Dall’antico Egitto il senso dell’elevazione e lo stupore per ogni cosa

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Dall’antico Egitto il senso dell’elevazione e
lo stupore per ogni cosa

Statua portainsegna Penbuy - Nuovo Regno, XIX dinastia da Deir el-Medina. Collezione Drovetti, 1824
Statua portainsegna Penbuy – Nuovo Regno, XIX dinastia da Deir el-Medina. Collezione Drovetti, 1824

Una impressione su quello che mi ha lasciato la vista al Museo Egizio di Torino in occasione dell’Editathon di Wikipedia del 15 aprile 2024.

Una giornata bella e intensa, per la prima volta ho partecipato ad un evento di Wikimedia per ampliare/tradurre alcune voci, io mi sono occupata di Paser un politico egizio, visir e Primo profeta di Amon. Durante la mattinata ho avuto modo di visitare uno dei Musei più importanti d’Italia, la guida molto preparata e appassionata di egittologia ci ha mostrato la collezione e illustrato i significati di molti reperti.

Alcuni ritrovamenti hanno attirato la mia attenzione più di altri, come le statue portainsegna che mi hanno ricordato come persone dotate di una visione ampia del mondo possono portare metaforicamente sulle loro spalle tutta quella umanità di diversa estrazione sociale, culturale per mostrare loro un percorso di vita nuovo e costruirlo secondo le loro possibilità, e soprattutto come a loro volta possono influire sulla comunità di cui fanno parte.

Da qui le due citazioni che illustrano meglio il senso:

Se ho visto più lontano, è perché stavo sulle spalle di giganti – Isaac Newton

Bernardo di Chartres diceva che noi i Moderni siamo come nani appollaiati sulle spalle di giganti gli Antichi, e quindi siamo in grado di vedere di più e più lontano di questi ultimi. E questo non è affatto a causa dell’acutezza della nostra vista o della statura del nostro corpo, ma perché siamo portati in alto ed elevati dalla grandezza dei giganti.

Andando a ritroso ed esplorando meglio il senso dell’elevazione, nella mitologia si trova un ulteriore esempio dell’aiuto reciproco: Cedalione in piedi sulle spalle di Orione lo guida verso est dove i raggi del gigante Helios (sole) hanno ripristinato la vista del gigante Orione.

Ogni racconto, storia, immagine, musica è una luce di ispirazione, si tratta di tornare a osservare le cose in maniera diversa ed è un allenamento quotidiano, senza cadere nell’abitudine nel dare tutto scontato.

Stele di Neferabu –
Nuovo Regno XIX dinastia, Deir el-Medina

La stele del lavoratore Neferabu porta un’ iscrizione davvero molto significativa ”Ero un uomo senza cuore che non sapeva distinguere il bene dal male. Sono andato contro la Cima (Mertseger dea cobra, incarnava la collina che sovrasta la Valle dei Re) e lei mi ha dato una lezione, tornò da me, favorevole una volta che mi fece dimenticare la malattia che avevo nel cuore. Egli (Neferabu) dice: Ecco le orecchie di tutti coloro che sono vivi sulla terra prestino attenzione guardatevi dalla Cima.”

Possibile interpretazione:

Vivevo in un vuoto emotivo, incapace di distinguere il riflesso del bene dall’ombra del male. Ero diventato arrogante, convinto di poter sfidare persino l’assoluto, ignorando i limiti che la natura e lo spirito ci impongono. Poi, il crollo: una lezione durissima che mi ha messo in ginocchio. Solo nel buio della sofferenza ho ritrovato la mia umanità. La forza che avevo offeso è tornata a cercarmi, non per punirmi ancora, ma per guarire quella cecità dell’anima che mi stava consumando. A chiunque mi ascolti: non aspettate di perdere tutto per capire dove risieda il rispetto

E a proposito di orecchie nell’antico Egitto ogni parte del corpo è considerata importante esattamente come oggi.

Stele votiva con orecchie, Nuovo Regno, Deir el-Medina. Collezione Drovetti

La stele votiva con orecchie è dedicata alla dea Nebethetep colei che ascolta le preghiere, signora del cielo.

Un nuovo modo di esplorare l’antico Egitto è l’Archeologia invisibile la mostra temporanea del 2019 può essere vista attraverso il virtual tour come riporta la descrizione ufficiale:
Sviluppato da alcuni studenti del corso di laurea in Ingegneria del cinema e dei mezzi di comunicazione del Politecnico di Torino in collaborazione con lo studio creativo Robin Studio, che, utilizzando fotocamere a 360°, hanno realizzato una riproduzione 3D dell’esposizione

Qui il link
https://cdn-cache.museoegizio.it/static/virtual/ArcheologiaInvisibileITA/index.html

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Archeologia Invisibile n 6: Le analisi su cofanetto di Kha

Da sempre sono attratta dalle scatole decorate e Il cofanetto di Kha ha subito attirato la mia attenzione, il reperto è stato oggetto di ulteriori analisi e studi che hanno rivelato la lavorazione di antichi artigiani.

Cofanetto con raffigurati Kha e Merit nell’atto di ricevere offerte da uno dei loro figli, Nakhttaneb. Legno, fibre vegetali, pittura, Nuovo Regno XVIII dinastia.

AL DI LÀ DELLA LUCE – Le Indagini multispettrali (dall’iscrizione del Museo Egizio)
Ogni cosa esistente nell’universo comunica informazioni che viaggiano lungo le diverse frequenze del cosiddetto spettro elettromagnetico. Alcune di esse generano i colori e la luce visibile che
i nostri occhi colgono tutto intorno a noi; altre invece sono per noi invisibili, come l’ infrarosso, l’ultravioletto e i raggi X ed è pertanto necessario utilizzare strumenti speciali per poterne isolare e decifrare il segnale, come quando selezioniamo un’emittente con la radio. Proprio perché esaminano le frequenze invisibili dello spettro elettromagnetico, tali indagini sono chiamate multispettrali.

Grazie ad esse possiamo apprendere molto circa la prima vita dei reperti: come sono stati costruiti e decorati, se vi sono stati ripensamenti o errori nell’esecuzione dei disegni, se vi sono stati interventi di restauro o, nel caso delle mummie umane, come quegli uomini e quelle donne hanno vissuto e come si sono preparati ad affrontare la morte.

Il tour virtuale si chiude con una citazione di Galielo Galilei:

La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi agli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, né quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri sono triangoli, cerchi e altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro labirinto.

Le foto le ho fatte io durante la visita mentre l’immagine di copertina l’ho scaricata dal sito web del Museo Egizio di Torino.
https://collezioni.museoegizio.it/it-IT/material/S_8212/