Il 28 ottobre si è tenuta la conferenza stampa di presentazione della quarta edizione dell’Orfeo Week, nel ridotto dei palchi ”Arturo Toscanini”. Si apre con un saluto istituzionale che ne sottolinea il valore culturale e territoriale. Paolo Petrani, direttore della comunicazione del Teatro alla Scala, interviene in rappresentanza del sovrintendente Dominique Meyer, impossibilitato a partecipare, ribadendo l’importanza di operare in un territorio vivo e ricettivo.
Raffaele Pe e La Lira di Orfeo
Dal 22 al 30 novembre a Lodi,
una settimana di musica, filosofia, letteratura,
scienza e arte visiva dedicata al mito di Orfeo
Il dialogo tra Milano e le realtà circostanti viene riconosciuto come un elemento prezioso, capace di generare scambi artistici e progettuali duraturi.
A seguire, vengono letti i messaggi istituzionali da parte delle autorità regionali. L’assessore alla cultura di Regione Lombardia, Francesca Caruso, esprime il proprio sostegno al festival, definendolo “una delle realtà più significative del panorama culturale lombardo”. In pochi anni, Orfeo Week ha saputo imporsi come un appuntamento capace di unire qualità artistica, profondità di pensiero e una visione contemporanea del mito.
Per nove giorni, la città di Lodi si trasforma in un palcoscenico diffuso, dove musica, teatro, filosofia, letteratura e scienza dialogano tra loro. Il mito di Orfeo torna a parlarci attraverso linguaggi diversi, intrecciando il fascino del barocco con riflessioni attuali sul rapporto tra arte, vita e conoscenza.
L’assessora alla cultura Caruso sottolinea anche il valore civile del festival, in particolare la serata dedicata alla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne: “Educare alla bellezza significa educare al rispetto. La cultura è uno dei più grandi antidoti al disagio sociale, uno strumento concreto di crescita civile”.
viene evidenziata l’attenzione rivolta ai giovani, che trovano in Orfeo Week uno spazio autentico di incontro, ascolto e partecipazione.
Cultura come infrastruttura viva
Nel messaggio conclusivo dell’assessora Caruso, emerge un’idea chiave. vivere la cultura da protagonisti significa aprire orizzonti, dialogare con il mondo artistico e riconoscere nella conoscenza una forma concreta di libertà. Il ringraziamento va a tutti coloro che, con competenza e visione, rendono possibile Orfeo Week anno dopo anno, trasformando la Lombardia in un vero e proprio “teatro del mito”.
A seguire, interviene Francesco Milanesi, assessore alla cultura del Comune di Lodi, che sottolinea il valore simbolico dell’ospitalità offerta dal Teatro alla Scala. Orfeo Week, giunta alla sua quarta edizione, è ormai riconosciuta come una vera e propria infrastruttura culturale della città, non un luogo fisico, ma un percorso condiviso, capace di connettere realtà locali e internazionali.
Lodi, grazie a questa manifestazione, si apre al mondo. Il festival diventa un nodo di scambio tra la città, Milano, la Lombardia e il panorama culturale europeo, come dimostrano gli ospiti di rilievo coinvolti ogni anno.
Milanesi richiama anche la targa dedicata ad Antonio Greppi, primo sindaco del dopoguerra, che volle ricostruire la Scala come primo gesto simbolico, un segno che lega cultura e rinascita, memoria e visione.
Orfeo Week si inserisce in questo solco, accanto ad altre iniziative come il Festival della Fotografia Etica, con cui collabora attivamente. L’idea è quella di una città che cresce attraverso percorsi culturali condivisi, capaci di generare relazioni, conoscenza e senso di appartenenza.
Il ricordo va infine all’inizio di tutto, quando Raffaele Pe, prima della prima edizione, portò in Comune la proposta di far conoscere la musica barocca e il mito di Orfeo come strumenti di apertura e dialogo. Da allora, quel gesto si è trasformato in un progetto stabile, riconosciuto e partecipato.
Un progetto che cresce con la città
L’assessore Milanesi prosegue sottolineando l’impatto positivo che Orfeo Week ha avuto sulla città di Lodi e sui suoi cittadini. La manifestazione ha generato un percorso di crescita culturale che parte dalle scuole, grazie anche all’impegno dell’assessora all’istruzione e vicesindaca Battagliaferri, che ha fortemente sostenuto il coinvolgimento degli studenti.
Il ringraziamento va agli organizzatori, capaci di costruire un programma di alto livello e, al tempo stesso, di attivare collaborazioni radicate nel territorio. Orfeo Week ha “i piedi ben piantati nel lodigiano”, ma si apre con naturalezza all’esterno, favorendo connessioni con città come Milano e contribuendo a far conoscere Lodi oltre i confini locali.
A questo punto prende la parola Raffaele Pe, ideatore e direttore artistico del festival, che esprime gratitudine verso le istituzioni, gli amici e gli sponsor che hanno reso possibile un progetto nato da un desiderio personale, quello di condividere la musica in modo aperto, accessibile e coinvolgente.
“Solo quattro anni fa – racconta – pensare di realizzare una manifestazione come questa sembrava fuori dal raggio d’azione di un cantante d’opera”.
Orfeo Week nasce da una necessità interiore, rendere la musica barocca e classica comprensibile e viva anche per chi non la frequenta quotidianamente. Il festival vuole spalancare le porte dei teatri, offrendo chiavi di accesso, parole e contesti che permettano a tutti di entrare in relazione con la musica.
Non si rivolge solo a un pubblico esperto, ma anche a chi cerca un primo contatto, una guida, un’occasione di scoperta. Per questo, accanto agli artisti di grande caratura, Orfeo Week invita anche “testimoni” figure della cultura italiana e internazionale che condividono la visione del festival e contribuiscono a interrogare il ruolo della musica nel contesto contemporaneo.
Tra gli ospiti delle edizioni precedenti, Raffaele Pe ricorda Giovanni Savai e René Jacobs. Quest’anno sarà Giovanni Antonini, direttore del Giardino Armonico, a condividere un percorso inedito da Monteverdi alla vocalità contemporanea. Un viaggio musicale inatteso, che si affianca alle voci provenienti da letteratura, filosofia e scienza.
Risonanze filosofiche e scientifiche, l’armonia come pensiero condiviso
Nel cuore del programma di Orfeo Week, la riflessione sull’armonia si apre a prospettive inattese. Il festival non si limita a evocare il mito, ma lo interroga attraverso linguaggi contemporanei, dalla filosofia alla scienza.
Uno degli appuntamenti più emblematici è l’intervento della divulgatrice scientifica Carlotta Scarpetta, che parlerà di “fine tuning dell’universo”, una teoria astrofisica che descrive l’espansione dell’universo secondo parametri coerenti. Pur non citando direttamente Platone, il tema entra in risonanza con il pensiero armonico antico, aggiornandolo alla luce delle ricerche più recenti.
Questa connessione tra cosmologia e musica barocca non è casuale. L’idea di armonia, centrale nel pensiero platonico e rinascimentale, viene riletta come principio di coerenza e relazione.
Il festival invita a riflettere su come la musica possa ancora oggi offrire chiavi di comprensione del mondo, non solo estetiche ma anche cognitive.
La curatela sottolinea che la conoscenza non è riservata a una categoria sociale, è un processo aperto, che può nascere ovunque, anche in un teatro, anche di notte, anche tra studenti e cittadini. In questo senso, Orfeo Week diventa un luogo dove Platone, la scienza contemporanea e la musica si incontrano per generare pensiero.
Orfeo Week non si rivolge a un pubblico settoriale, ma a chiunque desideri entrare in dialogo con la cultura.
Il dialogo è la chiave per calibrare relazioni e comprensioni, perché non farlo attraverso le note del repertorio barocco, in un contesto che favorisce ascolto e apertura?
Il festival propone un programma che non distingue tra giovani e adulti, esperti e neofiti. Firmina Adorno, pianista, giornalista specializzata nell’ambito della musica colta, aggiunge “Alla fine ho diviso le attività per le scuole nel comunicato stampa …ma mi sono pentita, tutto il programma è per tutti, in ogni senso”. L’idea di scuola, infatti, si estende a ogni luogo e momento. “Quando entro in teatro, per me è scuola. Non mi sono ancora diplomato”, confessa Raffaele Pe con ironia e affetto.

In questo percorso, la tecnologia diventa un alleato, il flusso continuo di informazioni può trasformarsi in conoscenza, se accompagnato da momenti di riflessione e condivisione. E questa conoscenza non è riservata a una categoria sociale, ma è accessibile a chiunque sia disposto ad ascoltare.
Fin dalla prima edizione, Orfeo Week ha proposto una doppia anima, quella serale, fatta di serenate al chiaro di luna, come nel barocco; e quella mattutina, pensata in orario scolastico ma aperta a tutti. “Lo studente non è un contenitore da riempire – si ribadisce – ma una presenza attiva, capace di apprendere se trova apertura dall’altra parte”.
Questa visione si concretizza in incontri che mettono insieme licei, istituti tecnici e figure di rilievo della divulgazione scientifica. Orfeo Week diventa così anche un laboratorio di pensiero, dove la cultura si rinnova e si interroga su sé stessa.
“Ambleto” – un’opera ritrovata, una lettura ribaltata
Il programma di Orfeo Week 2025 si chiude con un evento di grande rilievo: la prima italiana di Ambleto di Francesco Gasparini, opera barocca su libretto di Apostolo Zeno. Presentata in anteprima a Vienna, arriva ora a Lodi in una nuova produzione firmata RedOrfeo, con la regia di Ilaria Lanzino.
L’opera, composta alla fine del Seicento, anticipa di oltre un secolo la ricezione italiana dell’Hamlet shakespeariano. Curiosamente, quando Gasparini mette in musica Ambleto, il testo di Shakespeare non era ancora stato rappresentato in Italia. La sua diffusione avverrà solo un secolo dopo, nello stesso teatro veneziano dove Ambleto debuttò, e attraverso una traduzione francese.
Questa distanza culturale e temporale diventa oggi un’occasione di rilettura. La proposta artistica non tenta di ricostruire ciò che manca, dell’opera restano solo le arie , ma costruisce attorno alla musica un nuovo impianto drammaturgico. Il risultato è uno spettacolo che restituisce senso e potenza alla storia, senza forzare la filologia.
La regia di Lanzino ribalta la prospettiva, al centro non c’è Amleto, ma Ofelia. Sei attrici – che interpretano anche ruoli maschili – danno voce a una narrazione che mette in luce il dramma di Ofelia, non più figura secondaria ma protagonista consapevole. Una scelta che dialoga criticamente con il teatro barocco, dove i ruoli femminili erano spesso affidati a uomini, e che oggi si rovescia in un gesto di libertà e significato.
Il finale, affidato a una grande scena corale, restituisce a Ofelia uno spazio di espressione e di senso. È una chiusura potente, che intreccia ricerca musicale, visione scenica e riflessione culturale. Un esempio di come Orfeo Week non si limiti a proporre repertorio, ma lo interroghi, lo trasformi e lo restituisca al presente.
Un’opera che interroga il presente
La scelta di affidare ruoli maschili ad attrici, in un ribaltamento consapevole del teatro barocco, non è solo un gesto simbolico. È una dichiarazione di poetica: nessuna proposta di Orfeo Week è pensata come “tradizionale”. Ogni spettacolo è un’occasione per mettere in discussione le nostre convinzioni, aprire nuove prospettive e generare riflessione.
Il cast di Ambleto riflette questa visione. Raffaele Pe interpreterà il protagonista, affiancato da Ilaria Genia Tiempo come suo doppio scenico. Francesca Lombardi Mazzulli e Chiara Sarcona daranno voce a Ofelia, mentre Marian Licht, già protagonista a Vienna, torna in Italia con la sua vocalità intensa, affiancata da Rosy Bonfiglio. Nei ruoli di Gertrude, Valentina Mastrangelo e Carlotta Biscopo.
Due ruoli sono stati assegnati a giovani artisti provenienti dalle masterclass del festival: Giovanni Accardi (Claudio) e Giulia Valenti. Polonio sarà interpretato da David Costa Garcia e Vincenza Pastore. Un cast che unisce esperienze consolidate e nuovi talenti, in un equilibrio tra continuità e scoperta.
La produzione rappresenta un traguardo importante per Orfeo Week, non più solo rassegna, ma anche luogo di creazione. “La difficoltà di produrre un’opera è diversa da quella di costruire una rassegna – spiega Pe – ma è anche un modo per attivare nuove competenze, far emergere saperi nascosti, e generare ibridazioni tra linguaggi e generazioni”.
Ogni anno il festival alza l’asticella, spingendosi oltre i propri limiti. “Il mio team vorrebbe uccidermi – scherza – ma l’opera, come somma di tutte le arti, ci pone ancora oggi domande che meritano di essere affrontate. Ambleto è il nostro modo di farlo”.
Testimoni, voci e visioni – gli ospiti di Orfeo Week
Il festival si arricchisce ogni anno di presenze che non solo portano competenza artistica, ma diventano testimoni di un pensiero condiviso. Tra questi, il maestro Giovanni Antonini del Giardino Armonico, che sarà protagonista di due appuntamenti: un concerto da Monteverdi a Bartók il 23 novembre, e un incontro con le scuole il giorno successivo, accompagnato dalla figlia Angelica, giovane musicista e creativa attiva anche nel mondo della moda. Un esempio di come i linguaggi si ibridino, come accadeva già nel Seicento, quando i musicisti erano anche incisori, orafi, pensatori.
Tra gli ospiti più attesi, Eduardo Prati, classe 2004, noto per la sua capacità di raccontare i classici e la letteratura italiana attraverso i social. Il suo intervento sarà dedicato alla figura di Nerone nell’Incoronazione di Poppea, con uno spettacolo dal titolo Cantore Orfeo, pensato per Orfeo Winter e dedicato a Claudio Monteverdi.
Un altro momento di grande intensità sarà la serata dedicata alla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, che vedrà la partecipazione di Gino Cecchettin e della Fondazione Libera Cecchettin. Un gesto forte, che ribadisce come la musica possa irrigare anche i territori della quotidianità e dell’educazione sentimentale.
In questa occasione verrà eseguita la cantata La lezione bifica di Alessandro Scarlatti, nel 350° anniversario della sua nascita. Una composizione che, come accadeva nel Settecento, non è solo musica da ascoltare, ma occasione di conversazione e riflessione. La storia di Fileno e Glori, con la ninfa stonata e l’amante paziente, diventa metafora del rapporto tra gli innamorati, tra chi insegna e chi apprende, tra chi cerca armonia e chi la costruisce.
Oltre le colonne d’Ercole, apertura e attraversamento
Orfeo Week si apre con un appuntamento che ne incarna lo spirito, Oltre le colonne d’Ercole, un reading musicale con Valeria Solarino e Gloria Campaner al pianoforte. Un viaggio poetico e sonoro attorno al tema del viaggio, inteso come attraversamento, trasformazione, rinascita. Il riferimento è esplicito, il viaggio di Orfeo agli inferi, il ritorno, la perdita, la riscrittura.
In questa serata, il pubblico sarà coinvolto attivamente nella creazione dei suoni, in un’esperienza che supera il formato del concerto per diventare situazione condivisa. È la “sfida Week” proporre eventi che non siano solo da ascoltare, ma da vivere.
Il programma prosegue con ospiti e appuntamenti che intrecciano musica, pensiero e testimonianza. Il 29 novembre sarà protagonista Alessandro Baricco, con una serata dedicata al suo libro Breve storia della musica. Un testo che, con sguardo critico e letterario, ripercorre la nascita e il crepuscolo della musica classica, interrogando il ruolo delle istituzioni e il senso della trasmissione culturale.
Baricco parlerà di Arcangelo Corelli, figura centrale nella sua narrazione, e di come la musica possa ancora oggi generare domande, visioni, comunità. La serata sarà accompagnata da un podcast disponibile su Spotify, per approfondire i contenuti e prolungare l’esperienza.
Giornata della lettura, pensiero, voce, memoria
Come nella scorsa edizione, Orfeo Week dedica un’intera giornata alla lettura, in collaborazione con Luca Formenton, presidente della Fondazione Mondadori e anima del Saggiatore. L’iniziativa coinvolge scuole, giovani e lettori appassionati, con l’intento di esplorare la musica attraverso il pensiero scritto.
Il primo appuntamento vedrà protagonista il filosofo Carlo Sini, in dialogo con Formenton attorno al libro Filosofia e memoria, pubblicato quest’anno. La sua lettura del mito di Orfeo, profonda e non convenzionale, offre una chiave interpretativa che risuona con lo spirito del festival: la memoria come gesto creativo, la filosofia come ascolto.
Segue l’intervento del giornalista Giorgio Appolonia, autore del libro Angeli all’opera, dedicato ai cantanti castrati. Un lavoro di ricerca e restituzione che, oltre a raccontare le cronologie vocali, restituisce dignità e umanità a figure spesso ridotte ad aneddoto. “Non solo macchine per far musica – sottolinea Appolonia – ma persone con storie, identità e voci diverse”.
Il libro, frutto di decenni di studio, è arricchito dalla collaborazione di cantanti e studiosi, tra cui Raffaele Pe, e si collega idealmente alla riflessione sulla violenza e sulla memoria, già affrontata nella giornata dedicata a Gino Cecchettin.
A chiudere la giornata, il professor Raffaele Mellace presenterà il suo lavoro su Italo Montemezzi, offrendo uno sguardo sugli esiti più moderni della ricerca teatrale. Il dialogo con Appolonia crea un ponte tra gli albori del teatro musicale e le sue trasformazioni contemporanee, in risonanza con la figura di Gaetano Guadagni, primo interprete dell’Orfeo monteverdiano, celebrato da Orfeo Week in una giornata di studi dedicata.
Scuole, arte visiva e accessibilità, il territorio come spazio condiviso
Orfeo Week 2025 si apre anche all’arte visiva, ospitando le opere dello scultore Andrea Mariconti. Le sue sculture in bronzo a cera persa, sospese e armonizzate, saranno collocate nella chiesa di Santa Chiara in via delle Orfane, trasformata in spazio sonoro e meditativo. La mostra, curata da Alessandro Beltrán, sarà visitabile per tutta la durata del festival, offrendo un luogo di passaggio e ritrovo tra un evento e l’altro.
Il programma per le scuole si conferma uno dei pilastri del festival. Tra i progetti più significativi, Famiglia Teatro, realizzato in collaborazione con AsLiCo, propone Falstaff, burattini e burle, una versione ridotta e cantata dal vivo, pensata per bambini e ragazzi, con laboratorio introduttivo per facilitare la comprensione della storia.
Accanto agli spettacoli, Orfeo Week propone percorsi sull’educazione sentimentale e l’ascolto interiore, con figure come Gian Campanell, Ersilia Vodò e Dina Lerino, che guidano attività rivolte alle scuole in modo inclusivo e accessibile.
Un punto fermo, tutte le attività scolastiche sono gratuite. Una scelta editoriale e politica, nata dalla consapevolezza che anche un solo bambino escluso per motivi economici rappresenta una perdita per la comunità. “La cultura ha un costo – si sottolinea – ma l’accesso deve essere democratico”. È uno sforzo importante, che Orfeo Week affronta con convinzione, trasformando il territorio in uno spazio di possibilità.
Educare all’ascolto, un diritto, una responsabilità
Due giorni dopo la Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, Orfeo Week ribadisce il valore dell’educazione come diritto fondamentale. Non solo sopravvivenza, ma istruzione di qualità, accesso alla cultura, possibilità di comprensione profonda del mondo. È una responsabilità che coinvolge non solo le scuole, ma l’intero territorio.
La musica, in questo contesto, diventa strumento di educazione all’ascolto. In una società dominata dalle immagini, dove anche la lettura visiva è spesso superficiale, l’ascolto resta una competenza fragile e preziosa. Educare all’ascolto significa educare alla profondità, alla relazione, alla comprensione di sé e degli altri.
Orfeo Week, con la sua interdisciplinarietà, contribuisce a superare le compartimentazioni del sapere.
Laura Tagliaferri vicesindaca di Lodi sottolinea ”Scienza, arte, letteratura, filosofia. Tutto è connesso. Come ricorda Edgar Morin, “bisogna educare i giovani a comprendere l’interconnessione tra tutte le cose”. E così, ascoltare un’astrofisica parlare di armonia cosmica diventa un gesto musicale, un atto educativo.
Infine, l’armonia non è solo un concetto musicale, è un diritto implicito, che permea tutti gli altri. Crescere in armonia significa avere accesso a un’educazione sentimentale, a una lettura profonda di sé, a una relazione equilibrata con il mondo.
Conoscere gli strumenti, ascoltarne i suoni, cogliere come si compongono in un insieme, è anche questo il messaggio di Orfeo Week. Un messaggio potente, necessario, in un tempo che parla di tutto tranne che di armonia.
Il programma https://www.laliradiorfeo.it/orfeo-week-2025
Orfeo Week 2025 è un progetto di Raffaele Pe & La Lira di Orfeo, con il sostegno di Unione Europea Next generation EU, Ministero della Cultura, Regione Lombardia, Comune di Lodi, Fondazione Cariplo, Fondazione Comunitaria della Provincia di Lodi, Fondazione Banca Popolare di Lodi, Fondazione LGH e di numerosi sponsor privati.
immagine di copertina: Laura Tagliaferri vicesindaca di Lodi, Francesco Milanesi assessore alla cultura del Comune di Lodi, Raffaele Pe fondatore de La lira di Orfeo, un ensemble dedito alla riscoperta in tempi moderni del repertorio antico e barocco, Firmina Adorno pianista, giornalista specializzata nell’ambito della musica colta.
