Ma il quarto dov’è?
Indagine sul topos delle bellezze femminili
Saggio del professore Massimo Peri
I poeti dipingono la donna bella con tre colori più un quarto. Questo schema, in bilico fra terna e quaterna, si compagina in età ellenistico-romana, dilaga con qualche sussulto nel cristianesimo ma non è escluso che turbini anche nei sogni di Montezuma, s’incrina con Don Giovanni e con la nascita della scienza moderna, allorché si decise di spostare la sede dell’anima dal cuore al cervello.
Cosa si cela dietro la bellezza femminile? il professore Massimo Peri, nel suo affascinante saggio “Ma il quarto dov’è?“, ci invita a un viaggio attraverso la storia dell’arte e della letteratura alla scoperta di un elemento enigmatico che ha ispirato poeti, pittori e filosofi per secoli: il “quarto elemento“. Questo elemento, indefinito e misterioso, è stato utilizzato per rappresentare una profondità nascosta, una dimensione che trascende la semplice bellezza fisica.
Peri, attraverso un’analisi interdisciplinare, esplora come la rappresentazione della bellezza femminile sia stata influenzata dalla dottrina dei quattro elementi, dalla teoria dei colori e da altre concezioni filosofiche e scientifiche. L’autore si sofferma in particolare sul luogo comune, un modello ricorrente che si ritrova in diverse opere d’arte e letterarie.
Il saggio è un vero e proprio mosaico con riferimenti ai grandi filosofi, pittori, medici, alchimisti. Spaziano dalla Grecia classica al Rinascimento, dalla letteratura medievale ai poeti romantici. Peri analizza numerose opere mostrando come il “quarto elemento” sia stato interpretato e rappresentato in modo diverso nel corso dei secoli.
Citazione dal libro:
L’altro esempio è offerto dalla Lezione di Musica di Vermeer (immagine di copertina 1662 circa). Anche qui l’interno è simile agli altri interni vermeeriani. il solito parallelepipedo con finestra a sinistra e pavimento a riquadri chiari e scuri.
Sorvolo sulle molteplici interpretazioni del quadro che è il maggior esempio di specchiamento o Mise en abîme (messa in abisso – una struttura replicata dentro se stessa) offerto da Vermeer. Si noti che lo specchio riflette anche il cavalletto del pittore che sta dipingendo la scena, sicché il dipinto diventa la rappresentazione d’una rappresentazione… Gli abiti della fanciulla al clavicembalo presentano i nostri quattro colori: rosso (la gonna in basso; il fiocco sui capelli); bianco (il largo colletto); giallo ( la blusa); blu scuro, a tratti quasi nero ( la veste, il trifoglio, sulla blusa). Ma la cosa più interessante è che lo specchio ci offre il volto, altrimenti nascosto, della fanciulla. L’immagine riflessa, come spesso accade negli specchi dei fiamminghi, è un po’ sfocata evasiva […] Come dire: la bellezza è indicibile essa non può essere guardata, non può essere riprodotta direttamente, può essere solo suggerita per via allusiva e metaforica.
In questo passaggio viene descritto l’inafferrabile attraverso il dipinto di Vermeer che ci mostra una stanza con una ragazza davanti al clavicembalo. In uno specchio, vediamo il suo viso, ma l’immagine è un po’ sfuocata. Questo ci dice che la bellezza è difficile da catturare esattamente, è come un sogno o un pensiero che non possiamo afferrare completamente. Sin dalla antichità la bellezza è simbolo di verità, rivelazione è come se, attraverso la contemplazione potessimo intuire una verità più alta, un ordine cosmico che trascende la nostra esperienza quotidiana.
Lo specchio ha anche un’altro significato infatti riflette il cavalletto del pittore che sta dipingendo la scena crea una dinamica di autoriferimento. Il dipinto diventa così una rappresentazione di se stesso, moltiplica gli strati di realtà, creando un’illusione di infinite riflessioni. La presenza del riflesso ci costringe a riflettere sulla distinzione tra realtà e rappresentazione. Lo spettatore, osservando il dipinto, diventa a sua volta parte di questo gioco di riflessi. Il suo sguardo si perde nella profondità dello specchio, cercando di cogliere la verità nascosta dietro l’immagine.
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Wagner – Parsifal, Prelude to Act 3
Note: L’abilità di Wagner è consistita in questa intuizione: le grandi religioni, le tradizioni più forti, rispondono ad un solo principio, un solo Spirito; in virtù di ciò, esse sono attraversate da tratti che si ripetono nel tempo, annullandolo, perché fanno tornare sempre al principio dei tempi.
@https://www.operaclick.com/speciali/parsifal-e-il-risveglio-spirituale
In riferimento tra arte e scienza:
La dinamica del topos non ha a che fare con quella biologica, perchè il topos un’evoluzione lineare e irreversibile da organismo semplice a organismo complesso, sibbene una ricomposizione di elementi dati, ricomposizione che non obbedisce a leggi naturali ma dipende dalla libera scelta dell’utente, il quale lavora all’interno di un quadro normativo che è suscettibile di modifiche e anche d’infrazioni, in arte una norma che abbia validità assoluta non serve a nulla … In arte non esiste qualcosa di simile al progresso scientifico, il quale è in sostanza un processo di autocorrezione (Galileo corregge Tolomeo, Einstein corregge Galialeo) e le frequenti analogie fra arte e scienza non debbono farci dimenticare la loro radicale differenza. Possiamo dunque stare tranquilli: niente di nuovo all’orizzonte – basterà, per non creare equivoci, evitare il termine ”evoluzione” e tutto torna a posto
In altre parole il professore Peri offre un’analisi interessante L’arte non è come la scienza, dove le teorie vecchie vengono sostituite da quelle nuove. Nell’arte, tutto può coesistere. Un’opera d’arte del passato può essere ancora apprezzata oggi, anche se sono state create molte altre opere nel frattempo. Semplificando ulterioriormente gli esseri viventi seguono leggi naturali che non possono cambiare, c’è una evoluzione o estinzione in base ai cambiamenti climatici e altre variabili. Mentre l’artista ha una grande libertà di creazione, può scegliere come combinare gli elementi a sua disposizione e anche di infrangere le regole tradizionali dell’arte.
Mozart – Don Giovanni, Overture K. 527
Note: Don Giovanni vive in un eterno presente, non si cura del passato né del futuro e tutta la sua vita si svolge nella ricerca di nuovi piaceri e nel tentativo irrisolto di trattenere l’ attimo fuggente, un po’ alla maniera del Faust goethiano
@https://www.gbopera.it/2024/09/pensieri-sparsi-sul-don-giovanni-di-mozart/
Ma sulla Bellezza intesa come descritto in precedenza rivelazione e verità, ha anche altri risvolti come analizza il professore Peri:
…E poi è difficile credere che la bellezza sia direttamente proporzionale alla chiarezza, all’ordine e alla semplicità: poiché l’entropia è ineliminabile ed anzi esteticamente produttiva; poiché esiste una tensione fra ordine e disordine e la capacità di ordinare non è di per se sufficiente per comprendere la natura dei sistemi organizzati (mettiamo il sistema solare), ancor meno quelli creati dall’uomo. Winckelmann, teorizzatore dell’armonica semplicità classica, diceva che la linea che definisce la bellezza è ellittica e cangiante...
In questo passaggio ci sono molti spunti interessanti tra cui Il disordine, non è necessariamente qualcosa di negativo o da evitare. Può essere visto come una fonte di ricchezza e di diversità. L’idea è che la bellezza non si limiti a ciò che è perfetto, ordinato e prevedibile, ma possa nascere anche dall’imperfezione e dal caos. Ma quella tensione può creare situazioni al limite, e di contrapposizione nelle dinamiche umane.
In conclusione “Ma il quarto dov’è?” è un libro che stimola la riflessione e invita il lettore a guardare con occhi nuovi alle opere d’arte e letterarie. Il professore Massimo Peri offre uno strumento per comprendere meglio un tema ricorrente, uno schema dei colori e accostamenti simbolici di oggetti preziosi e animali, della rappresentazione della bellezza femminile nella cultura occidentale.

Attraverso le pagine di questo libro ho intrapreso un viaggio nel tempo, alla scoperta delle radici profonde della nostra cultura. Questa conoscenza del passato offre maggiori strumenti per comprendere il presente e spunti per approfondire gli aspetti che più risuonano con le nostre curiosità e passioni.
Il libro è composto da quattro capitoli.
Il primo capitolo definisce alcune nozioni cromatiche elementari e quindi descrive a grandi linee l’andamento del topos delle bellezze nelle letterature classiche e medievali fino a Petrarca. Il secondo capitolo offre una sintesi della riflessione antica e medievale sul colore, con riferimento alla filosofia, alla pittura, alla medicina, all’alchimia.
Il terzo capitolo esamina le relazioni fra tetracromatismo, dottrina degli elementi, catalogo delle bellezze, luogo ameno e propone una sommaria cronologia della formazione del topos.
Il quarto capitolo approfondisce alcuni nessi interdisciplinari che interessano la strutturazione del sistema topico, con particolare riguardo alla medicina umorale, alla pittura e all’interpretazione del “quarto escluso” nella psicologia del profondo.
Indice:
1. I dati (Inventari, Nomenclatura, Descrizione);
2. Filosofi, Pittori, Medici, Alchimisti;
3. Tetracromatismo e topos (Perché quattro colori? Perché questi quattro colori? I quattro colori sul volto umano; I quattro colori sulla soglia del topos; Prato del volto; Cronologia);
4. Relazioni (Colori e luce; Ragioni mediche; Abbinamenti; Il quarto escluso; Ut pictura poesis; Donnole, ermellini, Vermeer, Proust);
Epilogo
Biografia professore Massimo Peri al link https://www.istitutoveneto.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1376
immagine di copertina Lady at the Virginal with a Gentleman, ‘The Music Lesson’ Johannes Vermeerc.1662 – 1665
