates Gender Identity: Æon Flux, Annette, and Suzume nel suo sito.
Oltre Chernobyl
Hildur Guðnadóttir e le compositrici di colonne sonore
Nel 2020, Hildur Guðnadóttir è diventata la prima compositrice donna a vincere tre grandi premi come solista, il Golden Globe, il BAFTA e l’Oscar, tutti per la colonna sonora del Joker di Todd Phillips, uscito l’anno precedente. Nello stesso anno, il 2019, un altro dei suoi lavori più virtuosi veniva presentato al mondo, la colonna sonora della miniserie HBO Chernobyl. Con un approccio “less is more”, ha composto una colonna sonora che è diventata storica.
Quando il primo nucleo della centrale di Chernobyl esplode, la musica è insicura, riluttante. Quando i tecnici arrivano sul luogo dell’esplosione, la musica diventa avventurosa – ma questa non è un’avventura. Le sirene dei pompieri sono più forti di qualsiasi musica e chiunque si avvicini al cuore dell’esplosione sente sapore di metallo in bocca.
Quando le particelle iniziano a cadere sulle persone che si trovano vicino alla centrale, su un ponte, mentre osservano l’incendio come fosse uno spettacolo di colori, la musica diventa un po’ giocosa, ma comunque minacciosa. La musica è pungente, praticamente inquietante quando cominciano a evacuare una città vicina.
Si organizza quindi una vera operazione militare per mitigare gli effetti delle radiazioni ed evacuare i villaggi. Gli uomini scelti per questa missione sono veterani della guerra in Afghanistan (1979–1989). Quando il giovane Pavel (Barry Keoghan) arriva al quartier generale improvvisato, la musica è cupa, quasi solenne, potrebbe essere la colonna sonora di un incubo. Più avanti, dopo aver portato a termine il compito di eliminare gli animali radioattivi, lui e gli altri marciano accompagnati da un canto popolare integrato nella colonna sonora.
A volte la musica evoca effetti sonori come un elicottero in volo o un contatore Geiger, il dispositivo usato per misurare la radiazione.
C’è un motivo, Hildur Guðnadóttir e il suo team si sono recati alla centrale dismessa di Ignalina, in Lituania, e hanno registrato rumori ambientali per trarre ispirazione nella composizione della colonna sonora.
Alcuni momenti sono totalmente silenziosi, e il silenzio è eloquente. Un esempio, quando Ščerbina (Stellan Skarsgård) viene informato che, se resteranno a Chernobyl a “spegnere il fuoco”, saranno morti entro cinque anni.
Ma il miglior uso della colonna sonora è nei primi minuti dell’ultimo episodio, quando una musica calma, quasi lo-fi, ci avvolge mentre assistiamo alla vita quotidiana in una città in cui tutto sta per cambiare. Alla fine, quando compaiono le didascalie che raccontano la storia successiva al disastro, la musica minacciosa ritorna per un’ultima volta, trionfante.
Chernobyl è stata solo la seconda serie nella storia a vincere il Grammy Award per la miglior colonna sonora per media visivi.
La colonna sonora avrebbe dovuto essere composta da Jóhann Jóhannsson, ma la sua morte prematura cambiò i piani e Hildur Guðnadóttir, sua amica e collaboratrice abituale, venne scelta al suo posto, interrompendo un ciclo di assunzioni quasi esclusivamente maschili nel campo delle colonne sonore.
Breve storia delle compositrici nel cinema
C’è una particolare citazione di Virginia Woolf che mi piace molto perché è vera e si applica a diversi campi, “Per la maggior parte della storia, Anonymous era una donna”. Vale anche per la musica.
Una serie TV di cui ero ossessionata e la cui cancellazione ancora mi addolora è Mozart in the Jungle di Amazon Prime. Nell’ultima stagione affronta brevemente il tema delle donne nascoste della musica classica, mentre la protagonista femminile accarezza l’idea di diventare direttrice d’orchestra. Inizia a dirigere un ensemble che suona solo brani composti da donne. Nel corso della serie vengono citati molti nomi femminili della musica classica, per chi volesse approfondire: Clara Schumann, Anna Maria Mozart, Fanny Mendelssohn e Isabella Leonarda.
Nella composizione di colonne sonore cinematografiche le cose non erano diverse.
La maggioranza, se non la totalità, dei compositori dell’epoca d’oro di Hollywood erano uomini: Max Steiner, Miklós Rózsa, Alfred Newman, Dimitri Tiomkin, Bernard Herrmann e coppie di compositori e parolieri come Rodgers e Hart e Rodgers e Hammerstein, solo per citarne alcuni. Non era diverso altrove, in Italia, ad esempio, abbiamo avuto Nino Rota ed Ennio Morricone, che a un certo punto lavorarono anche a Hollywood.
Ma le cose sono cambiate negli ultimi anni.
Doreen Carwithen, nota anche come Mary Alwyn, divenne la prima compositrice donna a tempo pieno in Inghilterra negli anni Quaranta. Nel 1997, Rachel Portman divenne la prima donna a vincere un Oscar per la miglior colonna sonora, per Emma.
Nel 2013, il tre per cento dei 250 principali film hollywoodiani aveva una colonna sonora composta da donne. Questa percentuale sale all’otto per cento nel 2022. Hildur Guðnadóttir fa parte di questo cambiamento, insieme a Isobel Waller-Bridge, Anne Dudley, Jocelyn Pook, Debbie Wiseman, Pinar Toprak e molte altre.
Ho imparato in un corso qualche anno fa che la musica in una produzione cinematografica non può essere ridondante, deve essere complementare alle immagini. La colonna sonora di Hildur Guðnadóttir per Chernobyl traduce perfettamente un’atmosfera, la costruzione di una catastrofe, mentre i personaggi non conoscono i pericoli in cui si stanno addentrando ma noi spettatori sì. Chernobyl è già una delle migliori miniserie del XXI secolo, e molto del merito va alla sua colonna sonora ispirata.
Nota biografica:
Hildur Guðnadóttir (Reykjavík, 1982) è una compositrice, violoncellista e direttrice musicale islandese. Formata nella musica classica e nella sperimentazione elettronica, ha collaborato a lungo con ensemble contemporanei e con artisti come Jóhann Jóhannsson, contribuendo a ridefinire il linguaggio della colonna sonora moderna attraverso un uso narrativo del suono, texture ambientali e registrazioni sul campo.
È autrice delle musiche di Chernobyl, Joker, Women Talking e numerosi altri progetti per cinema e televisione, che le sono valsi riconoscimenti internazionali tra cui Oscar, Golden Globe, BAFTA, Emmy e Grammy. Il suo lavoro, caratterizzato da un equilibrio tra rigore orchestrale e ricerca timbrica, l’ha resa una delle figure più influenti della composizione contemporanea.
La sua presenza culturale è tale che viene citata anche nel film TÁR (2022), dove la protagonista menziona Guðnadóttir come una delle compositrici più rilevanti della scena attuale, un segnale della sua centralità nel panorama musicale e della sua influenza sulla nuova generazione di autori e direttrici musicali.
Nota biografica:
Letícia Magalhães è storica, bibliotecaria e critica cinematografica. Scrive in portoghese, inglese e spagnolo, e parla anche tedesco e italiano. Tra le sue iniziative di critica cinematografica c’è la pubblicazione multilingue Cine Suffragette, fatta da e sulle donne nei media.
Museo di storia Naturale:
CHERNOBYL 1986 Disastro, abbandono e rinascita
La mostra a Milano da 24 giugno al 20 settembre
Chernobyl, oltre il silenzio
Il 26 aprile 1986 un grave incidente sconvolse il pianeta: il reattore n. 4 della centrale nucleare di Chernobyl in Ucraina, allora parte dell’Unione Sovietica, fu distrutto da un’esplosione di vapore e da un incendio del nocciolo, liberando in atmosfera una grande quantità di materiale radioattivo che si diffuse su gran parte dell’Europa uccidendo decine di persone e cambiando la vita a milioni di esseri umani.
A quarant’anni dal disastro nucleare di Chernobyl e dall’abbandono dell’area contaminata, qual è oggi lo stato dell’ambiente? Cosa sappiamo della radioattività e dei suoi effetti?
Il disastro di Chernobyl scosse l’opinione pubblica mondiale e il ricordo di quell’evento è ormai vivido, parte dell’immaginario collettivo sui pericoli di un uso sconsiderato dell’energia nucleare. Ancora oggi – le ricerche scientifiche lo confermano – il Cesio-137 disperso dalla nube radioattiva di Chernobyl rappresenta una minaccia per la salute umana. In molte parti d’Europa questo tristemente famoso isotopo radioattivo artificiale – sottoprodotto della fissione dell’uranio nelle centrali nucleari – è presente in quantità allarmanti in varie specie di funghi commestibili di cui, per fortuna, è vietato il consumo. Tuttavia, nell’area di esclusione di Chernobyl pari a 30 km di raggio, nonostante i livelli elevatissimi di radioattività, l’abbandono da parte dell’uomo ha dato il via libera
alla diffusione di specie animali un tempo scomparse come lupi, cinghiali, caprioli e bisonti europei o ha favorito l’espansione di specie introdotte dall’uomo subito dopo il disastro, come il cavallo di Przewalski, una specie originaria della Mongolia.
In alcune specie di animali sono stati rilevate delle mutazioni che agiscono, apparentemente, in modo favorevole. Per esempio, nelle raganelle orientali Hyla orientalis, normalmente di colore verde brillante, nell’area di esclusione prevale la colorazione nera data dalla melanina come possibile reazione protettiva nei confronti dello stress ossidativo dato dalle radiazioni. Nelle rondini Hirundo rustica e nei lupi vi sono indizi che la radioattività, attraverso meccanismi evolutivi, abbia indotto nel DNA un adattamento di difesa dai tumori.
comunicato ufficiale
https://museodistorianaturalemilano.it/documents/87930661/517292681/CS_CHERNOBYL+1986-2026.pdf/
